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Il Consorzio del Parmigiano piega la Campbell’s

Il gruppo Usa eliminerà dalle proprie etichette ogni riferimento al marchio Dop

di Giorgio dell'Orefice

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(Paulista - Fotolia)

Il gruppo Usa eliminerà dalle proprie etichette ogni riferimento al marchio Dop


3' di lettura

La tutela dei prodotti Dop è possibile anche fuori dei confini comunitari. Il Consorzio del Parmigiano reggiano Dop ha infatti incassato una grande vittoria sul fronte della tutela contro un gigante Usa: il colosso delle zuppe Campbell’s (che vanta un giro d’affari di 8 miliardi di dollari). La Campbell’s, multinazionale famosa al mondo anche per i barattoli di zuppa ritratti in un celebre dipinto di Andy Warhol, è stata costretta a modificare le etichette di alcuni propri prodotti. In particolare è stato cancellato qualsiasi riferimento al formaggio Dop italiano dalle confezioni dei sughi della linea “Prego”.

Sul packaging infatti erano riportate foto di porzioni di formaggio con i noti puntini che vengono impressi all’origine su ogni forma di Parmigiano Dop mentre in etichetta è riportato tra gli ingredienti il parmesan che nulla ha a che fare con la Dop made in Italy.
Il marchio di un prodotto Dop, e tali sono i puntini che riportano la denominazione Parmigiano reggiano, può essere riferito solo al prodotto originale italiano.

Per questo motivo, il Consorzio - con il supporto dello studio legale Shepherd, Finkelman, Miller & Shah, LLP - si è opposto ed ha richiesto all’industria conserviera statunitense di rimuovere le immagini perché «ingannevoli per gli acquirenti».

Il caso negli Usa
Una vittoria di grande rilievo non solo perché incassata nei confronti di una grande multinazionale ma anche perché ottenuta lontano dai confini comunitari entro i quali – lo ricordiamo – opera il principio della tutela ex officio che impone a qualsiasi paese Ue di intervenire a tutela di un prodotto Dop anche di un altro paese membro in presenza di una evidente contraffazione o evocazione del marchio protetto.

Un principio che negli ultimi anni ha consentito un grande salto di qualità alla lotta alle contraffazioni in Europa ma che ha l’evidente limite di operare solo all'interno dei confini comunitari.

Tuttavia, come la recente vittoria negli Usa dimostra, passi avanti si stanno compiendo anche Oltreoceano e sul terreno della tutela dei marchi commerciali che finora raramente si è dimostrato un campo di battaglia foriero di soddisfazioni per i prodotti Dop e Igp europei. Ma evidentemente anche nei paesi extra-Ue qualcosa sta cambiando.

«Il Consorzio Parmigiano Reggiano – ha commentato il presidente, Nicola Bertinelli - è attento e pronto a combattere ogni frode. Il successo contro Campbell's alimenta la nostra fiducia nella battaglia per la tutela che stiamo conducendo da decenni, prima in Europa e ora nel Mondo. Se una multinazionale come Campbell usa le immagini del Parmigiano Reggiano su un prodotto contenente parmesan, questa è la prova evidente che per i consumatori di Campbell il nome “parmesan” non è generico, e viene legato alla Dop Parmigiano Reggiano».

In sede extragiudiziale
«La contestazione – spiega il direttore del Consorzio del Parmigiano reggiano, Riccardo Deserti – ha riguardato una salsa al formaggio Campbell’s simile alla nostra cacio e pepe e che negli Usa sta avendo molto successo. Dal nostro punto di vista questa decisione è importante perché chiarisce che il sistema Usa incentrato sulla tutela dei marchi registrati (e la nostra Dop lo è negli Usa), funziona.

È importante perché ottenuto in sede extragiudiziale quindi prima di arrivare in tribunale e perché l’aver riportato sulle etichette una foto del Parmigiano reggiano e non quella di un altro prodotto (va ricordato che la scelta non è casuale considerati il peso del marketing nelle politiche di multinazionali con fatturati miliardari) equivale a una dichiarazione di “non genericità” del Parmigiano Dop.

E, infine, una richiesta alle autorità comunitarie che in questi giorni hanno disposto aiuti all’ammasso dei formaggi in chiave anticrisi. Una vittoria del genere per noi vale più di una riuscita azione promozionale internazionale. Perché non prevedere tra gli aiuti ai prodotti Dop anche una copertura delle spese legali all’estero?»

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