le imperdibili

Il coraggio di Artemisia

La mostra National Gallery fino al 24 gennaio inizia e finisce con due versioni di “Susanna e i vecchioni”, il primo e l'ultimo quadro firmato dall'artista

di Nicol Degli Innocenti

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Orazio Gentileschi Judith and her maidservant, about 1608 Oil on canvas 136 × 160 cm The National Museum of Art, Architecture and Design, Oslo (NG.M. 020273) © Nasjonalgalleriet, Oslo / photo Børre Høstland

La mostra National Gallery fino al 24 gennaio inizia e finisce con due versioni di “Susanna e i vecchioni”, il primo e l'ultimo quadro firmato dall'artista


3' di lettura

E' valsa la pena di aspettare. L'apertura della grande retrospettiva della National Gallery dedicata a Artemisia Gentileschi, prevista per l'inizio di aprile, era stata rinviata e poi messa in forse dall'epidemia di Covid-19. Grazie all'impegno del direttore del museo Gabriele Finaldi, alla dedizione della curator Letizia Treves e alla disponibilità dei numerosi enti pubblici e privati che hanno prestato le opere, la mostra ha appena aperto a Londra.

La realtà supera le già elevate aspettative, con una serie di capolavori che giustificano la fama che la Gentileschi si era conquistata in vita e rendono incomprensibile l'oblìo nel quale era caduta fino a pochi decenni fa.

La mostra inizia e finisce con due versioni di “Susanna e i vecchioni”, il primo e l'ultimo quadro firmato e datato dall'artista. Nella prima rappresentazione, dipinta nel 1610 quando Artemisia aveva solo 17 anni, l'artista dimostra non solo una straordinaria abilità ma anche un'inusuale empatia per Susanna, nuda e intimorita, che si ritrae dalla minacciosa presenza dei due anziani che la concupiscono e incombono su di lei. L'ultimo quadro, dipinto nel 1652 poco prima della morte dell'artista a Napoli, Susanna non è più nuda ma coperta da drappi che la riparano dagli sguardi lascivi dei due vecchioni e non si ritrae più impaurita ma li ferma con decisione, con la schiena dritta e la mano alzata.

Coraggiosa e combattuta transizione

La diversità delle due interpretazioni racconta la storia della Gentileschi e la sua coraggiosa e combattuta transizione da donna vittima e debole a pittrice celebrata e consapevole delle sue grandi doti, ricercata e apprezzata dai più grandi collezionisti dell'epoca come Cosimo II de'Medici, Filippo IV Re di Spagna e Carlo I d'Inghilterra.

Un iter difficile

L'iter era stato difficile. Come unica figlia del pittore Orazio Gentileschi, orfana di madre a 12 anni, il ruolo di Artemisia era di badare alla casa e ai tre fratelli minori. Non poteva girare per Roma e anche stare alla finestra era considerato un gesto indecente, ma dare una mano nello studio del padre le era consentito. Orazio fu il primo a riconoscere il suo grande talento: “Non ha eguali”, scrisse a una committente.Lo studio paterno non era un rifugio: fu qui che un assistente del padre la violentò. Dopo un lungo processo l'aggressore fu riconosciuto colpevole ma mai punito. La mostra presenta per la prima volta in pubblico il volume con la trascrizione originale del processo, in prestito dall'Archivio storico Frescobaldi.

Sempre al centro dei suoi quadri

Artemisia, frettolosamente sposata a un amico del padre, si trasferì a Firenze per cambiare vita. Qui riuscì a lasciarsi alle spalle il retaggio del padre e a diventare “la pittora”, artista autonoma e apprezzata dai Medici. Fu la prima donna a essere accettata dall'Accademia delle Arti e del Disegno. Il suo quadro più celebre dell'epoca, “Giuditta e Oloferne” è la più cruenta e sconcertante tra le tante versioni della storia biblica dipinte nei secoli. Molti hanno visto nell'eroina che con forza e determinazione decapita il suo nemico, incurante del sangue che schizza sulle braccia, sul petto e sul vestito dorato, Artemisia che si vendica del suo violentatore, usando il pennello invece della spada.Certamente l'artista è sempre al centro dei suoi quadri. Spesso è letteralmente protagonista, data l'abbondanza di autoritratti nella sua opera, una scelta dovuta in parte all'astuto desiderio di farsi conoscere e in parte alla necessità di risparmiare. Le modelle sono troppo costose, scrisse.

“Quello che sa fare una donna”

Personalissima anche la scelta dei soggetti: donne forti, appassionate e determinate come lei, da Giuditta a Maria Maddalena, da Lucrezia a Sisera, da Betsabea a Cleopatra. Soggetti classici che lei reinterpreta in chiave femminile (secondo alcuni perfino proto-femminista) portando empatia, introspezione psicologica e una forte carica emotiva. “Farò vedere a Vostra Signoria illustrissima quello che sa fare una donna”, scrisse a un committente.

L'idea della mostra era nata nel 2018, quando la National Gallery era riuscita ad acquistare l'Autoritratto nelle vesti di Santa Caterina di Alessandria, il primo quadro della Gentileschi a entrare a far parte di una collezione pubblica in Gran Bretagna. Ora la prima retrospettiva dedicata all'artista in Gran Bretagna riunisce molti quadri che non erano mai stati visti prima.L'obiettivo della mostra, spiega la Treves, era tornare a puntare i riflettori sulla sua arte più che sulla sua avventurosa vita, forte personalità e indubbia forza di carattere. Missione compiuta: la bellezza, qualità, inventiva dei quadri dimostrano oltre ogni dubbio che Artemisia Gentileschi non è stata solo una grande pittrice ma un'artista eccelsa – senza connotazioni di sesso. Come scrisse lei stessa, aveva “l'animo di Cesare nell'anima d'una donna”.

Intesa Sanpaolo e' sponsor principale della mostra alla National Gallery e sta organizzando un'altra mostra dedicata ad Artemisia nel suo museo Gallerie d'Italia a Napoli.

Artemisia Gentileschi, National Gallery, Londra, fino al 24 gennaio 2021.

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