Sequestro preventivo

Il contrasto della giurisprudenza non salva il gestore del cannabis shop

di Patrizia Maciocchi


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(Ansa)

2' di lettura

Il proprietario del negozio e del distributore automatico di cannabis light, indagato per traffico di stupefacenti nell’ambito di un sequestro preventivo delle infiorescenze, non può invocare l’esimente dell’ignoranza inevitabile della legge penale, per l’oscurità del testo legislativo e per il contrasto giurisprudenziale sul tema.

La legge del 2016 - La Cassazione (sentenza 38850) si muove in linea con il principio, espresso a maggio scorso dalle Sezioni unite, che hanno escluso olio, resina e inflorescenze dal perimetro delle sostanze commerciabili. I giudici della quarta sezione penale hanno ancora una volta avallato il sequestro dei prodotti - ampolle e infiorescenze femminili di canapa - e del distributore automatico predisposto per la vendita al pubblico h24 oltre che del negozio. Nelle etichette delle confezioni di cannabis sativa preconfezionata si faceva espresso riferimento alla legge 242 del 2016. Ad avviso del ricorrente la commercializzazione era dunque del tutto lecita purché il principio attivo (Thc) nella pianta sia inferiore allo 0,6% . Valori di poco superati, per i quali però doveva scattare appunto l’esimente prevista dall’articolo 4 della norma invocata, perché l’indagato poteva non essere consapevole del superamento della soglia, visto che il valore di principio attivo è soggetto a più variabili: dalla fase di maturazione allo stato fisico della pianta.

Il contrasto con i giudici di merito - La Cassazione però ribadisce che la vendita della cannabis ligh è fuori dal raggio d’azione della legge 242 - che vale solo per i coltivatori e per l’uso medico - e resta soggetta alla disciplina dettata dal Testo unico degli stupefacenti. Il sequestro è dunque legittimo se c’è il fumus del reato, che può essere escluso solo dopo accertamenti sul fatto articolati e complessi che esulano dalla fase cautelare e del giudizio di legittimità , per essere demandati alla cognizione del giudice di merito. Non passa la richiesta della scriminante dell’ignoranza inevitabile della legge penale, che l’indagato chiedeva in virtù dell’incertezza giuridica oggettiva sul tema, dovuta all’oscurità del testo di legge e al contrasto della giurisprudenza. Una spaccatura che si è in effetti creata dopo la Sentenza delle Sezioni unite, disattesa da molti tribunali di merito, come Genova, Salerno e Milano, che hanno preso le distanze dal Supremo consesso, fissando il limite di “tolleranza” a 0,5 Thc e negando la possibilità del sequestro preventivo degli shop di cannabis ligh. Di parere diverso la Cassazione, secondo la quale «non è sufficiente ad integrare gli estremi dell’esimente il semplice comportamento passivo dell’agente, essendo invece necessario che egli si adoperi al fine di adeguarsi all’ordinamento giuridico, ad esempio informandosi presso gli uffici competenti o consultando gli esperti in materia». Per la Suprema corte la situazione è chiara.

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