Milano Moda Uomo

Il coraggio premia il sistema moda, Milano si apre con ottimismo e conferma le fiere

Al via i giorni della moda uomo, con le collezioni per l’AI 22-23, che forse sarà la prima stagione senza Covid. Attesa per il prossimo anno la ripresa completa del settore

di Giulia Crivelli

La sfilata della collezione DSquared2 a Milano

3' di lettura

So far, so good, come dicono gli americani: il Pitti Uomo che si chiuso due giorni fa a Firenze, caparbiamente organizzato nei mesi scorsi e poi confermato nei giorni – era l’inizio di gennaio – in cui in Italia ed Europa fioccavano le cancellazioni di fiere ed eventi. La più importante manifestazione dedicata alle collezioni maschili si è chiusa con il doppio dei visitatori e il doppio degli espositori (oltre 500) rispetto a quella di giugno, che fu la prima in presenza dopo le edizioni digitali del 2020 e 2021.

L’autunno-inverno 22-23 sarà la prima stagione senza Covid?

Confortate da un anno di forte ripresa (il fatturato del comparto uomo è cresciuto dell’11,9% a oltre 9 miliardi), le aziende hanno presentato le collezioni per l’autunno-inverno 2022-23, che potrebbe essere la prima stagione Covid free, all’insegna di un cauto ottimismo. Womens’ Wear Daily (Wwd), il quotidiano americano della moda, titolava la prima pagina di ieri “Silly Fashion”, che potremmo tradurre con “la leggerezza della moda”, raccontando alcune delle collezioni in vetrina a Milano. Quella leggerezza – calviniana, ça va sans dire -, che proprio il Cfda, la camera della moda americana, e gli stilisti locali non sembrano aver avuto, al pari dei britannici: i giorni di gennaio dedicati alla moda uomo di New York e Londra – per altro da anni in declino – sono stati cancellati, annunciando contestualmente, con alcune riserve, le fashion week di febbraio, dove sfilate e presentazioni saranno co-ed (donna e uomo insieme).

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Milano apre con Zegna, fresca di quotazione

Ieri ad aprire Milano moda uomo è stato Zegna, che alla fine di dicembre ha scelto di quotarsi a New York, spiegando nello stesso giorno dell’Ipo che le sfilate del marchio avrebbero continuato a tenersi a Milano, considerata, insieme a Firenze, la capitale globale della moda maschile. Dopo Milano, anche Parigi avrà la sua settimana di sfilate, confermando che l’unica vera (e sana) rivalità nella moda è tra Italia e Francia. Come spesso accade, una scelta coraggiosa (o di resilienza, per usare la parola più utilizzata dal 2020) innesca un circolo virtuoso: alle decisioni di Pitti Immagine e Camera della moda, che organizzano gli eventi di Firenze e Milano, sono seguite quelle di Milano Unica, la più importante fiera europea di tessuti e accessori tessili (insieme alla parigina Premiere Vision): la manifestazione si terrà regolarmente l’1 e 2 febbraio, portando in vetrina le collezioni che proiettano nella primavera 2023, perché il tessile è “avanti” una stagione rispetto all’abbigliamento. Un salto in avanti reale e simbolico, perché il 2022 non basterà all’intera filiera per recuperare le perdite del 2020, ma il 2023 dovrebbe essere quello della ripresa generalizzata e non a macchia di leopardo come è stata finora.

Confermate al momento le fiere di settore Micam e Mipel

Se la pandemia non riserverà ulteriori (negative) sorprese o varianti del virus, è lecito pensare che le altre fiere in programma a febbraio e marzo, come Micam (calzature), Mipel (pelletteria), oltre alla fashion week donna, si svolgeranno regolarmente. Potrebbe inoltre aumentare la presenza di buyer stranieri: il loro numero ha già superato le attese a Firenze e fanno ben sperare il progressivo allentamento delle restrizioni ai viaggi (da due giorni ad esempio la Francia ha riaperto di fatto le frontiere ai britannici) e la volontà di trovare il modo di convivere con il virus e le sue varianti di altri Paesi europei, Spagna in primis.

Le questioni aperte dell’industria

Superata l’emergenza sanitaria ed economica legata al Covid, il sistema moda italiano, che nel 2019 aveva sfiorato i 100 miliardi di fatturato, dovrà affrontare e concentrarsi su altri problemi, a partire dal costo dell’energia e dagli aumenti di materie prime, noli e logistica, motori dell’inflazione e che causeranno inevitabili aumenti dei listini delle aziende di tutta la filiera.

Le sfilate e presentazioni in presenza di Milano, come è successo a Firenze, serviranno a tutti per confrontarsi su questi temi, guardandosi (a distanza) negli occhi, partendo da un punto fermo: le aziende italiane della moda restano leader nella ricerca di prodotto e di processo e, naturalmente, nello stile.

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