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Il Covid spinge l’export digitale per una Pmi su due

Secondo un’indagine di Promos Italia metà delle imprese del campione ha aumentato il ricorso alle vendite online oltreconfine in seguito alla pandemia e il 67% intende potenziare gli investimenti su questo fronte nei prossimi tre anni

di Chiara Bussi

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(Adobe Stock)

Secondo un’indagine di Promos Italia metà delle imprese del campione ha aumentato il ricorso alle vendite online oltreconfine in seguito alla pandemia e il 67% intende potenziare gli investimenti su questo fronte nei prossimi tre anni


3' di lettura

Prima il lockdown a catena nelle varie aree del mondo, poi le graduali aperture con numerose restrizioni e l'inevitabile impatto sulle esportazioni. Eppure proprio questa situazione di necessità ha portato le imprese del made in Italy a esplorare canali alternativi per affacciarsi sui mercati internazionali sfruttando il potenziale del digitale. Secondo un'indagine realizzata da Promos Italia per il Sole 24 Ore su un campione di 399 Pmi il 49% ha aumentato il ricorso a questo canale in seguito alla pandemia. E il 66,9% prevede un ulteriore sviluppo dell'export digitale nei prossimi tre anni.

Europa principale mercato di sbocco
In seguito all'esplosione della pandemia il 7,9% del campione ha registrato un aumento delle vendite online tra lo zero e il 5%, mentre il 6,5% segnala un incremento di questa modalità dal 5 al 10%. E ancora: il 7,9% ha visto crescere il canale digitale tra il 10 e il 20% e un’altra percentuale analoga tra il 20 e il 30 per cento. Per il 12% le nuove esigenze imposte dalla pandemia hanno portato a potenziare la formula online di oltre il 30 per cento.

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Il mercato di sbocco dell’export digitale resta in prevalenza quello europeo (per il 53,2%), seguito dall'Asia (23%) e dalle Americhe (18%). Per realizzarlo quasi quattro Pmi su dieci hanno aderito alle piattaforme già esistenti, mentre il 26% utilizza le proprie.

«Il lockdown – dice il Presidente di Promos Italia Giovanni Da Pozzo - ha aumentato la consapevolezza dell’importanza dei canali digitali per fare business internazionale. È importante che gli operatori intraprendano la sfida del digitale ma è altrettanto importante lavorare sulla loro cultura digitale, formandoli e accompagnandoli in tutte le fasi del processo. Marketplace e e-commerce sono l’ultimo miglio di un percorso che parte dalla formazione e dalla conoscenza. Chi fa impresa, giustamente, prima di fare un investimento vuole averne compreso costi e benefici».

Gli ostacoli e gli investimenti
La situazione è in miglioramento ma sono ancora molti gli ostacoli sulla strada. Primo tra tutti i costi, indicati da quasi un terzo del campione. Ma anche la difficoltà a trovare un partner locale (25,2%) e le complessità legate all’ingresso nel mercato di sbocco (18,7%). E per il 7,9% lo scoglio più grande è la lingua. Per quasi 7 Pmi su 10, tuttavia, l'export digitale sarà la strada obbligata nei prossimi tre anni e saranno necessari investimenti. La maggioranza di esse (pari al 30%) intende mettere sul piatto meno di 15mila euro, il 16,5% tra i 15 e i 30mila euro, il 5,8% da 30 a 50mila. Solo l’1,4% dedicherà a questa priorità tra 50 e 100mila euro e lo 0,7% appena lo 0,7 per cento.

L’iniziativa Digit Expert
Per aiutare le imprese a districarsi Promos Italia ha messo a punto il servizio di prima assistenza virtuale Digit Expert. L’iniziativa permette alle aziende di accedere a una rete di esperti sui diversi temi relativi all’export digitale, con la compilazione del digital business plan, lo sviluppo del digital marketing, la strategia, il marketplace, la logistica e i pagamenti per l’e-commerce, senza trascurare gli aspetti normativi. L’azienda può fissare un appuntamento di 30 minuti con l’esperto in videochiamata o chat.

Il piano Export e la situazione del mercato
A conferma del ruolo strategico del digitale nei piani di internazionalizzazione delle imprese, l’e-commerce è uno dei sei pilastri del Piano Export lanciato dal Governo a giugno. L’ulteriore sviluppo di questo canale avverrà attraverso intese con le piattaforme internazionali, l’accesso delle Pmi a un numero sempre maggiore di marketplace digitali grazie all’assistenza fornita dallo Stato, fiere ed eventi digitali.

Se è vero che l’export sarà la chiave per il rilancio, quello digitale è dunque destinato a guadagnare sempre più terreno nei prossimi anni. Ma quanto vale il mercato dell’export digitale? L’ultimo fermo immagine realizzato dall'Osservatorio del Politecnico di Milano, risale al 2019 quando le esportazioni attraverso il canale digitale di prodotti destinati a consumatori finali (B2C) o intermediato (B2B2C) ha raggiunto un valore di 11,8 miliardi di euro, con una crescita del 15% rispetto al 2018. Il peso dell'export digitale B2C su quello tradizionale è pari a poco più del 7%, se si considerano i prodotti di consumo (in linea con il livello di penetrazione dell’e-commerce B2C nazionale). È invece di appena il 2,5% se si allarga il focus a tutte le tipologie di beni. I prodotti più venduti online all’estero sono quelli della moda (abbigliamento, calzature e accessori), che copre il 66% dell’export digitale totale e totalizza 7,8 miliardi. Segue il food con l’11% delle esportazioni digitali e l’arredamento. L’export online B2B vale invece 134 miliardi, in aumento dell'1,5% rispetto al 2018 ed è pari al 28% delle esportazioni complessive.

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