Interventi

Il Covid-19 e le possibilità della medicina narrativa

di Piero Formica

(Reuters)

3' di lettura

Perso tanto terreno, come si muoverà la locomotiva LOVER (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) al rallentarsi prima e all'esaurirsi poi della stretta soffocante del Covid-19? Accelererà tanto da riportare l'economia sul vecchio percorso di sviluppo o perfino su un altro ancor più soddisfacente? Accadrà, invece, che si recuperi il tasso di crescita precedente rimanendo però ampio il divario tra il vecchio e il nuovo percorso? Ciò vorrebbe dire una perdita di produzione a tempo indeterminato. Peggio ancora, la scomparsa di attività produttiva sarà in continuo aumento perché rallenta il ritmo di crescita dell'economia? Il dispiegarsi dell'innovazione è un forte indizio sul futuro. Nello scenario più incoraggiante, la ricerca medica si mostrerebbe capace di produrre risultati tanto innovativi e con velocità senza precedenti da permettere di salvare vite umane senza creare una devastante miseria economica. Di fronte a questi interrogativi, il virtuoso Nordest si presenta con politiche che hanno privilegiato il finanziamento delle innovazioni incrementali, veloci a diffondersi, rispetto alle idee rivoluzionarie, lente a propagarsi. In campo medico, è sempre bene ricordare che nell'Ottocento la corsia preferenziale fu concessa all'anestetico che risolveva il problema immediato del dolore rispetto all'antisettico per difendersi dal killer invisibile dell'infezione che agisce con ritardo. Una lezione da trarre dallo shock causato dal coronavirus è che, a partire dalle misure prese dai governi delle nostre regioni per favorire l'innovazione, è un grave errore abbracciare solo o soprattutto ciò che si può percepire con immediatezza.

La pandemia in corso sollecita l'impiego della tecnologia in medicina. Spetta alle politiche dell'innovazione fare in modo che la spinta impressa dalla tecnologia non allontani il paziente dal medico. Basti il rispetto dovuto al personale medico che ha sacrificato la vita con l'assistenza senza limiti concessa ai malati per sentire il dovere di incoraggiare l'attenzione personale, l'incontro tra i sanitari e i degenti. Questa è una risorsa che non vogliamo diventi rara nella medicina tecnologica. Da questa prospettiva emerge il ruolo chiave che le nostre università dovrebbero ricoprire per stringere legami tra letteratura e le arti, da un lato, e la medicina dall'altro. Capita che il passato indichi la strada verso il futuro. Nel Seicento, spiccano le figure di Marcello Malpighi, pioniere della microscopia, che studiò medicina e filosofia all'Università di Bologna, e di Edward Tyson, lo studioso della parentela tra l'uomo e gli animali, che si laureò in lettere a Oxford e in medicina a Cambridge.

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L'infrastruttura da costruire è un habitat transdisciplinare dedicato alla medicina narrativa. Qui ci viene incontro Rita Charon, internista e studiosa di Henry James presso il Columbia University Irving Medical Center di New York. Da più di due decenni impegnata su questo fronte, la Charon ha dato prova di quanto e quale ascolto i medici possono dare ai pazienti attingendo dalla letteratura e dalle arti per poi scrivere, disegnare e condividere le loro storie di incontri clinici. Transitando sul ponte che collega le discipline umanistiche e artistiche, da una sponda, e la medicina, dall'altra, crescerebbe tra i giovani l'interesse per le carriere sanitarie che intrecciano le questioni mediche con le sensibilità che sorgono dalla cultura letteraria e dalle creatività artistica per meglio comprendere i risvolti socioeconomici, culturali, politici ed etici della medicina.

Il tempo che stiamo attraversando insegna che l'attenzione alla persona è decisiva, un'attenzione che si abbevera alla fonte della cultura transdisciplinare. Questo è vero, non solo per come la società sta rispondendo alla crisi del coronavirus, ma anche per quel che riguarda il modo in cui le malattie si diffondono e vengono curate. Guai mai se dovessimo piegarci alla terrificante scelta tra vite salvate e PIL perduto che porterebbe ad impicciolire l'economia e, conseguentemente, con il poter contare su meno medici, infermieri e medicinali.

piero.formica@gmail.com

(Founder of the International Entrepreneurship Academy Network
Senior Research Fellow at the Innovation Value Institute, Maynooth University, Ireland)

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