Politecnico di Milano

Il Covid non ferma l’hi tech. Nuovo record per Industria 4.0

Applicazioni in progresso dell’8% anche nel 2020, il totale supera i 4 miliardi. Il traino dalle soluzioni legate all’internet delle cose Nel 2021 sprint a +15%

di Luca Orlando

(AdobeStock)

3' di lettura

Linea produttiva a San Pietroburgo, team di collaudo a Bologna, impossibilitato a spostarsi. Guaio che in passato sarebbe stato insormontabile, bloccando sia l’avvio delle nuove linee vaccinali Sputnik che l’incasso finale della commessa da parte dell’azienda.

Tema gestibile invece ora, con gli investimenti digitali del gruppo dei macchinari per packaging Marchesini a consentire di pilotare a distanza i tecnici russi. E più in generale (250 i collaudi remoti effettuati dal gruppo lo scorso anno) a scavallare senza traumi la pandemia.

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LA CRESCITA DI INDUSTRIA 4.0
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Emergenza Covid che ha messo ancor più in evidenza i benefici ampi del mondo 4.0, non a caso uscito quasi indenne dalla peggiore crisi del Paese dal dopoguerra. Eclatante, ad esempio, il risultato raggiunto proprio nel momento più duro dell’emergenza per arrivare a produrre componenti cruciali negli apparati di ventilazione polmonare. Valvole e adattatori realizzati nel pieno del lockdown per via remota, scambiando semplicemente un file e mettendo al lavoro una rete diffusa di stampanti 3D.

Un episodio, tra i tanti. E infatti, dall’Osservatorio Transizione Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano, emerge come il 2020 per le applicazioni hi-tech sia stato un altro anno di crescita, con il mercato italiano dell’Industria 4.0 a raggiungere un valore di 4,1 miliardi di euro, un progresso dell’8%. Risultato ovviamente inferiore rispetto alle previsioni formulate nel 2019 (+20%), ma di segno opposto rispetto alle stime di calo effettuate durante il primo lockdown. «A conferma del fatto - commenta Marco Taisch, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Transizione Industria 4.0 -, che non si tratta di una moda passeggera ma di una progettualità che sta rinnovando il settore industriale italiano in modo persistente. Le iniziative più semplici sono ormai conosciute e consolidate, con almeno un progetto attivato nel 75% delle imprese manifatturiere».

Le applicazioni di Industria 4.0 utilizzate dalle imprese manifatturiere sono ora 1400, il 28% in più rispetto al 2019, con le frequenze maggiori per le soluzioni di Industrial IoT, pari a un quarto del totale (380, +31%), spesso combinate con algoritmi di Analytics e Intelligenza Artificiale.

«Il 2020 - commenta Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Transizione Industria 4.0 - ha spinto le aziende a ripensare il modo in cui vengono gestite le operations. La trasformazione di modelli di business verso la digitalizzazione ha cambiato l’approccio con cui il valore viene trasmesso al cliente: remotizzazione, flessibilità e servitizzazione diventano gli elementi chiave nella gestione dell’impresa digitale». Gli investimenti della manifattura si concentrano prevalentemente in progetti di connettività e acquisizione di dati (Industrial Internet of Things), che valgono 2,4 miliardi di euro e il 60% della spesa, e negli Industrial Analytics, con 685 milioni e il 17% del mercato.E in prospettiva? Le previsioni per il 2021 indicano un’ulteriore accelerazione della spesa, ad un tasso compreso fra +12% e +15%, superando dunque i 4,5 miliardi di euro, spinta in particolare da Cloud Manufacturing (+25-30%), Advanced Automation (+15-20%) e Advanced HMI (+12-18%), Da parte delle imprese nei prossimi sei mesi le esigenze più sentite riguardano sgravi fiscali sugli operatori di fabbrica per abbassare il costo del lavoro (55%) e incentivi per l’assunzione di personale (41%), mentre nei prossimi due anni le aziende puntano soprattutto al rilancio di forme di iper e super ammortamento su beni strumentali (acquisto, revamping e accessori), tema indicato dal 48% del campione. Il 39% delle imprese auspica incentivi diversi da quelli in vigore per investimenti in beni immateriali, come software e piattaforme per la system integration. Interessante l’impatto dello smart working sulle attività: è stato remotizzato in questo modo il 40% delle attività di formazione, controllo e audit della qualità e di monitoraggio degli impianti e il 25-30% delle attività di manutenzione, gestione delle officine, collaudo delle macchine. Evidenti i benefici in termini di flessibilità (nel 67% dei casi) e tempestività (55%) di risposta ai problemi, mentre è migliorata la soddisfazione dei lavoratori.

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