un mercato da 750 milioni

Il costume da bagno alla prova Covid-19: le vendite tengono grazie all’omnicanalità

Il coronavirus non affossa le vendite di costumi da bagno, che in Italia valgono 750 milioni di euro l’anno. Focus sui turisti italiani e sul digitale

di Marta Casadei

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Il coronavirus non affossa le vendite di costumi da bagno, che in Italia valgono 750 milioni di euro l’anno. Focus sui turisti italiani e sul digitale


3' di lettura

Sono uno degli acquisti imprescindibili dell’estate: indossare un costume da bagno, di qualunque tipo esso sia e ovunque ci si trovi, è quasi sempre sinonimo di relax e tempo libero. In quest’estate diversa, che segue il lungo lockdown ed è tuttora “azzoppata” dalle restrizioni a causa dell’epidemia di Covid-19 ancora in corso nel mondo, il costume sembra non aver perso smalto.

Business in tenuta

«La previsione è che il business dei costumi tenga, pur registrando un calo rispetto agli anni precedenti», racconta Alessandro Legnaioli, direttore di Maredamare, la più importante fiera italiana del settore . La manifestazione, prevista per la fine di luglio a Firenze (quando invece sarà online una vetrina virtuale), è stata rimandata a settembre (dal 12 al 14), sia per questioni di sicurezza sia per «dare tempo alle aziende che stanno ricominciando a concentrarsi sul prodotto, dopo mesi passati nel limbo».

Tornando alle vendite - che in Italia, nel 2019, si sono attestate a 750 milioni di euro - secondo Legnaioli terranno perché il costume è «un capo gratificante che, in media, ha un prezzo più basso rispetto ad altri prodotti di moda».

Il coronavirus, tuttavia, ha avuto un impatto su momenti chiave per le vendite, come «il periodo di Pasqua e i mesi di maggio e giugno, con negozi che non avevano ancora ritirato tutti gli ordini», chiosa il direttore di Maredamare. La sofferenza - che si rifletterà inevitabilmente sulla filiera - ha riguardato le località di mare, dove si concentra il 50% delle vendite di beachwear in Italia, e dove, in alcuni casi, i negozi sono rimasti chiusi fino a giugno. Ma non ha risparmiato né risparmierà i centri delle città d’arte, meta di shopping per i turisti stranieri (secondo l’Enit, quest’anno, ne mancheranno all’appello oltre 30 milioni).

Località turistiche in ripresa

La conferma arriva dalle aziende con una rete di negozi che copre il Paese in modo capillare: «I punti vendita delle località turistiche si riprenderanno, anche grazie al maggior numero di turisti italiani - dice Gianluigi Cimmino, ceo e presidente di Pianoforte Holding cui fa capo il marchio Yamamay - mentre a soffrire saranno le città d’arte». Cimmino descrive un’Italia che, sul fronte acquisti, è spaccata in due con «il Nord ancora in sofferenza, mentre il Centro-Sud si sta riprendendo bene». Il beachwear Yamamay sta registrando risultati positivi, sia offline sia online. «Il canale online, che nel complesso continua a crescere del 30-35% in termini di vendite, funziona bene anche per i costumi. A livello generale stiamo avendo risultati sorprendenti nel segmento uomo che è quello che sta crescendo di più: subito dopo il lockdown avevamo registrato acquisti maschili per l’abbigliamento intimo; può darsi che i nuovi clienti, soddisfatti, abbiano deciso di provare anche i costumi da bagno», dice Cimmino.

I brand più cercati online

L’attenzione verso il beachwear non è calata nemmeno durante il lockdown. Lo dimostrano le ricerche fatte dagli utenti sul portale Lyst.it. Che, a livello italiano, hanno registrato come il bikini giochi ancora un ruolo da protagonista nei desideri (con il 55% delle ricerche), sebbene sia tallonato dal costume intero (40%). Le rilevazioni Lyst.it sono utili per stilare una gerarchia dei marchi più desiderati ( o, quantomeno, ricercati). Che non sono low cost: a livello italiano, nella top 5 dei marchi cercati dalle donne negli ultimi 60 giorni spicca il marchio italiano Oserée, fondato nel 2015, seguito da Fisico, Eres (marchio del gruppo Chanel), Reina Olga (altro brand di beachwear made in Italy di fascia alta, fondato dalle sorelle Isotta e Guia Cleps) e, solo quinto, Asos. Anche gli uomini puntano su brand di fascia alta: il primo della lista è Versace, seguito da Sundek, Vilebrequin, Dsquared2 e Stone Island. Allargando il focus a livello globale, ma prendendo sempre gli ultimi 60 giorni come riferimento, tra i brand più cercati dalle donne ci sono Billabong, L*Space, brand californiano di fascia media; Acacia by Naomi Newirth, marchio di abbigliamento improntato al tema comfort; Frankies Bikinis, etichetta fondata a Los Angeles nel 2012 e amata dalle top model, e Asos. Le ricerche maschili, invece, hanno premiato Vilebrequin, Pacsun, Versace, Hurley e Nike.

Stile, qualità (e Instagram)

Una delle formule vincenti è quella dei nuovi brand made in Italy che mixano uno stile cool a materiali di qualità e, spesso, si promuovono su Instagram. I casi sono parecchi: da Mimi à la Mer, brand made in Italy che ha da poco lanciato la linea Bagni Luisa che strizza l’occhio all’estate all’italiana vecchio stile, ai costumi sostenibili di Mermazing, passando per i prodotti Ack, fatti artigianalmente in Italia e promotori di una bellezza lontana dagli standard. Minimo comun denominatore tra questi giovani brand con sempre più seguito? Instagram, dove si raccontano per immagini puntando a un pubblico internazionale.

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