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il Covid allarga il gap per il ritardo digitale delle filiere industriali

Chiuso il quarto Forum Fattore R di Confindustria Romagna, EY e Fiera di Cesena

di Ilaria Vesentini

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Chiuso il quarto Forum Fattore R di Confindustria Romagna, EY e Fiera di Cesena


2' di lettura

Il Covid ha spazzato via oltre il 5,4% del fatturato dell’industria romagnola, una quota quasi doppia nel territorio riminese, con percentuali post belliche nei settori del fashion e del turismo, ma non ha fatto piazza pulita della voglia di riscatto di un territorio che per il quarto anno consecutivo si è dato appuntamento nei padiglioni della fiera di Cesena per condividere strategie di rilancio e investimenti a medio-lungo raggio in occasione di Fattore R, il Forum dell’Economia della Romagna organizzato da Cesena Fiera, EY, Confindustria Romagna e Bper Banca, che ha visto anche la partecipazione anche dell'economista premio Nobel Joseph Stiglitz.

Cuore dell’evento è stata la ricerca di EY, un’analisi sulla competitività territoriale basata su un sistema di 30 indicatori, che ha preso in esame 17 filiere produttive su 107 province a livello nazionale, per un totale di 100mila aziende sopra i 2 milioni di fatturato per capire come sta cambiando la produttività del sistema romagnolo e l’impatto dell’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19. E salta all’occhio, che come quattro anni fa, sono ancora gli handicap legati alle infrastrutture, non solo fisiche ma anche digitali, a penalizzare questa fascia adriatica che sta pagando un conto più salato della media regionale (-5%) e nazionale (-4,5%) per la pandemia.
Il ritardo digitale

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«La Romagna appare un po’ penalizzata sul versante delle infrastrutture digitali e della connettività (fibra ottica e 5G), seppur risulta in testa con Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini nell’IoT, cioè nella digitalizzazione delle infrastrutture di trasporto, energetiche, ambientali. Dal punto di vista delle utilities, gli investimenti sul territorio sono molto avanzati, anche più delle altre province, ed è possibile quindi cominciare da qui per portare dei cambiamenti concreti nel digitale», commenta Alberto Rosa, partner EY, responsabile per l’Emilia-Romagna. I dati del Digital Infrastructure Index di EY raccontano che Forlì-Cesena, provincia che spicca per il peso delle filiere infrastrutture e agroalimentare è al 90° posto (su 107 province) nella classifica di “Connettività fissa e mobile”, ma al 5° posto nella classifica “reti IoT-Sensoristica”. Rimini che eccelle nelle filiere dei Macchinari industriali, del Fashion&Luxury e del Turismo è al 76° posto in Italia per connettività fissa e mobile e al 23° nelle reti IoT. Ravenna, trainata dalle filiere agrifood, tecnologie industriali e retail è rispettivamente al 34° e 17°.

Il plauso del Nobel Stiglitz. Al di là di classifiche e degli effetti della crisi sanitario-economica, c’è però un asset che assicura la resilienza della Romagna, ricorda Stiglitz, perché «c’è un tessuto di piccole e medie imprese che per sopravvivere devono trovare un sistema di cooperazione tra produttori e il sostegno del governo. I mercati da soli non sono la soluzione e l’Emilia Romagna è più pronta di altri territori a contrastare le disuguaglianze, in quanto predisposta a creare una prosperità condivisa per l’economia del XXI secolo. Il futuro è nell'investimento in ricerca, infrastrutture, tecnologie, e istruzione di qualità». Parole riprese dal presidente di Confindustria Romagna, Paolo Maggioli: «Questo è il momento di riorganizzarsi pensando a un nuovo modello sociale ed economico che valorizzi le competenze e premi il valore, in un’ottica di responsabilità sociale in cui devono riconoscersi tutti gli attori coinvolti, sia pubblici che privati».

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