Opinioni

Il Covid ha reso le istituzioni multilaterali ancora più indispensabili

La pandemia ha dimostrato che l'interruzione di una parte cruciale di una filiera può chiudere un intero settore o segmento industriale

di Hoe Ee Khor

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(AFP)

4' di lettura

Da decenni gran parte delle economie del Sud-est asiatico guadagna posizioni nella scala di distribuzione del reddito perseguendo una strategia di crescita basata sull'aumento degli investimenti nel settore manifatturiero e dei servizi orientati all'export, sull'incessante riqualificazione della forza lavoro nazionale e sull'utilizzo dei progressi tecnologici.

Oggi, i Paesi Asean+3 – i dieci stati membri dell'Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico più Cina, Giappone e Corea del Sud – possono essere orgogliosi dei risultati raggiunti. La trasformazione economica della regione è stata strabiliante, dall'aumento del reddito pro capite e della quota del Pil globale allo sviluppo del capitale umano e alla rapida ascesa delle classifiche sulla competitività delle imprese globali.

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La regione è diventata la “fabbrica del mondo”, con catene di approvvigionamento altamente efficienti e vantaggiose in termini di costi. Il suo successo dipende dalle singole economie che beneficiano dell'efficienza dei costi specializzandosi nella produzione di componenti chiave di prodotti sempre più complessi, con il supporto della domanda globale derivante dalla crescita trainata dal commercio. E questa strategia di crescita è tuttora in corso, anche se le economie avanzate ed emergenti si spostano verso la “nuova economia” guidata dalla tecnologia.

Ma le economie dell'Asean+3 ora devono continuare a perseguire la crescita e recuperare terreno rispetto agli altri Paesi, puntare a più profonda integrazione regionale e a un'ulteriore globalizzazione in un ambiente molto mutato e molto più difficile. La pandemia da Covid-19 ha paralizzato l'economia globale, sconvolgendo le filiere produttive ed evidenziando le vulnerabilità di un sistema di economie nazionali interdipendenti, molte delle quali destinate a sperimentare quest'anno una profonda recessione.

La pandemia ha dimostrato che l'interruzione di una parte cruciale di una filiera può chiudere un intero settore o segmento industriale. I governi e le imprese si sono allarmati per la loro elevata dipendenza da alcuni Paesi per l'approvvigionamento vitale di prodotti alimentari, medici e farmaceutici, nonché per i componenti chiave dei beni che producono ed esportano.

Di conseguenza, i policymaker nazionali stanno esplorando nuove modalità per localizzare la produzione di beni e servizi essenziali. E i Paesi con grandi mercati nazionali punteranno a una maggiore autosufficienza, potenzialmente segnando la condanna a morte delle filiere produttive globali nel mondo post-pandemia.

L'insourcing o la regionalizzazione delle filiere accelererebbe ulteriormente la tendenza alla deglobalizzazione iniziata dopo la crisi finanziaria globale del 2008 e spingerebbe l'economia globale a frammentarsi in blocchi regionali. In risposta, i Paesi che attualmente si affidano alle filiere globali dovrebbero ristrutturare le proprie economie per concentrarsi maggiormente sulla domanda interna o regionale.

La ristrutturazione su larga scala implicita in tale scenario si tradurrebbe in risultati non ottimali per tutti. I costi di produzione aumenterebbero e le economie diventerebbero, per ironia della sorte, più vulnerabili agli shock esogeni. Ad esempio, un paese o una regione colpita da una malattia meno infettiva ma più letale del Covid-19 avrebbe maggiori difficoltà a ricostruire la propria capacità produttiva in un mondo deglobalizzato.

Le politiche economiche chiuse non sono la risposta. Ridurre le vulnerabilità correlate alle filiere produttive globali richiede più globalizzazione, non meno.

Per la maggior parte dei beni di consumo e dei beni d'investimento, a parte alcuni prodotti critici come le forniture sanitarie, le economie possono ridurre al massimo la propria dipendenza da un manipolo di altri Paesi o fornitori diversificando le fonti di approvvigionamento e costruendo riserve adeguate. La resilienza dovrebbe diventare un principio guida della politica economica, come dimostra la diversificazione dell'approvvigionamento alimentare di Singapore. Analogamente, le economie Asean+3 hanno dimostrato adattabilità e resilienza all'indomani della crisi del 2008 affidandosi con successo alla domanda interna e intraregionale per sostenere la crescita, mentre l'economia statunitense e quella europea sono state gravemente indebolite.

Di conseguenza, il contributo della domanda esterna alla crescita della regione, che si riflette nella quota delle esportazioni del Pil per valore aggiunto, ha registrato una forte flessione tra il 2008 e il 2015. Tuttavia, il calo tendenziale del rapporto tra commercio mondiale e Pil globale dopo il 2008 è il risultato di un riequilibrio della crescita, piuttosto che di una ritirata dalla globalizzazione, come molti hanno insinuato. Semmai, le filiere per la maggior parte dei prodotti si allungavano a fronte del cambiamento dei siti di produzione di vari componenti in risposta alle forze di mercato.

All'interno della regione Asean+3, la produzione di componenti a basso costo si è spostata in modo significativo dalle economie più avanzate alle economie in via di sviluppo, a vantaggio dei consumatori di tutto il mondo.Inoltre, anche la globalizzazione delle filiere per i servizi ha subito un'accelerazione nel decennio successivo al 2008. I progressi della tecnologia digitale hanno abbassato i costi di comunicazione e trasmissione dei dati, portando al boom della domanda di servizi di tecnologia dell'informazione e di outsourcing dei processi aziendali di cui hanno beneficiato economie emergenti quali India e Filippine.

Allo stesso modo, i viaggi aerei a prezzi più convenienti hanno alimentato un boom turistico globale. Le nuove soluzioni basate sulla tecnologia hanno permesso di riorganizzare i servizi turistici in filiere più complesse ma in ultima analisi più convenienti che soddisfano le esigenze individuali dei viaggiatori.

Non è stato un colpo di fortuna il fatto che la regione Asean+3 sia uscita illesa dalla crisi del 2008. Solidi fondamentali macroeconomici, nonché grandi cuscinetti fiscali e del settore finanziario, hanno permesso ai politici di condurre rapidamente la regione fuori dalla crisi adottando misure espansionistiche per stimolare la domanda interna.Oggi è necessaria una risposta simile. Sebbene la crisi da Covid-19 abbia messo in luce le vulnerabilità delle filiere produttive globali e delle economie che da esse dipendono, perseguire una strategia di insourcing o localizzazione della produzione sarebbe devastante per l'economia globale.

Al contrario, il superamento delle debolezze delle filiere richiede il potenziamento della globalizzazione e dell'integrazione economica, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento per costruire la resilienza e la riforma e il rafforzamento delle istituzioni multilaterali e dei forum multinazionali. Queste misure aiuteranno a garantire che, al verificarsi del prossimo shock globale, i governi siano attrezzati per cooperare efficacemente e resistere al richiamo del protezionismo. Questo sarebbe il miglior risultato per l'economia globale, in particolare per l'Asean+3.

Traduzione di Simona Polverino

Ex vice direttore dell'Asia and Pacific Department del Fondo monetario internazionale, è capo economista dell'Asean+3 Macroeconomic Research Office.

Copyright: Project Syndicate, 2020

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