scenari finanziari

Il cruccio dei mercati è ora il bilancio della Fed. Sarà ridotto di 500, 1.000 miliardi o resterà invariato?

di Vito Lops

2' di lettura

A fine marzo scopriremo se Usa e Cina avranno trovato un accordo sui dazi commerciali, uno dei market mover più potenti degli ultimi mesi e senza dubbio una delle cause dietro la profonda correzione che ha interessato i listini azionari dallo scorso autunno. Ma in cima alla lista degli operatori finanziari in questo momento non ci sono i dazi e neppure la Brexit (che peraltro pare procedere nella modalità soft, quella che piace ai mercati e lo si vede dall’andamento impostato al rialzo della sterlina nelle ultime sedute).

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In cima alla lista c’è la decisione della Federal Reserve, la “ banca delle banche” del Paese in cui ha luogo la “Borsa delle Borse”, sulla riduzione degli asset in bilancio.

Dal grafico (foto dell’articolo) si capisce chiaramente quanto la Fed abbia potenziato nell’ultimo decennio il proprio bilancio acquistando titoli con l’intento (riuscito) di far ripartire l’economia. Il 31 marzo 2008 il bilancio era inferiore ai 1.000 miliardi di dollari. Dopodiché una serie di misure espansive (soprattutto i tre quantitative easing) hanno portato il bilancio della riserva federale in area 4.500 miliardi.

Da fine 2014 la Fed ha però smesso di espandere il bilancio. Non ha più acquistato nuovi titoli ma ha semplicemente ricmprato quelli che man mano andavano in scadenza. Il bilancio è rimasto stabile in area 4.500 miliardi fino a che nel 2018 la Fed ha avviato il cosiddetto quantitative tightening, ovvero l’opposto del quantitative easing. Non solo non compra nuovi titoli ma via via sta smettendo di ricomprare (per circa 50 miliardi al mese e quindi 600 miliardi l’anno, è questol’obiettivo del 2019) quelli che scadono. Tecnicamente la Fed ha iniziato l’operazione di drenaggio di liquidità dai mercati.

Tuttavia è evidente che i mercati non stiano gradendo questa politica. Perché la stretta arriva proprio adesso che arrivano i primi segnali di un rallentamento del ciclo economico. Gli investitori, inoltre, ingolositi da anni di liquidità facile, hanno lanciato alla Fed un messaggio chiaro e tondo nel mese di dicembre, uno dei peggiori dal Dopoguerra per Wall Street.

Ed ecco che la riduzione del bilancio della Fed è diventato in questo momento il vero cruccio dei mercati. La grande domanda che tutti si pongono è: Powell manterrà la promessa di ridurre per il 2019 il bilancio di 500-600 miliardi o farà marcia indietro? Il bilancio (oggi intorno ai 4.000 miliardi) calerà a 3.500, a 3.000 oppure alla fine la Fed farà marcia indietro?

Gli investitori spingono per quest’ultima direzione. Dalla decisione della Fed di sicurò dipenderà la volatilità dei mercati nei prossimi mesi e anche la performance. Se le Borse vengono da quattro settimane positive è proprio perché il governatore della banca centrale degli Usa Powell a inizio gennaio ha cambiato il linguaggio, aprendo difatti a un anno di tregua sul fronte tasso. E, forse, anche sul fronte del bilancio. Che in questo momento interessa gli investitori molto più dei tassi.

twitter.com/vitolops

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