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Il coronavirus manda in tilt anche i tassi dei bond Matusalemme

Il rendimento del governativo austriaco con scadenza a 100 anni è sceso allo 0,59%. Il 40 anni svizzero è profondamente sottozero (-0,5%), come il 30 anni tedesco. Il più redditizio (per gli investitori stranieri) è il 50 anni italiano che, al netto degli effetti del Covid-19, paga ancora oltre il 2% annuo

di Vito Lops

Coronavirus, mossa a sorpresa della Fed

Il rendimento del governativo austriaco con scadenza a 100 anni è sceso allo 0,59%. Il 40 anni svizzero è profondamente sottozero (-0,5%), come il 30 anni tedesco. Il più redditizio (per gli investitori stranieri) è il 50 anni italiano che, al netto degli effetti del Covid-19, paga ancora oltre il 2% annuo


3' di lettura

Il coronavirus provoca lo scompiglio anche sui mercati finanziari. L'ultima mossa è arrivata dalla Federal Reserve che il 3 marzo ha tagliato a sorpresa il costo del denaro di 50 punti base, portandolo nel range compreso tra l'1% e l'1,25%. Era da 12 anni che la Banca centrale degli Stati Uniti non agiva fuori dal calendario canonico. Anche questo è un altro dei guinness finanziari che il coronavirus sta indirettamente generando.

I tassi scendono in tutto il mondo. Non solo quelli a breve – il cui calo è teoricamente più comprensibile dato che nel breve periodo il rallentamento dell'economia globale innescato dalla diffusione di un virus senza vaccino e ad impatto planetario è da mettere in preventivo – ma anche quelli a lungo, lunghissimo termine. Quelli che in teoria dovrebbero essere più resilienti a un virus che, appunto, ci si augura di arginare quanto prima.

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RENDIMENTI DEI BOND MATUSALEMME (EFFETTO CORONAVIRUS)

* Primo giorno di quotazione 14/02/2020

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Stupisce il fatto che non risultano indifferenti alla cascata di eventi economici, politici e poi finanziari scatenata dal Covid-19 anche i “bond Matusalemme”, così definiti tra gli addetti ai lavori, evocando il personaggio biblico morto all'età di 969 anni secondo la sacra scrittura, proprio per sintetizzarne la durata lontanissima. In alcuni casi estrema, se si pensa ad esempio al bond governativo austriaco di durata 100 anni. Lanciato nel 2017 a fronte di un rendimento del 2,1% ai prezzi correnti questo strumento di risparmio “super-poliennale” offre molto, molto meno. Il rendimento è crollato al minimo storico dello 0,59%. A inizio anno – prima che il coronavirus dominasse l'agenda setting dei media globali – il tasso era quasi il doppio (1,13%) rispetto ai valori attuali.

Entra di diritto nella classifica dei “bond Matusalemme” anche il governativo svizzero a 40 anni. A inizio anno offriva un rendimento negativo (-0,13%) che a distanza di due mesi è sprofondato ancora più in basso (-0,5%). Chi lo acquista oggi in sostanza accetta di pagare una commissione alla Svizzera dello 0,5% annuo sul capitale per i prossimi 40 anni. Sembra tutto fuori di senno ma è evidente che questi prodotti con duration così profondamente lontane dal presente non sono rivolti ai piccoli risparmiatori, bensì a quegli investitori istituzionali (assicurazioni, fondi pensione, ecc.) chiamati a una gestione della tesoreria del tutto particolare e con obiettivi finanziari differenti rispetto alle logiche di un investimento tradizionale. Ma pur trattandosi di grandi investitori e di finalità finanziarie diverse da quelle canoniche comincia ad avere poco senso (finanziario) impegnarsi per 40 anni a tassi negativi. Anche per questa categoria. Perché per un fondo pensione, ad esempio, equivale a rinunciare alla rivalutazione del capitale dei futuri pensionati.

Tra i Paesi la Svizzera al momento è un caso a parte. Persino il Giappone – primo grande Paese a sperimentare la deflazione e i tassi negativi con largo anticipo – sulla distanza a 40 anni offre qualcosina (0,34% annuo ai prezzi attuali) agli investitori. In ogni caso anche i governativi nipponici super-lunghi hanno visto scendere i rendimenti causa Covid-19, considerato che a inizio anno erano allo 0,42%.

Mentre è scivolata in territorio negativo anche la Germania con il 30 anni (il titolo con duration più lunga al momento emesso da Berlino) che il 3 marzo esprimeva sul mercato secondario un rendimento di -0,27% (44 punti base in meno rispetto a inizio 2020).

Nell'elenco dei “bond che dimenticano il tempo” ci sono anche i governativi di Spagna e Italia, sul mercato con titoli a 50 anni. Il tasso spagnolo è sceso dall'1,76% all'1,31% negli ultimi due mesi. Quello italiano dal 2,69% al 2,2%. I BTp a 50 anni, manco a dirlo, sono gli unici – tra i Paesi non “junk” – ad offrire rendimenti di tale portata. Una buona notizia per gli investitori istituzionali stranieri. Molto meno buona per i contribuenti residenti in Italia che – per il tramite indiretto di tasse e meno investimenti – ne pagano giorno dopo giorno la propria fetta.

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