L’analisi Istat

Il Covid ferma la mobilità: in calo migrazioni interne e estere. Il Regno Unito la meta preferita

Negli ultimi 10 anni sono stati circa 1 milione 139mila i movimenti in uscita dal Sud e dalle Isole verso il Centro-nord

di Carlo Marroni

(LAPRESSE)

3' di lettura

Nel 2020, primo anno della pandemia, le emigrazioni sono state poco meno di 160mila (-10,9% sul 2019), le immigrazioni circa 248mila (-25,6% su anno precedente), mentre la mobilità interna ha riguardato 1 milione e 334mila trasferimenti (-10,2%). Numero in calo in tutti gli spostamenti – per l'estero il Regno Unito resta la meta prefertita – mentre dai primi dati provvisori riferiti al periodo gennaio-ottobre 2021 emerge un moderato incremento dei flussi migratori interni e di iscrizioni dall’estero (rispettivamente, +7% e +16% rispetto allo stesso periodo del 2020).

Popolazione di Milano cresciuta solo dello 0,3 per mille (era 3 per mille nel 2019)

Dati significativi emergono dall'analisi sugli spostamenti interni, dove le provincie del Nord risultano più penalizzate sul 2019: è il caso dell'area metropolitana di Milano che passa da un guadagno netto di residenti del 3‰ del 2019 allo 0,3‰ del 2020. Anche province come Parma, Bologna, Bologna e Cremona vedono intaccare il guadagno di popolazione proveniente dalle altre province di circa due punti per 1.000. D'altro canto, nelle province del Mezzogiorno si riducono le perdite di popolazione: Caltanissetta passa da un saldo di -8,5‰ del 2019 a -5,8‰ del 2020; Reggio di Calabria da -7,7‰ a -5,1‰; Enna da -6,8‰ a -4,8‰. La mobilità interna, in termini assoluti, interessa soprattutto i cittadini italiani (quattro su cinque tra le persone che hanno cambiato residenza). Nel 2020, i cittadini italiani che si sono trasferiti all'interno del Paese sono circa 1 milione 98mila (-8,6% rispetto al 2019) rispetto a 235mila stranieri (-17%). Tuttavia, la propensione alla mobilità interna degli stranieri (rapporto tra il numero di trasferimenti interni di cittadini stranieri e la popolazione residente straniera) è più del doppio di quella degli italiani.

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Campania e Sicilia le regioni da cui si parte di più verso il Centro-nord

Le consistenti migrazioni interne del secolo scorso, che hanno interessato prevalentemente la direttrice Mezzogiorno verso il Centro-nord, hanno avuto come effetto – scrive l'Istat - una progressiva redistribuzione della popolazione, causando un impoverimento strutturale di intere aree in termini sia di spopolamento sia di depauperamento di risorse qualificate. Negli ultimi 10 anni sono stati circa 1 milione 139mila i movimenti in uscita dal Sud e dalle Isole verso il Centro-nord e circa 612mila quelli sulla rotta inversa. Il bilancio tra uscite ed entrate si è tradotto in una perdita netta di 527mila residenti che equivale alla perdita di un'intera regione come la Basilicata. La regione del Mezzogiorno da cui si parte di più è la Campania (29% delle cancellazioni dal Mezzogiorno), seguita da Sicilia (24%) e Puglia (18%). In termini relativi, rispetto alla popolazione residente, il tasso di emigratorietà più elevato si ha in Calabria (oltre 7 residenti per 1.000). Tassi sopra il 6‰ si registrano per Basilicata e Molise. La regione verso cui si dirigono prevalentemente questi flussi è, in termini assoluti, la Lombardia (27%) ma, in termini relativi, l'Emilia-Romagna è quella che li attrae di più (4 trasferimenti dal Mezzogiorno per 1.000 residenti nel Centro-nord). La provincia del Mezzogiorno da cui si registrano più partenze verso il Centro-nord è Napoli in termini assoluti (15% del totale delle partenze) mentre Crotone ha il tasso di emigratorietà più elevato: 11 residenti su 1.000 si spostano al Centro-nord. Viceversa, la provincia centro settentrionale più attrattiva è Bologna (6‰).

Il Centro-Nord “recupera” giovani laureati con gli arrivi dal Mezzogiorno

Negli ultimi dieci anni, il 41% dei cittadini italiani di 25-34 anni partiti dal Mezzogiorno verso il Centronord sono in possesso di almeno la laurea; uno su tre, invece ha il diploma. Nello stesso periodo, tuttavia, sono aumentati anche gli espatri soprattutto di giovani con un titolo di studio universitario. Le giovani risorse qualificate provenienti dal Mezzogiorno costituiscono dunque una fonte di capitale umano per le aree maggiormente produttive del Nord e del Centro del Paese e per i paesi esteri.

I rimpatri di italiani dal Regno Unito: effetto Brexit e/o effetto pandemia

Un tema su cui l'Istat fa un approfondimento è il movimento Oltremanica: il flusso di emigrati verso il Regno Unito registra anche nel 2020 la cifra record di 39mila cancellazioni anagrafiche (+44% sul 2019), dei quali oltre 36mila sono cittadini italiani. Gli emigrati verso il Regno Unito aumentano nel 2016, anno in cui è stato avviato il processo di uscita del Paese dall'Ue, con un picco di 27mila cancellazioni anagrafiche, soprattutto espatri . Durante il cosiddetto “periodo di transizione” che si è concluso con la Brexit (il 31 dicembre 2020), molti dei cittadini italiani, verosimilmente già presenti nel territorio britannico ma non registrati come abitualmente dimoranti, hanno ufficializzato la loro posizione trasferendovi la residenza. A fronte di uscite così numerose, probabilmente regolarizzazioni, non è mai seguito un significativo numero di rientri in Italia fino al 2020, anno in cui si registrano circa 15mila iscrizioni in anagrafe di cittadini provenienti dal Regno Unito, di cui 10mila sono rimpatri di italiani: flusso più che doppio rispetto al 2019 e più che triplo sul 2015.

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