il confronto

Il Covid-19 non è un problema tecnologico che si risolve con una app

L'analisi di AlgorithmWatch sulle le soluzioni tecnologiche di monitoraggio via app adottate negli altri Paesi sottolineano le differenza tra loro e l'Italia.

di Luca Tremolada

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L'analisi di AlgorithmWatch sulle le soluzioni tecnologiche di monitoraggio via app adottate negli altri Paesi sottolineano le differenza tra loro e l'Italia.


4' di lettura

Il Covid-19 non è un problema tecnologico e non si risolve con una app. L'analisi è di AlgorithmWatch, no profit berlinese molto attenta a studiare i sistemi decisionali automatizzati e l'impatto delle tecnologie sui diritti dei cittadini. Le soluzioni di monitoraggio via app adottate da Singapore, Corea del Sud e Taiwan, spesso citate come modelli di riferimento per tenere sotto controllo l'epidemia, avevano tutti piani in atto, molti dei quali progettati dopo l'epidemia di SARS del 2003. Come dire, non partivano da zero, sia sotto il profilo delle infrastrutture, dei procedimenti di raccolta dati e sopratutto della cultura digitale.

Secondo l'autore del report Fabio Chiusi le risposte all’epidemia vanno oltre le soluzioni tecniche: significa avere risorse, competenze, una strategia e la legittimità politica e la volontà per mettere “a terra” quanto deciso.

La task force del Ministero dell’Innovazione.
In Italia tre giorni fa è stato annunciata l'istituzione di un contingente multidisciplinare di 74 esperti istituito dal ministro per l'Innovazione, Paola Pisano, , in collaborazione con il Ministero della Salute, l'Istituto Superiore di Sanità e l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Ne faranno parte componenti direttamente designati dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e dal Garante per la protezione dei dati personali. Lo scopo, come abbiamo scritto, è valutare e proporre soluzioni basate sui dati “per la gestione dell'emergenza sanitaria, economica e sociale” legata al Coronavirus. In cima all’agenda l'app per tracciare gli spostamenti che sarà annunciata nei prossimi giorni dopo un lavoro di analisi su più di trecento proposte. Oggetto della riflessione il modello di digital contact tracing da adottare.
Digital contact tracing.
Proprio sulle regole di digital contact tracing si è concentrata l'analisi di AlgorithmWatch. Se guardiamo fuori dall’Italia, diverse soluzioni sono state proposte e implementate in diversi paesi, si va dal controllo sociale autoritario (Cina) a soluzioni decentralizzate e orientate alla privacy (il “percorso sicuro” del MIT). Qui su 24+ abbiamo analizzato le principali focalizzando su due aspetti legati centrali: chi detiene i dati e per quanto tempo. Come recentemente è stato chiarito dal Comitato europeo per la protezione dei dati devono essere rispettati i principi di necessità, proporzionalità, limitazione delle finalità anche di fronte a un'emergenza di sanità pubblica. Per esempio, i cittadini devono essere in grado di presentare ricorso contro qualsiasi decisione presa da un sistema automatizzato relativo a Covid-19. Pensiamo al coso in cui sia un algoritmo a decidere se qualcuno è stato in contatto con una persona infetta e quindi sottoposto a quarantena. Serve trasparenza nel software, come prescritto dalla Gdpr, per non consentire a black box di decidere in modo autonomo in una materia così delicata come quella sanitaria.
Come sottolinea Infodata, il blog di data journalism del Sole 24 Ore, ci sono da affrontare anche problemi legati alla raccolta di dati, dalla condivisione di protocolli comuni come per esempio nel caso sui tamponi alla scelta di usare campioni coerenti della popolazione. Per interpretare correttamente i dati pubblicati ogni giorno dalla Protezione civile dobbiamo però tenere a mente che già in tempi normali raccogliere informazioni da fonti diverse a un ritmo così sostenuto, metterle insieme in forma sistematica e senza errori non è per nulla facile. Le difficoltà si moltiplicano poi in una situazione di grave crisi come quella in cui ci troviamo.

La privacy, la democrazia e le tecnologie.
E poi c'è il rispetto della privacy che non è in conflitto con la necessità di tracciare i comportamenti della popolazione per approntare nuove misure di contenimento del coronavirus. Come anche sottolineato dal Consiglio d'Europa: È possibile usare tecnologie di tracciamento contro il coronavirus, ma la tenuta democratica richiede alcune accortezze, per evitare di ritrovarci domani in una società della sorveglianza di massa”. A questo proposito scrive AlgorithmWatch la protezione contro il Covid-19 e la protezione della privacy non si escludono a vicenda . Soluzioni come quella sviluppata dal MIT (” Safe Paths “) e dall'iniziativa paneuropea sulla tutela della privacy di tracciamento di prossimità abbinano la tracciabilità dei contatti digitali a un approccio aperto, decentralizzato e più rispettoso dei diritti. Questo è anche il modo in cui paesi come Singapore stanno affrontando il problema (ad es. Tramite l'app “TraceTogether”), che è diverso dall'approccio adottato dalla Corea del Sud e da Israele.
Nel mirino le soluzioni Adm, quelle che usano algoritmi per prendere decisioni in modo automatizzato. E quindi la sorveglianza predittiva ma anche sistemi di assistenza che si basano su dati di precedenti epidemie. Ma non è il caso dell'Italia.
L'innovazione per decreto per il nostro paese è una opportunità ma non ha mai davvero funzionato almeno se guardiamo ai ritardi nell'implementazione di innovazione nelle Pa come Spid o PagoPa. Tuttavia, viviano tempi eccezionali. E come ha scritto il Guardian, le emergenze possono essere un motore di modernizzazione per un Paese che come il nostro sconta una bassissima cultura digitale. Non servirà quindi solo una buona app, che sicuramente arriverà in brevissimo tempo, ma la partecipazione più ampia possibile da parte della popolazione e naturalmente, infrastrutture sicure in grado di difendere e organizzare questi dati.

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