GRANDE DISTRIBUZIONE

Il consumo delle creme spalmabili cresce anche dopo il lockdown: a maggio vendite a +18,8%

L’effetto scorta e le promozioni nei primi sei mesi dell’anno hanno favorito l’acquisto di prodotti come Nutella a & Co che hanno generato un fatturato aggiuntivo in Gdo pari a 67 milioni tra gennaio e metà maggio

di Manuela Soressi

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Vendite record per le creme spalmabili dolci

L’effetto scorta e le promozioni nei primi sei mesi dell’anno hanno favorito l’acquisto di prodotti come Nutella a & Co che hanno generato un fatturato aggiuntivo in Gdo pari a 67 milioni tra gennaio e metà maggio


3' di lettura

Nemmeno l'arrivo dell'estate e la fine del lockdown sono riusciti a frenare la voglia di creme spalmabili dolci. In maggio le vendite realizzate nella distribuzione sono aumentate del 18,8% a valore; il doppio rispetto al 2019, che si era chiuso con un sell-out superiore ai 403 milioni di euro (fonte Nielsen). Che il 2020 stia andando molto bene per Nutella & Co. lo conferma il loro 14esimo posto nella classifica IRI delle merceologie che hanno generato più fatturato aggiuntivo in Gdo: 67 milioni di euro in più, tra gennaio e metà maggio. E anche i volumi volano, con un 20% circa in più nei primi sei mesi dell'anno. Sicuramente l'effetto scorta che ha caratterizzato il lockdown e l'alta pressione promozionale (oltre un terzo delle vendite è fatto da prodotti in offerta) hanno spinto gli italiani a comprare più creme spalmabili dolci. E adesso conta anche il fatto che si tratta di una delle poche versioni “estive” del cioccolato, al punto che c'è chi le ha persino inserite nel freezer: G7 ha appena lanciato in Gdo le vaschette di gelato con crema spalmabile al gianduia, al pistacchio o al caramello salato.

Quadruplicate le vendite online

A farne un prodotto che esula dalla spiccata stagionalità di tavolette e praline concorre l'ampiezza delle occasioni di consumo: dalla colazione alla merenda, all'uso in cucina, come ingrediente di tante ricette di pasticceria. Un atout importante in questo 2020 di ritorno ai fornelli domestici, di riscoperta (forzata) della colazione a casa e di boom degli chef per passione. Un trend che, tra marzo e aprile, ha portato oltre 2 milioni di famiglie a tornare a consumare la Nutella (fonte GfK Consumer Panel) e ha fatto aumentare del 35% le interazioni con i social del brand.Se Nutella ha cavalcato il momento e si è “divorata” una bella fetta del mercato, anche gli altri competitor hanno comunque beneficiato del trend positivo del mercato, che ha rilanciato la competizione tra le aziende: sono ripartiti gli investimenti in advertising (come ha fatto Novi), sono arrivati nuovi prodotti (come la Crème di Rossana al Cioccolato e la Crema di noci brasiliane Damiano) e anche chi ha puntato sull'e-commerce ha colto bei risultati, come La Perla di Torino che, da maggio, ha quadruplicato le vendite online e, da Pasqua, ha visto ripartire gli acquisti dall'estero (oltre 35% del totale), in particolare da Stati Uniti e Germania.

Lo scaffale delle spalmabili è sempre più affollato

“Abbiamo reagito subito all'emergenza Covid e messo in campo nuovi servizi per rispondere ai bisogni dei clienti, come il delivery e il personal shopper in videocall – spiega la responsabile marketing Valentina Arzilli –. È importante essere sempre attivi e lavorare su nuovi prodotti e gusti”. Oltre al “fattore novità”, ad accomunare brand storici, competitor più giovani e new entry è il posizionamento nella fascia premium del mercato. Questo ha fatto crescere le vendite a valore a un ritmo doppio rispetto ai volumi e ha fatto salire del 4,3%, il prezzo medio, portandolo a 7,39 euro al kg. Ma ha anche ridisegnato la fisionomia dello scaffale, più affollato (circa 10 referenze in più in un anno) e con prodotti nati per intercettare i macrotrend del momento, come il biologico, il “free from” e il vegan. “L'andamento di queste referenze è positivo – conferma Cristina Cossa, Marketing Manager Rigoni di Asiago, che propone la Nocciolata bio anche nella versione senza latte e in quella con il 30% di zuccheri in meno - purché il consumatori vi trovi un reale vantaggio nutrizionale e la corrispondenza ai valori promessi”.


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