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Il coronavirus lancia la corsa del dollaro. Fuga di capitali dai mercati emergenti

La Fed amplia gli swaps valutari a nove banche centrali per sei mesi a 450 miliardi. Ma la liquidità evapora nella corsa ai margini degli investitori

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam

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(Afp)

La Fed amplia gli swaps valutari a nove banche centrali per sei mesi a 450 miliardi. Ma la liquidità evapora nella corsa ai margini degli investitori


4' di lettura

NEW YORK - Il dollaro è ai massimi da tre anni sull'onda dei timori per la diffusione del coronavirus nel mondo. Nonostante le misure straordinarie decisi dai governi e dalle banche centrali per tentare di arginare l'ondata di vendite sui mercati. Il Dollar Bloomberg Index ha guadagnato l'1,1% per toccare i livelli più elevati di sempre, secondo i dati che partono dal 2004.

Il biglietto verde guadagna su tutte le altre valute nella corsa pazza degli investitori per assicurarsi liquidità. Tutto il cosiddetto G-10, il gruppo delle principali dieci valute perde nei confronti della moneta americana circa l'1%, con la corona norvegese che soffre di più perché legata alle quotazioni petrolifere.

L'euro cede l'1,6% a 1,0726 sul dollaro, ai minimi da aprile 2017, nonostante il Qe pandemico lanciato nella serata di mercoledì 19 marzo dalla Bce che ha annunciato un piano addizionale di acquisti di debito sovrano di 750 miliardi di euro nel 2020. La sterlina perde lo 0,9%, livello più basso dal 1985. Perfino un tradizionale asset valutario sicuro come lo yen è in calo dell'1,4%.

La liquidità evapora con gli investitori che in queste ore corrono alla disperata dietro ai margini. Un momento di pazzia, secondo Chris Rand portfolio manager di Nikko Management: «Ogni cosa viene venduta».
«Non solo le banche centrali, ma anche i governi stanno cercando di fare di tutto per sostenere l'economia, ma i mercati non rispondono», rileva Luca Paolini chief strategist di Pictet Asset Management.

«Un problema irrisolto e veramente critico è quello che sta succedendo con la volatilità», spiega Andrew Sheets chief strategist a Morgan Stanley. «Penso che questa volatilità debba stabilizzarsi prima di poter pensare che il mercato possa calmarsi».

J.P. Morgan ha pubblicato un report sulla recessione globale causata dal virus Covid-19: «Non c'è più alcun dubbio che la lunga espansione globale finirà al termine di questo trimestre. Il punto fondamentale è capire ora quale sarà la profondità e la durata della recessione del 2020».

L'indice azionario mondiale Msci, che segue l'andamento di azioni in 49 paesi, cede circa lo 0,8%. Pesanti le commodities nella morsa del virus. L'oro soffre come altri asset per la elevata volatilità e cede lo o,7%. Il petrolio sale dopo un tonfo negli scambi overnight ai minimi da 18 anni. I titoli di stati di Italia, Francia e Grecia sono i più sensibili alle fluttuazioni di queste ore. «L'annuncio della Bce ha calmato per poco i mercati, i costi del debito salgono nei paesi in cui la crisi del coronavirus è più forte», spiega Mike Bell, global market strategist di J.P. Morgan.

Importante la mossa della Banca centrale europea. Gli acquisti di titoli di stato della Bce quest'anno nel complesso arriveranno a 1.100 miliardi di euro, con i nuovi acquisti di Francocorte che da soli valgono circa il 6% del Pil dell'eurozona.

Prima della mossa della Bce, la Fed ha avviato un piano di liquidità per il mercato dei mutual funds. La Bank of Japan ha lanciato due tranche di acquisti non previsti di bond per 1.300 miliardi di yen (12 miliardi di dollari). La banca centrale australiana ha tagliato i tassi monetari allo 0,25%, minimi record.

La Federal Reserve inoltre ha anche ampliato le linee swaps valutarie alle banche centrali di nove paesi per avere accesso al dollaro, nella speranza di prevenire un crollo dell'economia globale per la pandemia. La Fed ha spiegato che gli swaps, attraverso i quali la banca centrale americana accetta altre valute in cambio di dollari, per almeno i prossimi sei mesi permetteranno alle banche centrali di Australia, Brasile, Corea del Sud, Messico, Singapore, Svezia, Danimarca, Norvegia e Nuova Zelanda di scambiare una somma combinata totale di 450 miliardi di dollari.

Tutto questo per assicurare al sistema monetario e finanziario dipendente dal dollaro, prima valuta mondiale di riferimento, di continuare a funzionare. Una misura simile fu attivata durante la crisi subprime, nel 2007-2009. La Fed ha linee swaps permanenti aperte con Bce, Bank of Canada, Bank of Japan, Banca nazionale Svizzera e Bank of England.

Il dollaro è la riserva monetaria del mondo, scambiata lo scorso anno nel 90% di tutte le transazioni valutarie estere, dai dati della Bank of International Settlements. I crediti in dollari americani in mano a lender non bancari sono cresciuti del 4%, anno su anno alla fine di giugno 2019, e hanno raggiunto 11mila e novecento miliardi di dollari, sempre secondo la Bis.
I mercati emergenti sono quelli che soffrono di più dal rialzo record del biglietto verde. Il dilemma delle banche centrali dei mercati emergenti è che se abbassano i tassi monetari per sostenere la crescita, rischiano di destabilizzare le loro valute se tagliano troppo.

Gli “outflows”, le fughe di capitali dai mercati emergenti sono a livelli record: 30 miliardi di dollari negli ultimi 45 giorni, in mezzo all'esplosione del virus. Tutte le valute dei paesi emergenti si sono indebolite nei confronti del dollaro: guidano il gruppo il rublo russo e il peso messicano che hanno perso oltre il 20%.

«Il dollaro forte solitamente causa forti mal di testa alle valute dei mercati emergenti», dice Todd Schubert, analista di Bank of Singapore. Tutti sperano che il terremoto del coronavirus si calmi. Altro probabilmente bisognerà fare, anche per stabilizzare i mercati valutari. « Si comincia a sentir parlare di un intervento nei mercati valutari, un tentativo per calmare le acque troppo agitate dei mercati - ha scritto in una nota ai clienti Chris Turner, di Ing - e il più grande fan di un intervento sulle valute potrebbe essere la Casa Bianca».
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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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