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Il coronavirus inverte il trend degli sbarchi, a marzo per la prima volta in calo

Parliamo di 192 arrivi rispetto ai 262 del marzo 2019. Un’inversione di tendenza tanto più significativa se si considera che nei due mesi precedenti il trend era stato opposto, con una crescita molto sostenuta

di Andrea Gagliardi e Andrea Marini

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Parliamo di 192 arrivi rispetto ai 262 del marzo 2019. Un’inversione di tendenza tanto più significativa se si considera che nei due mesi precedenti il trend era stato opposto, con una crescita molto sostenuta


2' di lettura

L'emergenza coronavirus che ha trasformato l’Italia intera in una “zona protetta” dove si esce di casa solo per comprovate necessità sembra aver avuto un impatto anche sulle partenze dei migranti dal nord Africa. Nel mese di marzo, per la prima volta quest’anno, gli sbarchi sono diminuiti rispetto allo stesso mese dell'anno precendente. Parliamo infatti di 192 arrivi rispetto ai 262 del marzo 2019. Un’inversione di tendenza tanto più significativa se si considera che nei due mesi precedenti il trend era stato opposto, con una crescita molto sostenuta: 1211 sbarchi a febbraio rispetto ai soli 60 dello stesso mese dell’anno precedente e di 1342 a gennaio a fronte di 202 del 2019.

Gli sbarchi a marzo
Gli sbarchi si sono concentrati questo mese tra il 12 e il 14 marzo. In questi tre giorni sono arrivate oltre 150 persone. Il 12 la prima imbarcazione è approdata a Lampedusa con a bordo 26 persone: era dal 18 febbraio che sull'isola non si vedevano sbarchi. Il 13 marzo è stata la volta di altri 3 barchini con complessivamente 85 persone a bordo e il 14 marzo il quinto sbarco, con 43 migranti. Ancora 12 arrivi il 22 marzo. Poi nulla più. «Non si parte più, anche i trafficanti si sono bloccati. Sicuramente è un effetto del coronavirus, che ha causato anche la sospensione delle attività di intervento in mare delle navi delle Ong» commenta Nazzarena Zorzella, avvocato dell’Asgi, l’associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione promotrice di un documento che raccoglie una prima panoramica sui diritti a rischio dei migranti, particormente esposti all'epidemia.

Lo stop delle Ong in mare
In effetti il coronavirus ha fermato anche le navi umanitarie che hanno dovuto sospendere le loro missioni. «Tra gennaio e febbraio Mediterranea ha ottenuto il dissequestro della nave Mare Jonio e della barca a vela Alex: eravamo pronti a ripartire, con la tenacia e la determinazione di sempre: pronte le navi, pronti gli equipaggi. Ma lo svilupparsi della pandemia nella quale ci troviamo immersi e le sacrosante misure adottate per tentare il contenimento del contagio e per tentare di salvare le persone più fragili ed esposte ci impone oggi di congelare l’attività operativa in mare» ha fatto sapere nei giorni scorsi Mediterranea saving humans. Restano al momento in porto anche le navi della Sea Watch e di Sos Mediterranée e Medici senza frontiere.

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