carichi eccezionali

Il crollo dei ponti blocca i trasporti pesanti

di Marco Morino


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(Bloomberg)

3' di lettura

Dopo il crollo del ponte di Annone (Lecco), verificatosi a ottobre scorso sulla Statale 36, per i trasporti eccezionali è sempre più difficile viaggiare su strade e autostrade. La complessità dei permessi, assieme all'assenza di una direttiva a livello nazionale, sta progressivamente spingendo il settore verso lo stallo, con pesanti conseguenze sull'intero sistema economico del nostro Paese. Tra le regioni maggiormente colpite ci sono la Lombardia – che ha il maggior numero di imprese - e l’Emilia Romagna, ma il problema si sta estendendo a tutti i territori, a cominciare dalle Marche.

A lanciare l’allarme è il presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè, che invoca una direttiva a livello nazionale, con disposizioni di carattere generale, per sbloccare la situazione e consentire alle imprese di lavorare.

Tra i settori industriali, a essere particolarmente colpita è l'industria della caldareria, che produce ed esporta, per il 95%, prodotti di heavy industry. L’Aipe (l’associazione delle imprese di caldareria) stima danni per 600 milioni di euro e annuncia la mobilitazione e l’azione penale. «Il trasporto pesante su gomma - spiega Luca Tosto, presidente di Aipe - rischia la paralisi . Da quando si sono verificati crolli di ponti e cavalcavia, che hanno riproposto il tema della manutenzione delle strade e della sicurezza, né le Province né l’Anas si assumono la responsabilità di firmare le autorizzazioni per i trasporti eccezionali eccedenti i limiti dell'art.62 (circa 100 tonnellate), vietando a questi mezzi di fatto la percorrenza di gran parte della rete stradale della Penisola, lì dove sono presenti ponti e cavalcavia. Questo sta mettendo in ginocchio quelle imprese che si servono del trasporto pesante per le loro merci».

«È scattato da parte di molte amministrazioni il timore di diventare oggetto d'inchiesta da parte della magistratura. Una paura che, in tema di permessi e autorizzazioni legati a questo genere di trasporto, si traduce in un eccesso di rigidità» incalza Uggè. Nelle scorse settimane era stato Alberto Ribolla, presidente di Confindustria Lombardia, a sollevare il problema: «Pur comprendendo la cautela indotta dal tragico evento del ponte di Annone - spiega Ribolla - il sistema produttivo lombardo non può fare a meno di trasporti rapidi ed efficienti. Questo stallo inaccettabile si ripercuote pesantemente sulle nostre imprese, che rischiano la paralisi della propria attività con effetti anche molto pesanti in termini di penali laddove non dovessero rispettare i tempi previsti dai contratti con i clienti».

Due le cause dello stallo, secondo quanto denuncia l’Aipe: il passaggio delle competenze tra le strade delle Province/Regioni all’Anas e l’immobilismo dei funzionari e dirigenti pubblici, che non si vogliono assumere la responsabilità di concedere le autorizzazioni per poi doverne rispondere al verificarsi di problemi, come i crolli, durante i trasporti. La situazione è aggravata dal lungo iter burocratico cui sono sottoposte le imprese e dall'onere economico per ottenere le autorizzazioni al trasporto pesante. Per i carichi superiori alle 100 tonnellate, le aziende devono effettuare verifiche sulla stabilità e sulle condizioni dei ponti a proprie spese. «Un ulteriore e pesante aggravio di costi» ribadisce Tosto.

«L’emergenza è nazionale: il governo deve rompere il silenzio» attacca Uggè. L’Aipe, per le imprese della caldareria, stima una perdita dal 15 al 20% del fatturato. Una quota che potrebbe aumentare nel momento in cui il mercato internazionale capirà che in Italia è meglio non effettuare ordini per apparecchiature di questo genere. L’Aipe ha intenzione di far fronte comune con altre associazioni di categoria danneggiate per effettuare manifestazioni di protesta e avviare un’azione legale per richiedere il risarcimento dei danni.

Tra le possibili soluzioni proposte da Aipe per superare la crisi ci sono:
1) deroga per sei mesi e conseguente rilascio dei permessi per le apparecchiature già acquisite alla data del 28/02/2017. In questi sei mesi organizzare un tavolo di lavoro con i trasportatori per trovare un percorso “protetto” sul quale convogliare tutti i trasporti di questo tipo per le varie zone geografiche, in modo da evitare limitazioni per il futuro;
2) effettuare perizie dei ponti interessati con valenza almeno biennale o triennale in modo da tamponare il problema e, al contempo, effettuare adeguata manutenzione da parte di Anas o Provincia.

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