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Il crowdinvesting raddoppia, in Italia mercato da 518 milioni

di Maximilian Cellino


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(Agf)

3' di lettura

Il crowdinvesting si lascia alle spalle in Italia un altro anno di numeri pressoché raddoppiati, continua a rincorrere il resto d’Europa, ma ambisce a entrare in una sorta di «fase due» in grado di portarlo alla maturità dopo la sperimentazione e l’entusiasmo iniziale. A fare il punto della situazione sulla raccolta di capitale attraverso Internet a fine di investimento in azioni di un’azienda o in prestiti generalmente non garantiti è il 4° Report italiano sul Crowdinvesting, che il Politecnico di Milano presenta questa mattina e che traccia una riga sulla sabbia al primo semestre del 2019.

Il passato appena alle spalle parla per gli ultimi 12 mesi di volumi ancora una volta in forte crescita. Sono stati infatti raccolti 49 milioni di euro nell’equity crowdfunding (cioè la sottoscrizione di capitale di rischio) e 207 milioni nel social lending (il finanziamento attraverso prestiti), portando l’ammontare complessivo per i due comparti rispettivamente a 82,3 e 435,6 milioni. Resta però tuttora rilevante il divario i Paesi che contano nel Vecchio Continente: non soltanto l’irraggiungibile Gran Bretagna, con 4,8 miliardi di sterline raccolte nel solo 2017 (quando in Italia si viaggiava ancora sotto i 100 milioni) secondo i dati più recenti pubblicati dal Cambridge Centre for Alternative Finance, ma anche la Germania (543 milioni di euro) e la Francia (496 milioni).

Tornando all’Italia, la spinta nello specifico è stata fornita nell’equity crowdfunding dal generale allargamento della portata dello strumento (negli ultimi 12 mesi vi sono state ben 13 campagne da almeno un milione di euro) e dagli sviluppi favorevoli nel settore del real estate, dove al momento il tasso di successo delle operazioni raggiunge il 100%. Grazie anche al proliferare delle piattaforme attive (sono 6 rispetto alle due sole di un anno fa, ma altre sono ai nastri di partenza) i progetti finanziati legati al settore immobiliare sono stati 8 in ambito equity, per un valore complessivo di 8,8 milioni raccolti, e oltre 30 nel lending, con un volume di 6,8 milioni.

Guardando al futuro, le principali indicazioni per lo sviluppo dell’industria si legano in primo luogo alla dimensione dei soggetti interessati, su entrambi i fronti. Se infatti da una parte, come si nota nel rapporto del Politecnico a proposito del lending, «ormai non sono più solo le micro-imprese ad accedervi, ma anche aziende più importanti che fanno riferimento a gruppi importanti», dall’altra l’ingresso di Intesa Sanpaolo in una piattaforma equity e quello di Banca Sella nel lending «è indice di una nuova attenzione del mondo della finanza verso il crowdinvesting».

Lo sviluppo del mercato richiede anche il necessario adeguamento delle strutture che garantiscono il suo stesso funzionamento. E se dal punto di vista degli intermediari occorre ricordare come siano ormai 35 i portali autorizzati per l’equity e 13 le piattaforme attive nel lending, sotto l’aspetto normativo l’attenzione è tutta centrata sulla revisione del regolamento Consob per l’equity crowdfunding. al momento in consultazione. Quest’ultimo propone importanti novità, quali la possibilità per i portali autorizzati di collocare titoli di debito e di offrire «vetrine» per la compravendita delle azioni sottoscritte. Manca invece ancora una disciplina specifica che abbracci anche l’ambito del lending, che sarebbe secondo gli esperti del Politecnico di Milano quantomeno opportuna nel momento in cui il mercato si avvia verso una fase di maturazione.

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