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Il Covid non frena le aziende straniere: +8,7% nei due anni di pandemia

Secondo i dati Unioncamere-InfoCamere, tra il 20 marzo 2020 e il 31 marzo 2022, le imprese guidate da titolari stranieri sono aumentate più della media nazionale. Oggi sono il 10,7% del totale

(Kzenon - stock.adobe.com)

2' di lettura

Con quasi 650mila imprese, il 10,7% del totale, alla fine di marzo 2022 l’imprenditoria straniera si conferma una componente strutturale del tessuto imprenditoriale italiano, presente nel 94% dei comuni italiani e capace di attraversare indenne – allargando anzi il proprio perimetro – l’emergenza Covid.

Tra la fine di marzo 2020 e il 31 marzo di quest’anno, il numero di imprese guidate da persone nate fuori dai confini nazionali è cresciuto di 54mila unità, ovvero dell’8,7%, contro una crescita media del totale delle imprese del 2,3% nel periodo.

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A dirlo sono i dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio elaborati da Unioncamere-InfoCamere nel periodo che va dal 31 marzo 2020, coincidente con l’avvio della fase di emergenza sanitaria, e il 31 marzo di quest’anno.

A fare da volano, come per il resto del tessuto imprenditoriale del Paese, hanno contribuito gli incentivi al recupero del patrimonio edilizio: il 39% di tutto l’incremento delle imprese di stranieri si è infatti registrato nel settore delle costruzioni (+20.974 unità).

La crescita è guidata da Romania e Albania, ma aumentano notevolmente anche le imprese nigeriane e pakistane.

«Le imprese gestite da persone di origine straniera rappresentano una realtà sempre più consolidata nel nostro Paese», commenta il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. «È però una impresa che solitamente nasce piccola, poco strutturata, espressione delle capacità del singolo e delle opportunità del mercato. I consistenti flussi di immigrati che arrivano nel nostro Paese penso che continueranno ad alimentare questa dinamica e quindi l’ulteriore diffusione del tessuto imprenditoriale straniero, che è un fattore di crescita per tutta l’economia nazionale. Queste imprese, però, vanno aiutate a rafforzarsi e a integrarsi pienamente nel tessuto produttivo e sociale italiano».

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