LE STRAGI DI 25 ANNI FA

Il corteo punta all’albero Falcone con i ragazzi di Palermo

di Patrizia Maciocchi

2' di lettura

Parte il corteo della legalità tra palloncini striscioni e bandiere tricolori. A fare da servizio d'ordine, oltre naturalmente apolizia e carabinieri, un cordone di circa mille boy scout da 8 a 21 anni. A guidare il distretto di Palermo la vice commissaria Mary Chirco. Per Alessio, 8 anni, «vincere la mafia è come scalare una montagna ma se facciamo una cordata ci riusciremo».
Ma non solo bambini al corteo del 23 maggio. Giusy ha 62 anni e lavora per la cooperativa “sartoria sociale”: «Insegniamo a cucire a chi è uscito dal carcere o alle donne violentate. Ora abbiamo avuto un negozio confiscato alla mafia era un mobilificio di Buscetta. Siamo circa 50 ma il numero cambia ogni giorno. Le nostre porte sono aperte a tutti uomini, donne, italiani e stranieri. Siamo collegati con libera e addio pizzo la nostra presidente è una signora nigeriana. Io ho avuto la fortuna di conoscere falcone e ora lavoro per la legalità ridando vita alle cose che voi buttate».
«Lezioni di vita lezioni di coraggio questo per noi è il 23 maggio». «Giovanni Falcone ce l'ha insegnato, la mafia finisce solo con lo Stato». Forti e chiari gli slogan gridati dai ragazzi che riempiono le strade di Palermo diretti a via Notarbartolo per riunirsi con il corteo partito da via d'Amelio sotto l'albero Falcone. Sul percorso poche finestre aperte e solo qualche lenzuolo bianco e bandiera della pace. I giovani invitano i cittadini a scendere in strada con un ripetuto «Vieni giù, vieni giù, manifesta pure tu». Sulla strada un contro corteo dei collettivi studenteschi.
Presenza record con migliaia gli studenti e cittadini sotto l'albero Falcone, punto d'incontro di due cortei che hanno fatto percorsi separati ma hanno usato gli stessi slogan lo stesso entusiasmo per gridare ai mafiosi che Palermo è cosa loro. Di chi studia, chi lavora, chi si impegna per continuare a vivere in una città bellissima. Si chiude con le canzoni di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro «figlio di un siciliano che non c'è più ma prima mi ha insegnato ad amare Falcone e Borsellino». Per loro canta “Lo sai da qui” . Lo sai da qui si vedono gli alberi...

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