BILANCIO 2020

Il Covid spinge l'asporto nelle enoteche, ma per il 46% vendite in calo

Un'indagine curata dall'associazione Vinarius mette in evidenza l'impatto negativo soprattutto sulle strutture con mescita, le più penalizzate

di Giambattista Marchetto

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Un'indagine curata dall'associazione Vinarius mette in evidenza l'impatto negativo soprattutto sulle strutture con mescita, le più penalizzate


3' di lettura

Non è stato solo l'e-commerce a trascinare il vino nell'anno del Covid. Anche gli acquisti in presenza hanno vissuto un rimbalzo anticiclico, probabilmente legato al “congelamento” della ristorazione e così si scopre che il 67% delle enoteche classiche (senza mescita) ha registrato un aumento medio di fatturato di 10 punti percentuali nella maggior parte dei casi, con punte del +30% (per il 15% delle strutture).

C'è un dato positivo che emerge dal sondaggio realizzato a inizio 2021 da Vinarius, l'associazione delle Enoteche italiane, che per tracciare un bilancio dell'anno stravolto dal Covid ha esteso l'indagine anche alle enoteche non associate. «L'indagine ha coinvolto oltre 80 enoteche italiane – chiarisce il presidente Andrea Terraneo –. L'obiettivo era una fotografia reale della situazione delle vendite durante il 2020, con un focus particolare sul Natale».

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Mescita in affanno

Le enoteche senza mescita rappresentano però il 66% del campione coinvolto nel sondaggio di Vinarius e se di queste solo una parte ha sofferto, quel 34% del campione fatto di enoteche con mescita ha invece subito un contraccolpo più forte: il 36% dichiara infatti di aver registrato un calo annuale delle vendite per le restrizioni di oltre il 40%. «Il sondaggio – spiega Terraneo - mostra i pesanti risvolti che la crisi ha portato. Da un punto di vista delle vendite, per oltre il 46% degli intervistati il 2020 è stato nettamente peggiore rispetto al 2019. Interessante però il dato sul Natale, che per quasi il 50% del campione ha rappresentato una vera boccata d'ossigeno, registrando vendite superiori a quelle dell'anno precedente, a dimostrazione di quanto il consumatore, impossibilitato a recarsi al ristorante, abbia comunque voluto consumare il vino». Stessa dinamica se si guarda alla capacità di spesa del cliente. Se si analizzano i risultati del sondaggio avendo come riferimento il Natale 2020, quasi il 41% del campione ha risposto che la capacità di spesa del consumatore è stata migliore rispetto alle festività dell'anno precedente. Se si allarga invece lo sguardo all'intero 2020 tale tendenza si capovolge e quasi il 45% ha risposto che è stata peggiore.

Crescono delivery ed e-commerce

Aumento del delivery e della vendita online, attivazione dei canali social, crescita delle vendite nelle fasce di prezzo intermedie (tra 15 e 30 euro). Sono questi i trend principali che emergono dall'indagine.Il 58% delle enoteche con mescita dichiara di aver incrementato il delivery e il 35% dice di aver attivato il servizio di asporto per i clienti. Anche il 51% di quelle senza mescita ha spinto sul delivery e il 33% ha dichiarato un aumento della vendita al minuto.In generale si registra un riscontro positivo sul digitale: il 15% delle enoteche intervistate infatti ha potenziato la sua presenza nei canali social o sviluppato un e-commerce con vendita diretta.La peculiarità dell'enoteca è emersa anche nel 2020 dell'esplosione digitale, perché «sulle piattaforme generaliste si trovano brand accattivanti e vini d'annata, con un approccio strettamente commerciale – chiarisce il presidente di Vinarius –. L'e-commerce della singola enoteca è invece il luogo in cui si possono scoprire annate particolari o referenze specifiche per appassionati. Non ci vengono a chiedere i prodotti che trovano ovunque, ma sul vino o sul liquore specifico possono arrivare ordini anche dall'estero».

Ancora difficoltà nel 2021 a causa del Dcpm

Dopo un 2020 affetto da pandemia, il 2021 è iniziato in salita con il Dpcm del 16 gennaio che vieta la vendita per asporto di qualsiasi bevanda alcolica dalle ore 18 ai negozi specializzati (dunque enoteche e ristoranti), lasciando invece libertà a tutti gli altri negozi commerciali. «È una discriminazione assurda e abbiamo messo in evidenza il misunderstanding in una lettera aperta al Governo – rimarca Terraneo –. Si è confuso il termine enoteca, immaginando quella con mescita, mentre l'enoteca classica nasce come una biblioteca di vini da asporto. E il tutto è stato aggravato dall'indicazione dei codici Ateco, che crea un precedente rischioso per eventuali prossimi provvedimenti». Per questo Vinarius, sostenuta anche dai vignaioli indipendenti della FIVI, ha lanciato un appello per ristabilire l'equità e permettere la vendita per asporto a tutti gli esercizi. E sono già partite due interrogazioni alla Camera e al Senato.“Lo sviluppo del settore era positivo negli ultimi due anni prima del Covid – conclude Terraneo –. Il mercato era sano e gli operatori preparati, il lavoro girava nonostante la grande distribuzione e l'e-commerce, perché di fatto siamo tutti colleghi nel grande mondo eterogeneo della proposta di vino ai consumatori. Più aperture ci sono, più cresce la qualità dell'offerta, che nel caso delle enoteche si è sempre distinta proprio per la figura esperta del gestore». Da Vinarius parte anche una proposta per una maggiore sintonia e collaborazione a livello di filiera del vino, per far sentire la propria voce nelle sedi istituzionali.

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