analisigoverno ALLE CORDE

Il Conte bis è già nato. A Salvini la scelta di quanto tenerlo in vita

di Barbara Fiammeri

Governo, ultimatum di Conte: M5s e Lega scelgano o mi dimetto

3' di lettura

Il governo nato un anno fa dal contratto gialloverde di fatto non c’è più. A decretarne la fine sono stati, anche se in maniera diversa, il premier Giuseppe Conte e il suo vice leghista Matteo Salvini. Il presidente del Consiglio, pur richiamando l’accordo che lo portò a Palazzo Chigi, ha preso atto pubblicamente di quel che tutti gli italiani hanno capito la notte di domenica 26 maggio: l’inversione dei rapporti di forza tra i due partiti di maggioranza. La Lega infatti non ha solo conquistato il primato ma con il suo 34% ha doppiato il M5s. E la speranza, come ha finto di credere Di Maio, che tutto rimanesse come prima, lunedì si è infranta sull’ultimatum del presidente del Consiglio.

Conte si è rivolto a entrambi i vicepremier ma in realtà il principale (se non unico) destinatario del suo messaggio era ed è Salvini. Di Maio in questo momento non ha voce in capitolo. È dal leader della Lega che il premier ha bisogno di sapere se è intenzionato ad andare avanti o se invece punta al rapido ritorno alle urne. Conte al ministro dell’Interno manda a dire di essere aperto a qualunque confronto «politico», tanto su scelte di merito - dalla Tav all’Autonomia, alla flat tax - che di gestione, ovvero di un possibile rimpasto che sancisca anche con l’attribuzione di dicasteri importanti (Infrastrutture e Sanità?) il nuovo equilibrio tra i due soci di governo.

La posta in gioco è evidente: il proseguimento della legislatura. Per ora la risposta di Salvini non è stata incoraggiante. Il “no” al ritiro dell’emendamento leghista allo sblocca-cantieri, sulla sospensione del codice per gli appalti, recapitato al premier giusto poco dopo la fine del suo discorso dal sottosegretario del Carroccio Massimo Garavaglia certo non aiuta.

Salvini sta facendo le sue valutazioni e ha indicato nelle prossime «due settimane» il termine entro cui sarà presa una decisione. Sulla quale peserà anche la risposta che arriverà mercoledì da Bruxelles ovvero la possibile apertura della procedura di infrazione per debito eccessivo.

GUARDA IL VIDEO - Dl sblocca cantieri, Toninelli: l'emendamento della Lega un pretesto per la crisi

Conte ha detto che il rispetto delle “regole”, e quindi dei parametri europei, finché ci sono non è in discussione. Salvini invece continua a ripetere che l’obiettivo del Governo deve essere quello di modificare quelle regole per poter così tagliare le tasse. Il leader della Lega è ancora in campagna elettorale (domenica si terranno i ballottaggi) e non si è capito quando e se mai la concluderà.

La tentazione di andare all’incasso è fortissima tra i suoi. Ma se Salvini deciderà di rompere non sarà (solo) per raddoppiare il numero dei parlamentari e sostituire Conte a Palazzo Chigi. In questo momento ha di fronte un’opportunità unica: l’inesistenza di maggioranze alternative e quindi la certezza del ritorno alle urne sfruttando il vento in poppa dei consensi. Poi le condizioni cambieranno, probabilmente in peggio.

Salvini nei comizi può anche raccontare che l’Italia non piegherà la testa davanti ai tecnocrati europei. Ma se lo spread tornerà a salire sarà costretto a fare buon viso a cattivo gioco, visto che da quello spread non solo dipende il costo del denaro per famiglie e imprese ma anche lo stato di salute delle nostre banche. Affrontare la fattura della legge di bilancio sotto la pressione dei mercati e con un alleato che a quel punto si sentirebbe non più minacciato dall’imminente ritorno alle urne potrebbe rivelarsi pericoloso. Molto pericoloso, quasi renziano.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...