analisiil discorso di fine anno

Il “controcanto” del Quirinale sui buoni sentimenti e qualche stoccata alla politica

di Lina Palmerini

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(ANSA)

2' di lettura

Apparentemente buonista ma, appunto, solo a una lettura superficiale. Perché gli auguri di Mattarella agli italiani sono stati un “controcanto” alla narrazione prevalente. Quella di un Paese dominato dal rancore, dall'odio e dagli insulti, da quello che alcuni sondaggisti chiamano il “cattivismo”, talvolta alimentato dagli stessi leader politici. Il suo invece è stato un racconto controcorrente centrato sui valori, sintetizzato da una frase che fa un po' da cornice a tutto il discorso: «Non dobbiamo avere timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società». E questa sua traccia sull'importanza del senso di comunità, solidarietà, rispetto reciproco, finisce per centrare anche qualche bersaglio politico.

Quando, per esempio, dice che la «vera sicurezza si realizza preservando con efficacia i valori positivi della convivenza», sembra proporre una ricetta diversa e forse anche lontana e alternativa da quella del leader leghista e ministro dell'Interno. Così come il richiamo sugli ultras violenti degli stadi che «i pubblici poteri e le società di calcio hanno il dovere di contrastare e debellare», sembra rivolta a quello stesso indirizzo. E ancora sulla divisa di Carabinieri, Forze dell'ordine e Vigili del Fuoco - che ormai viene indossata con disinvoltura - Mattarella ci ha tenuto a precisare che «è il simbolo delle istituzioni a servizio della comunità e appartiene a tutti», dunque non a uno o due leader e a partiti politici.

Il discorso di Mattarella e quelle stoccate ai leader

Insomma, sia pure in un discorso dai toni soffusi e con al centro i buoni sentimenti, sia pure con modi di grande prudenza e cortesia, le stoccate non mancano. Pure quando saluta le forze armate, ci infila una critica verso la nuova missione a cui le ha destinate il Governo, quella di ricoprire le buche a Roma. «La loro funzione - dice - non può essere snaturata e destinata a compiti non compatibili con la loro elevata specializzazione».

Naturalmente parla della legge di bilancio, e anche qui arriva una censura, senza enfasi, ma è netta. Evidenzia la «grande compressione dell'esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali» e dice che questa dovrà essere l'ultima volta di un'approvazione fatta a tappe più che forzate. E in un discorso tutto sulla solidarietà e il senso di comunità, non poteva marcare lo scivolone del Governo su quella che Mattarella chiama la “tassa sulla bontà”, cioè l'aggravio fiscale sul no profit su cui però il Governo ha annunciato correzioni. È chiaro che vigilerà su questa marcia indietro così come sull'annunciato progetto di legge sull'autonomia regionale su cui mette già i paletti in materia di sanità e stato sociale che devono essere gli stessi su tutto il territorio nazionale.

Infine, nei suoi auguri agli italiani include i «5 milioni di immigrati che vivono in Italia, lavorano, vanno a scuola, praticano sport». Anche in questo passaggio c'è il suo controcanto. Così come nell'incipit, quando cita quel mondo dei social in cui molti comunicano in rete «di continuo ciò che pensano e anche ciò che fanno nella vita quotidiana». Una bulimia in cui qualcuno vorrà vedere l'attitudine dei leader politici attuali e di uno in particolare.

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