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Il Covid è un game-changer, serve una politica estera comune

Secondo gli europarlamentari “la Ue dovrebbe dare il buon esempio" e svolgere un ruolo più marcato nella difesa e nella ricostruzione dell'ordine multilaterale

di Antonio Pollio Salimbeni

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(IMAGOECONOMICA)

Secondo gli europarlamentari “la Ue dovrebbe dare il buon esempio" e svolgere un ruolo più marcato nella difesa e nella ricostruzione dell'ordine multilaterale


2' di lettura

“Game changer” è la parola chiave in questo periodo anche al Parlamento europeo. Punto di svolta per le scelte economiche come politica estera e di sicurezza. “Game changer” è la pandemia, che ha modificato le agende politiche di tutti gli Stati e impresso alla Ue un dinamismo inaspettato come è dimostrato dall’operazione da 750 miliardi con la più grande emissione obbligazionaria comune mai fatta finora.

Un recente rapporto dell’Europarlamento sulla politica estera europea considera la pandemia un “punto di svolta” sotto varie angolazioni, intanto perché è un moltiplicatore del rischio a livello globale e poi perché può anche essere “il catalizzatore di cambiamento nell'ordine internazionale”.

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La novità è che si è trattato della prima crisi globale in assenza di leadership globale in un periodo contrassegnato da forti tensioni tra democrazie liberali e regimi autoritari, in particolare la Cina. Tensioni che però – va detto - esistono anche all’interno dell’Unione, come mostra il braccio di ferro sul legame fondi europei-Stato di diritto sul quale Polonia e Ungheria, spalleggiata dalla Slovenia, hanno annunciato il veto.

Un ruolo attivo nella ricostruzione del multilateralismo

Dotarsi di una politica estera e di sicurezza effettivamente comune è una necessità che il cambio della guardia alla Casa Bianca, in senso favorevole alla ricostruzione del multilateralismo, non annulla.

Secondo i parlamentari “la Ue dovrebbe dare il buon esempio" e svolgere un ruolo più marcato nella difesa e nella ricostruzione dell'ordine multilaterale. Questo vale per il commercio come per l’Organizzazione mondiale della sanità. Un’azione che deve passare innanzitutto per il rafforzamento della “partnership » con gli Stati Uniti “basata su valori comuni».

Con la Cina la Ue deve sostenere “una strategia più assertiva, basata sulla cooperazione quando possibile, ma anche sulla forte difesa dei valori europei”. Sì alla creazione di un nuovo forum per la cooperazione multilaterale tra le democrazie occidentali liberali. E sì anche a un impegno effettivo per realizzare “un’autonomia strategica aperta sostenuta da capacità militari sufficienti e credibili”.

Fra le proposte dell’Europarlamento il passaggio al voto a maggioranza su alcune questioni di politica estera e di sicurezza comune; la necessità di ridurre la dipendenza da Paesi terzi in settori strategici, come la salute; la rapida adozione di un regime di sanzioni globali dell'Unione per le violazioni dei diritti umani; fornire una chiara prospettiva di adesione alla Ue per i Paesi dei Balcani occidentali; sostenere gli sforzi di ripresa dei paesi del vicinato, in Africa e in America latina.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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