emergenza al sud

Il Covid Hospital di Boscotrecase (Napoli) finisce sotto inchiesta dopo le denunce dei medici

Le testimonianze: «Mancano dispositivi di protezione, macchinari, personale e farmaci: impossibile assistere i malati»

di Vera Viola

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(Ansa)

Le testimonianze: «Mancano dispositivi di protezione, macchinari, personale e farmaci: impossibile assistere i malati»


3' di lettura

A pochi giorni dalla conversione da normale ospedale in struttura dedicata alla cura dei malati di Coronavirus, il Covid hospital di Boscotrecase, in provincia di Napoli, finisce nel mirino di carabinieri e della Procura di Torre Annunziata che apre un’inchiesta. Su di esso si indaga, dopo le numerose denunce da parte di medici e infermieri, sulle condizioni in cui si ritrovano a lavorare e per l’assistenza che di fatto non è possibile dare agli ammalati.
Cinque morti in pochi giorni, carenza di macchinari, di ventilatori, ma anche altri, penuria di dispositivi di sicurezza e assenza di personale specializzato. Dopo un avvio da incubo, che ieri aveva già determinato lo stop ai ricoveri, sono arrivati alcuni kit di protezione individuale ed è cominciata la sperimentazione con il farmaco del Pascale, Tocilizumab. Ma, a quanto pare, ciò ancora non basta a mettere in sicurezza operatori e ammalati.In serata è stata deliberata la realizzazione di altri 8 posti in terapia intensiva: i lavori inizieranno a giorni.

La testimonianza
Medici e infermieri hanno più volte denunciato una situazione di grave disorganizzazione che rischiava di creare un focolaio di contagi. Ma tutti o quasi hanno preferito rimanere anonimi.
«A inizio marzo – racconta uno dei medici in prima linea – siamo stati convocati e il direttore sanitario dell’Asl Na3 Sud, Gaetano D’Onofrio, ci ha annunciato la trasformazione dell’ospedale. È stato immediatamente chiuso il pronto soccorso e due giorni dopo è partita la nuova organizzazione». Al posto delle sale operatorie è stata allestita la terapia intensiva e, accanto, la subintensiva per un totale di una decina di letti. A cui via via vengono aggiunti altri. Sono sbarcati sotto al Vesuvio anche una decina di pneumologi provenienti da Pollena Trocchia, il cui ospedale è stato svuotato in vista di un’altra conversione in Covid Hospital, che però non è ancora avvenuta.
«Siamo partiti da un giorno all’altro – racconta il medico – senza che neanche venisse somministrata una sommaria formazione. Neanche su come indossare il kit di protezione». E commenta: «Non si può di punto in bianco trasformare un ospedale di provincia in struttura di frontiera per malattie infettive». E spiega : «Non abbiamo un solo infermiere che sia capace di fare rianimazione. Non abbiamo abbastanza kit di protezione individuale. Non abbiamo le attrezzature per rianimare».
Il racconto continua: «Sono arrivati pazienti intubati con ambulanze attrezzate, ma il personale ha utilizzato, non essendo preparato, ascensori e spazi comuni. Insomma, non c'è stata la minima organizzazione prima di partire».
Il grido d'allarme degli operatori di Boscotrecase nei giorni scorsi era stato accolto anche dal sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione, che in una lettera ne aveva indicato le carenze al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

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L’appello del Governatore
La realtà difficile di Boscotrecase, caso limite di una condizione diffusa di inadeguatezza delle strutture meridionali, non è sfuggita al governatore Vincenzo De Luca. Questi ieri in una lettera inviata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha lanciato a sua volta un accorato allarme prevedendo per i prossimi giorni il crollo delle strutture meridionali: «Il Sud è a un passo dalla tragedia: il governo agisca subito». De Luca nella sua lettera lamenta la mancata consegna degli apparecchi sanitari, delle forniture e dei dispositivi di sicurezza richiesti al Governo centrale. E riferendosi a casi come quello di Boscotrecase aggiunge: «Dopo aver creato decine di posti letto nuovi per la terapia intensiva, rischiamo di non poterli utilizzare per mancanza di forniture essenziali. Zero ventilatori polmonari; zero mascherine P3; zero dispositivi medici di protezione. A fronte di un impegno ad inviare in una prima fase 225 ventilatori sui 400 richiesti, e 621 caschi C-PAP, non è arrivato nulla».

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