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Il Coronavirus costerà 42 miliardi di dollari ai produttori di oggetti smart

Nove mesi da incubo. È lo scenario che gli analisti di Juniper Research prospettano alle aziende che producono e vendono dispositivi tecnologici intelligenti

di Gianni Ruscono

3' di lettura

Nove mesi da incubo. È lo scenario che gli analisti di Juniper Research prospettano alle aziende che producono e vendono dispositivi tecnologici intelligenti: le mancate vendite stimate per i prossimi tre trimestri, e quindi per il periodo che va da aprile alla fine dell'anno, sono calcolate in 42 miliardi di dollari su scala globale e coinvolge i marchi che operano nel campo degli smartphone e dei tablet, della robotica di consumo, degli altoparlanti smart e degli apparecchi indossabili. Praticamente tutto, o quasi, l'universo dei gadget digitali.
Un buco di 80 milioni di dispositivi
Siamo ovviamente nel campo delle ipotesi, perché è praticamente impossibile prevedere oggi come e quando riprenderanno i consumi nell'immediato futuro e gli esperti hanno delineato non a caso tre possibili scenari di impatto del Coronavirus (basso, medio e alto), evidenziando una serie di possibili risultati. Nel caso peggiore, è probabile che il taglio alla produzione arrivi a superare quota 80 milioni di dispositivi: tante le concause che spiegano il forzato rallentamento delle linee di montaggio, a cominciare dai ritardi prolungati nella consegna di componenti chiave come le batterie, i processori e i display. Il problema dell'interruzione della catena di fornitura è trasversale a tutto l'ecosistema della consumer electronics, da Apple a Samsung, da Amazon a Huawei per finire con tutti gli altri vendor cinesi sbarcati negli ultimi anni in Europa. Nessuno è escluso. E l'impatto più evidente del problema, secondo le proiezioni di Juniper, interessa il mercato smartphone, che rappresenterà una porzione consistente del deficit di vendite nei prossimi nove mesi, arrivando a pesare per circa l'85% delle mancate spedizioni.
La criticità maggiore sono i componenti
I vendor saranno quindi chiamati ad affrontare una doppia criticità. Da una parte l'incertezza finanziaria che limiterà sensibilmente la domanda, rendendo praticamente impossibile il recupero delle consegne che andranno perdute nei prossimi mesi; dall'altra la necessità di adottare nuove strategie per ovviare alla mancanza di componenti, creando inventari ad hoc delle materie prime chiave attraverso un'azione mirata di diversificazione dei fornitori. Aumenteranno i costi delle scorte a magazzino, osservano da Juniper, ma si supereranno in questo modo i limiti di un modello, quello della produzione “just-in-time”, che si affida totalmente all'efficienza della supply chain per alimentare le fabbriche con le consegne temporizzate e on demand dei componenti.
Slitterà il lancio del nuovo iPhone?
L'effetto a lungo termine dell'epidemia da Covid-19, secondo gli esperti, rischia di essere consistente anche per ciò che concerne lo sviluppo (e il lancio sul mercato) di nuovi prodotti. Ciò che potrebbe succedere, insomma, è lo slittamento di annunci di peso e uno di questi avrebbe come protagonista Apple: l'atteso debutto del primo iPhone 5G, come riportano alcune agenzie di stampa internazionali citando come fonte la Nikkei Asian Review, potrebbe essere cancellato per via dell'interruzione forzata della supply chain e la convinzione, in quel di Cupertino, che l'interesse dei consumatori per i nuovi modelli non potrà essere abbastanza consistente. In casa Apple, insomma, veleggia almeno apparentemente una certa preoccupazione rispetto alle mosse della concorrenza (Huawei e Samsung hanno già portato sul mercato da mesi i rispettivi top di gamma compatibili con le reti di quinta generazione) e da una domanda che potrebbe confermarsi debole anche per tutto il resto dell'anno.
Smartphone in picchiata a febbraio. Huawei scende dal podio
Inutile girarci troppo intorno: a febbraio il mercato dei telefonini ha pagato dazio al Coronavirus e lo ha fatto registrando la peggiore flessione di sempre, da quando cioè le società di ricerca ne conteggiano le vendite. Il consuntivo stilato da Strategy Analytics parla infatti di un calo a volume del 39% rispetto al mese precedente e del 38% anno su anno. Al crollo delle consegne in Cina e in tutta l'Asia ha fatto eco il rallentamento registrato nel resto del mondo, riducendo lo spedito a 61,8 milioni di unità, contro i 99 milioni del febbraio 2019.
L'epidemia ha “regalato” anche una novità nel ranking. Se Samsung, con 18,2 milioni di smartphone venduti nel periodo considerato, si conferma ancora regina, seguita da Apple con 10,2 milioni di iPhone spediti in tutto il mondo, il terzo gradino del podio vede l'avvicendamento fra Huawei (ferma a 5,5 milioni di unità) e la “new entry” Xiaomi (con 6 milioni di unità). Guardando all'intero 2020, infine, gli analisti si interrogano ora su quanto potrà essere consistente la contrazione delle vendite: il previsto calo del 10-11% confermato a inizio marzo non considerava ancora l'esplosione dei contagi in diversi Paesi europei e soprattutto negli Stati Uniti, e di conseguenza il dato di consuntivo potrebbe anche essere più negativo, e di molto.

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