turismo

Il Covid fa crollare gli affitti brevi di ville e appartamenti del 70%

Il settore rischia di essere penalizzato anche dalla tassazione dei proventi da locazioni-brevi come reddito d'impresa, anziché la cedolare secca al 22%

di Silvia Pieraccini

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(Caia Image / AGF)

Il settore rischia di essere penalizzato anche dalla tassazione dei proventi da locazioni-brevi come reddito d'impresa, anziché la cedolare secca al 22%


2' di lettura

È stato uno dei grandi fenomeni esplosi negli anni pre-Covid: il boom delle locazioni-brevi, cioè degli affitti di appartamenti e ville per le vacanze (attraverso agenzie e piattaforme online), ha rivoluzionato il settore turistico dando una spinta imprevedibile al segmento extralberghiero.
Ora che il Covid ha azzerato gli spostamenti, lasciando in ginocchio il turismo di ogni tipo, arriva un Osservatorio che tenta di stimare il peso delle locazioni-brevi: si chiama Otex ed è promosso dall'associazione Property Managers Italia (riunisce quasi 1.000 operatori che gestiscono gli affitti-brevi con più di 60mila alloggi in tutto il Paese) e da Full Price (agenzia italiana che gestisce le tariffe degli appartamenti da affittare).

L'obiettivo è semplice: delineare la portata reale del settore sull'economia italiana. «Vogliamo dare una visione più completa e corretta del fenomeno – dicono i promotori - in un momento molto delicato per il settore del turismo, colpito dalle conseguenze della pandemia Covid e dalle politiche di lockdown».I primi dati dell'osservatorio Otex evidenziano una situazione di forte difficoltà per il mondo del turismo residenziale: il giro d'affari nelle principali città italiane si è ridotto di circa il 70% in aprile, maggio, giugno e settembre 2020 (rispetto allo stesso mese del 2019), mentre luglio e agosto hanno segnato perdite minori. Per i prossimi mesi la prospettiva è ancora di forte calo.

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Ora Property Managers guarda con preoccupazione anche alla bozza della legge di Bilancio 2021 che prevede, per chi affitta più di quattro immobili, l'obbligo di avere la partita Iva e dunque, come conseguenza, la tassazione dei proventi da locazioni-brevi come reddito d'impresa (anziché la cedolare secca al 22%). «Un proprietario immobiliare che fa gestire in maniera professionale i suoi appartamenti da un property manager già tassato con reddito d'impresa - osserva Stefano Bettanin, presidente di Property Managers Italia - deve poter beneficiare della cedolare secca indipendentemente dal numero di immobili dati in gestione: non può essere costretto ad aprire una partita Iva, altrimenti si crea una disparità di trattamento».


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