lo scenario

Il coronavirus ha fatto scattare le strategie difensive

A fine marzo i portafogli con esposizione all’equity tra il 30 e il 10% (che sono la maggioranza dei clienti) hannoperso tra i 6 e l’8%

di Lucilla Incorvati e Daniela Russo

A fine marzo i portafogli con esposizione all’equity tra il 30 e il 10% (che sono la maggioranza dei clienti) hannoperso tra i 6 e l’8%


4' di lettura

Con la diffusione del Covid-19 e il conseguente lockdown, la ricchezza dei portafogli finanziari delle famiglie italiane è destinata a ridursi del 2,7% entro la fine del 2020. Queste le stime Prometeia per l’Associazione Italiana Private Banking: i volumi passeranno da 1.123 miliardi di euro del 2019 a 1.092 miliardi di fine anno. Se il 2019 è stato positivo per l’industria, che a livello di masse gestite ha chiuso a 884 miliardi di euro per gli associati AIPB (+11%), il 2020 pone la necessità di mettere in campo strategie difensive per limitare la fuga verso la liquidità. La caduta dei redditi disponibili e dei consumi, il fabbisogno di ricapitalizzazione delle imprese, la crisi di liquidità del sistema produttivo sono solo alcune delle sfide da affrontare. I portafogli con esposizione all’equity tra il 30 e il 40%, che rappresentano la maggioranza dei clienti, hanno perso tra il 6 e l’8% a fine marzo, secondo alcune fonti. Un dato in ripresa ma in un contesto di forte volatilità dei mercati.

La diversificazione limita i danni

Nonostante l’impossibilità di prevedere, a fine 2019, l’attuale scenario di riferimento, i protagonisti dell’industria del private banking avevano già adottato strategie fondate sulla crescente diversificazione per la costruzione dei portafogli. Un atteggiamento che, all’esplodere della pandemia, ne ha limitato l’impatto negativo. Banca Aletti, in media, registra una flessione dei portafogli – costituiti mediamente per il 70% da bond e per il 30% da equity - del 4,5 per cento. A fronte di un 2019 che si è chiuso con una performance del 10 per cento. «Abbiamo aumentato la diversificazione, - commenta Alessandro Varaldo, amministratore delegato di Banca Aletti – già a fine 2019 era evidente che eravamo a fine corsa con l’azionario, e la componente di risk off, le obbligazioni governative Usa e il credito di qualità. Inoltre, abbiamo ridotto la duration, l’esposizione agli high yield e agli emergenti».

Anche in Credem, la consapevolezza di una lunga fase di mercati ai massimi ha portato a costruire portafogli con una quota maggiore di liquidità (circa il 20 per cento). «Una scelta – spiega Gianluca Rondini, responsabile Private Banking di Credem – che ha contribuito a limitare l’impatto negativo del Covid-19. I clienti non hanno ritirato le allocazioni. Per quanto riguarda l’andamento dei portafogli modello da inizio anno, a fronte di un mercato azionario che ha perso quasi il 30%, abbiamo registrato flessioni che vanno dal 3,5% del profilo moderato al 4,5% di quello dinamico, con ovviamente flessioni massime anche molto maggiori nel corso delle giornate più difficili per i mercati».

Parola d’ordine: prudenza

I portafogli gestiti da Banca Generali, nelle fasi di massimo drawndown, hanno perso in media dal 3 all’8 per cento. «I nostri clienti – spiega Andrea Ragaini, vice direttore generale di Banca Generali - sono entrati sulle montagne russe degli ultimi due mesi molto scarichi sia di equity che di high yield e con un profilo di rischio molto prudente. In aggiunta, la presenza nella maggior parte dei portafogli di una componente assicurativa di Ramo I ha contribuito ad arginare la flessione delle performance e dato spazio per una ricostituzione delle posizioni di rischio nel corso del deep del mercato».

Approccio prudente e globale anche per l’asset mix di Deutsche Bank. «Le correzioni registrate - commenta Roberto Coletta, head of wealth management Italy di Deutsche Bank - sono inferiori a quelle di mercato: registriamo flessioni medie di circa il 3% per le gestioni patrimoniali e vicine al 8% per le asset allocation in fondi. Alla fine del 2019, coerentemente con la nostra CIO view, abbiamo suggerito ai clienti di inserire o in alcuni casi sovrappesare, nell’asset allocation tattica delle soluzioni di investimento che si basano su strategie proprietarie di copertura sistematica del rischio di mercato, le Risk Return Engineering».

Uno sguardo alla ripresa

«L’impatto da inizio anno si è ridimensionato nelle ultime settimane, ma resta pesante sulla componente rischiosa dei portafogli – dice Angelo Meda, responsabile azionario di Banor SIM -. Questo ha portato a perdite nell’ordine del 5 -7% per portafogli bilanciati (con pesi azionari tra il 30 e il 50%). In passato, a ogni storno è seguita una fase di ripresa e il modo migliore per recuperare le perdite resta quello di agire in modo razionale e adeguato al proprio profilo di rischio». Lo scenario di ripresa più probabile, per Meda, si caratterizza per una serie di accelerazioni susseguite da rallentamenti, causati da ulteriori diffusioni del virus in fase di riapertura e da impatti di secondo livello della crisi.

Per Credit Suisse, tra fine febbraio e aprile, si registra una flessione nei portafogli private compresa tra il 4 e il 6 per cento. «L’Italia – commenta Nannette Hechler-Fayd’herbe, capo degli investimenti e della ricerca del private banking di Credit Suisse - è stato uno dei Paesi con una componente di asset finanziari in contrazione (40%) negli anni precedenti al coronavirus, a beneficio di asset non finanziari (60%), in particolare immobiliari. Ci attendiamo che entrambi abbiamo sofferto. Inoltre, gli italiani tendono a essere conservativi nei loro portafogli e hanno allocazioni elevate di liquidità, oltre a essere “nazionalisti”, con una percentuale importante di titoli domestici che probabilmente avranno avuto un impatto negativo».

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