ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCampobello di Mazara

Messina Denaro, trovato un secondo covo. Viaggio nel paese abusivo con le vie senza nome

Diecimila abitanti circa, quattro quartieri, un’economia basata sull’olivicoltura: questo è Campobello di Mazara in provincia di Trapani

di Nino Amadore

Messina Denaro, le immagini del covo

3' di lettura

Si chiama Campobello (in siciliano Campubeddu) ma in questa appendice di Sicilia il bello è stato e resta sotto attacco. Ed è la bruttura del disordine urbanistico, della violazione dei diritti, delle prepotenze della mafia che ha preso e spesso prende il sopravvento. Diecimila abitanti circa, quattro quartieri, un’economia basata sull’olivicoltura: questo, in una sintetica definizione, è Campobello di Mazara in provincia di Trapani.  Allargando lo sguardo, però, è molto di più: un paradigma delle storture di una terra piegata dalla mafia e dal malaffare. Una terra di grandi potenzialità (dall’olio al vino, al turismo) trasformata dai criminali in terra di conquista e da cittadini disonesti in luogo di saccheggio e sfruttamento senza regole.

Caccia ai covi di Messina Denaro

Il primo covo di Matteo Messina Denaro, per dire, si trova in Via Cb 31 poi ribattezzata via San Vito, martire e patrono (si può dire) di tutti i trapanesi. Oggi la scoperta del secondo covo lì vicino. Allargando lo sguardo su tutti e quattro i quartieri di Campobello ci si accorge che quella sigla (Cb) riguarda buona parte di questa cittadina, soprattutto nelle periferie: Ci sono strade che si chiamano semplicemente Via I, Via H, Via Y e altre che invece vanno da Cb 7 a salire (Cb 8 eccetera). La toponomastica dell’abusivismo è una scienza esatta e qui vi si trova una chiara rappresentazione: sono soprattutto le strade periferiche ad avere queste denominazioni ma anche, come si è visto nel caso del covo di Matteo Messina Denaro, alcune vie del centro.

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Da queste parti l’abusivismo rappresenta una costante : si veda il destino (crudele) di Tre Fontane, borgo marinaro e frazione di Campobello di Mazara, dove vi si trova un agglomerato di palazzine mai completate o completate male con strade che hanno anonime sigle: T. F.1, T. F.2, T. F.3, eccetera oppure semplicemente via 114 Ovest o 113 Ovest. I più fortunati sono coloro che hanno costruito di fronte al mare. Nel 2011 l’allora sindaco Ciro Caravà, poi condannato per mafia in appello ma infine assolto mentre il Comune veniva sciolto per lo stesso motivo, si trovò a gioire perché aveva trovato il modo di sanare 800 case costruite lungo gli otto chilometri dello splendido litorale a sud di Trapani. Caravà (oggi defunto) è stato poi condannato per aver avuto rapporti con Leonardo Bonafede, esponente della cosca locale e parente di quell’Andrea Bonafede (il vero) che si è intestato l’appartamento acquistato da Messina Denaro per la latitanza.

Da quell’inchiesta emerge che secondo gli investigatori, la famiglia mafiosa di Campobello di Mazara avrebbe mantenuto un collegamento stretto con Matteo Messina Denaro e, «attraverso un pervasivo controllo del territorio», sarebbe riuscita a «infiltrare progressivamente le attività imprenditoriali ed economiche dell’area». Una costante, si direbbe, fino a lunedì. Oggi possiamo dire che Campobello di Mazara è certo il paese del favoreggiatore e autista personale del boss Giovanni Luppino, finito anche lui in manette. Ma è il paese del boss Francesco Luppino, fedelissimo di Matteo Messina Denaro, arrestato a settembre dello scorso anno dagli uomini del Reparto operativo di Trapani guidati dal colonnello Andrea Pagliaro.

Per non parlare, ancora, dello scandalo dei campi migranti di Campobello di Mazara e di Castelvetrano, distanti pochi chilometri l'uno dall'altro. Ci vivono oltre mille persone, emarginati e destinati ad esserlo ancora di più. Quello di Campobello è autorizzato per 250 persone ma ve ne arrivano molti di più, soprattutto nella stagione di raccolta delle olive, con un proliferare di campi abusivi su tutto il territorio.

I magistrati della Procura di Palermo e i carabinieri del Ros intanto avrebbero individuato un secondo covo utilizzato dal boss. Il capomafia avrebbe fatto realizzare una sorta di bunker all’interno di un’altra abitazione nella stessa area.

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