ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’INDAGINE DI BANCA D’ITALIA

Il credito facile per famiglie e imprese continuerà

Il costo dei mutui in Italia è più basso della media dell’eurozona. Con l’ultima operazione TLTRO3 di dicembre assegnati 33 miliardi a 37 banche italiane

di Davide Colombo

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Nei primi nove mesi del '19 il costo dei nuovi prestiti alle società non finanziarie si è mantenuto stabile, mentre quello dei nuovi mutui alle famiglie è sceso (imagoeconomica)

Il costo dei mutui in Italia è più basso della media dell’eurozona. Con l’ultima operazione TLTRO3 di dicembre assegnati 33 miliardi a 37 banche italiane


2' di lettura

Nella coda del 2019 le politiche di offerta applicate ai prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni hanno registrato un ulteriore lieve allentamento. La tendenza è in atto ormai da molti trimestri ed è destinata a proseguire, stando ai risultati nazionali dell’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro (Bank lending survey) diffusi da Banca d’Italia.

All’indagine, conclusa nel dicembre scorso, hanno partecipato dieci tra i principali gruppi bancari italiani. In proiezione le banche italiane si aspettano una lieve ripresa della domanda di prestiti da parte delle imprese, mentre rimarrebbe invariata quella delle famiglie. Stando al Bollettino economico diffuso venerdì scorso, 17 gennaio, vale ricordare che nei primi nove mesi del ’19 il costo dei nuovi prestiti alle società non finanziarie si è mantenuto stabile, all’1,5%, mentre quello dei nuovi mutui alle famiglie è sceso di circa 30 punti base nel terzo trimestre, all’1,4% a novembre, poco sotto al valore medio nell’area dell’euro, pari all’1,5 per cento. Il calo è dovuto soprattutto al minor costo dei contratti a tasso fisso, su cui ha influito la flessione dei tassi di mercato nei mesi estivi.

Il motore della concorrenza
L’effetto espansivo della pressione concorrenziale tra le banche, spiega Bankitalia nella nota diffusa a commento dei dati nazionali, ha compensato il contributo moderatamente restrittivo esercitato dal maggior rischio percepito. In pratica, nonostante la debolezza dell’economia, le banche sembrano più disposte a tollerare i rischi impliciti di nuovi prestiti alle imprese. Nella precedente edizione della Bank lending survey alle banche era stato chiesto anche di valutare l’impatto di alcune misure adottate in settembre dal Consiglio direttivo della Bce. L’attesa è per una nuova ripresa degli acquisti netti di attività.

La leva della politica Bce
Dall’inizio di novembre erano stati riavviati gli acquisti netti mensili nell’ambito dell’APP (Expanded Asset Purchase Programme): alla fine di dicembre il valore in bilancio dei titoli pubblici acquistati dall’Eurosistema era pari a 2.103 miliardi di euro; quello delle obbligazioni bancarie garantite a 264 miliardi; quelli delle asset-backed securities e delle obbligazioni societarie erano di 28 e 185 miliardi, rispettivamente. Il valore dei titoli pubblici italiani in bilancio ammontava a 364 miliardi di euro, di cui 326 acquistati dalla Banca d’Italia. Quello delle attività che giungeranno a scadenza nei prossimi dodici mesi e saranno reinvestite dall’Eurosistema è pari a 258 miliardi, di cui il 78 per cento è costituito da titoli pubblici.

Con la seconda delle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (Targeted Longer- Term Refinancing Operations, TLTRO3), regolata il 18 dicembre, sono stati assegnati nel complesso 98 miliardi a 122 controparti, di cui 33 miliardi a 37 banche italiane. Lo stesso giorno sono stati rimborsati 147 miliardi presi in prestito con le operazioni della serie precedente (TLTRO2), di cui 51 dagli intermediari italiani.

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