CommentoPromuove idee e trae conclusioni basate sull'interpretazione di fatti e dati da parte dell'autore.Scopri di piùfine di un mito

Il crepuscolo del posto in banca, compromesso ben pagato (da Gino Paoli a Sarri)

Gli esuberi di Unicredit certificano la morte di quello che era «l’impiego di chi si accontenta», tentazione di artisti e scrittori in fuga dalla precarietà. «Un mondo finito per sempre», secondo Maurizio De Giovanni, romanziere ed ex bancario

di Francesco Prisco

C’era una volta il posto in banca

4' di lettura

Avete letto degli esuberi Unicredit? Meglio non fare i Gufi. Non nel senso dei menagrami a buon mercato, ma in quello del leggendario complesso di Nanni Svampa che nel 1966 cantava: «Io vado in banca/Stipendio fisso/ Così mi piazzo/ E non se ne parla più». Un mondo morto e sepolto, a giudicare dalle recenti cronache finanziarie. Perché il mito del posto fisso in un istituto di credito, con tanto di welfare prestigioso, tredicesima e quattordicesima pagata, non esiste più.

I Gufi nel 1966 cantavano «Io vado in banca» (Fotogramma)

C’era una volta il porto sicuro
Non che sia finita l’occupazione bancaria, ci mancherebbe, ma ciò che ha rappresentato per l’immaginario collettivo di più di una generazione di italiani è tramontato per sempre. Negli anni del boom economico e poi più avanti, fino al crollo di Lehman Brothers, era il compromesso definitivo che ti salvava la vita, il piano B che ai piani alti fruttava stipendi da serie A, un «tanti saluti» indirizzato alla precarietà. Negli ultimi 11 anni la percezione sul ruolo del bancario è radicalmente cambiata, non è più quel porto sicuro che, se metti da parte qualcosina ogni mese, alla lunga ti porta pure alla casa al mare.

Gino Paoli nel 1991 centra il successo di «Quattro amici»

I «Quattro amici» di Paoli
Vi ricordate l’ultima hit di Gino Paoli? Era il 1991: «Eravamo quattro amici al bar/ Che volevano cambiare il mondo/ Destinati a qualche cosa in più/ Che a una donna ed un impiego in banca». Perché c’è stato un tempo in cui o facevi la rivoluzione o lavoravi in banca. Al massimo partivi bancario e finivi rivoluzionario. E finivi male come Total (Flavio Bucci), protagonista di La proprietà non è più un furto (1973) di Elio Petri, così frustrato dal proprio anonimo destino borghese da cadere in preda a un delirio marxista-mandrakista. E farsi ladro fino alla morte.

Da artista a sportellista
La morte in banca, come il titolo del romanzo scritto da Giuseppe Pontiggia (1959), ex bancario figlio di bancario che, ancora giovane, riunisce le proprie tristi esperienze professionali nella storia di un impiegato suo malgrado, un ragazzo che coltiva grandi sogni ma è costretto ad accantonarli per qualche solida certezza a tinte grigie, da consumarsi in mezzo a persone mediocri. Volevi fare l’artista e ti ritrovi sportellista.

Maurizio De Giovanni, romanziere ed ex bancario

De Giovanni, bancario bestseller
Bancario e romanziere è stato Maurizio De Giovanni, bestseller del ciclo dei Bastardi di Pizzofalcone che lavorava come vicedirettore di filiale al Banco di Napoli. «Il posto in banca - racconta - per lungo tempo è stato un compromesso con i sogni, in un certo senso una scelta “vile” rispetto a quelle che possono essere le grandi speranze di un ragazzo. Ti ritrovavi a fare il bancario perché magari non avevi il coraggio di scommettere tutto sul tuo piano A. Se entriamo in una scuola elementare, difficilmente troveremo un bambino che ci dice che da grande vuole fare il bancario. Però bancari ci si ritrovava, nonostante tutto. Il classico lavoro che non ti fa morire di sete ma neanche ti disseta completamente. E poteva significare pure frustrazione tutto questo».

Mel Previte con Ligabue a Campovolo nel 2005 (Ansa)

Mel Previte, bancario che suona con Ligabue
Con le dovute eccezioni del caso. Negli anni Novanta per esempio, in campo musicale, era di culto assoluto la figura di Mel Previte, chitarrista di Ligabue del quale il rocker di Correggio ebbe a dire: «Ha un’idea molto pura della musica e credo che sia per questo che non ha mai abbandonato il suo mestiere di bancario, ancora adesso per suonare con noi sfrutta le ferie o prende aspettative. È un suo modo per dire: io suono solo per passione, non lo faccio per mestiere».

Maurizio Sarri, allenatore della Juventus con un passato da sportellista (Epa)

Sarri e il culto per il lavoro
Bancario mancato come De Giovanni, seppure abbia fatto meno esperienza in filiale dello scrittore napoletano, è Maurizio Sarri, allenatore della Juventus. «Gli ex bancari che si dedicano finalmente al mestiere dei propri sogni - continua lo scrittore - si portano dentro una foga tutta speciale. Molti romanzieri sono fantasisti, io sono il classico mediano col culto del lavoro: sono abituato alla sveglia alle 6.30, caffè e cravatta. È per questo che scrivo quattro libri all’anno. Ed è allo stesso modo che mi spiego l’ossessione per il lavoro in seduta di allenamento di Sarri».

Gli ex bancari che si dedicano finalmente al mestiere dei propri sogni si portano dentro una foga tutta speciale. Siamo mediani, più che fantasisti

Ma adesso che le grandi dinamiche della finanza internazionale hanno messo in crisi il concetto di lavoro in banca come porto sicuro, è meglio o peggio per i ragazzi col sogno di una carriera «artistica» nel cassetto? «Anche le cosiddette carriere “artistiche” - risponde De Giovanni - ora tendono a professionalizzarsi. Troviamo corsi di scrittura creativa e corsi universitari da influencer. In banca non si hanno più le garanzie di una volta. Quel mondo lì è finito per sempre. Per cui, se uno può permetterselo, fa bene a provarci». Rieccoci ai quattro amici al bar di Gino Paoli. Vogliono ancora cambiare il mondo, ma il finale è un tantino diverso. Il curriculum in banca? Forse l’anno prossimo. Intanto apro un profilo Instagram.

PER APPROFONDIRE:
Banche, rapporto shock: margini a picco e 70mila
Banche, in 10 anni persi 470mila dipendenti

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...