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Il Cts chiede misure nazionali. Vaccini, asse governo-regioni

Protezione civile ed Esercito a fianco delle Regioni per potenziare la vaccinazione. Accordo con gli specializzandi in medicina. Mappatura dei fabbisogni e delle criticità nei territori

di Barbara Fiammeri e Marco Ludovico

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3' di lettura

La chiusura delle scuole non basta. Serve un «rafforzamento/innalzamento delle misure su tutto il territorio nazionale» per ridurre «le interazioni fisiche» e «la mobilità» in linea con «quanto avviene in altri paesi europei». Solo così si può tentare di «contenere» la circolazione delle varianti «a maggiore trasmissibilità». È il monito sotto forma di parere inviato dal Cts-comitato tecnico scientifico al Governo. I tecnici fanno sapere che «non è stato suggerito alcun lockdown». Ma ritengono insufficienti le misure contenute nel nuovo Dpcm entrato in vigore proprio ieri ma destinato molto probabilmente a subire una “revisione” in corso d’opera (forse già dal prossimo week end).

Tra le novità, la norma che consente ai Governatori di chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado quando «l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi sia superiore a 250 casi ogni 100mila abitanti». Questo non comporta in automatico il passaggio in zona rossa - la Lombardia, per esempio, ha chiuso le scuole ma è ancora arancione - come invece il Cts aveva suggerito già l’8 gennaio scorso ma che l’esecutivo aveva accantonato anche per la contrarietà dei Governatori.

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Dopo due mesi però la situazione si è fatta drammatica, questa potrebbe essere la prima novità da introdurre. Il Cts ritiene che l’inasprimento delle misure debba avvenire «indipendentemente dai valori di incidenza»: si rischia, anzi è una certezza, di arrivare sempre troppo tardi rispetto alla velocità del virus. Anche per questo si auspica «la tempestiva conclusione» della revisione dei parametri del monitoraggio, in modo da rendere «più rapida l’azione di contenimento/mitigazione» da attuare sia a livello nazionale che locale.

«Questo mese di marzo non sarà semplice, bisognerà mettere in campo ogni sforzo e ogni energia, unendo tutte le forze per provare a vincere questa battaglia» ha detto ieri il ministro della Salute Roberto Speranza. La principale preoccupazione è la tenuta degli ospedali: i dati di ieri confermano l’aumento dei ricoveri tanto nei reparti Covid ordinari che nelle terapie intensive mentre i nuovi positivi sono stati 23.641 e 307 i decessi. Il calo significativo dei contagi tra gli over 80 grazie ai vaccini fa però ben sperare anche perché a fine mese arriveranno milioni di dosi. Di qui l’esigenza di farsi trovare pronti.

Dopo l’accordo con i medici di base, è stato siglato ieri anche quello con gli specializzandi (che sono in tutto 40mila). In teoria, migliaia di possibili vaccinatori. Ma l’adesione è volontaria, si vedrà chi aderisce. La riunione ieri del comitato tecnico della Protezione civile, presieduta da Fabrizio Curcio, a fianco il commissario all’emergenza Covid, Francesco Figliuolo, è il punto di partenza operativo per la corsa al varo del piano vaccini. Punto nevralgico delle priorità del presidente del Consiglio, Mario Draghi, svolta ancor più decisiva visto l’andamento al galoppo dei contagi. All’incontro - presenti molti dirigenti delle amministrazioni coinvolte, dalla Difesa all’Interno, la Croce Rossa e le forze di polizia - c’erano anche i rappresentanti delle Regioni e dell’Anci.

Lo scenario territoriale finora è stato pieno di luci e ombre. Così è stato deciso di fare per ogni territorio la mappa dettagliata di risorse, fabbisogni, stati di avanzamento della prevenzione e cura Covid, criticità in atto o possibili. Curcio e Figliuolo potranno così misurare e orientare l’invio delle dosi, del personale e delle strutture a sostegno locale. Risolta, si spera in pochi giorni, la fase conoscitiva dettagliata, il tandem Figliuolo-Curcio - l’uno grande esperto di emergenze, l’altro comandante della logistica dell’Esercito - sa già bene come mettere in piedi l’organizzazione degli interventi. La Difesa, del resto, guidata da Lorenzo Guerini, ha già dato apporti ripetuti e consistenti fin dall’inizio della pandemia.

Altre amministrazioni hanno detto di poter dare il loro contributo. Il problema e il dilemma più serio, tuttavia, riguarda l’ultimo miglio. Ad aprile saranno in ballo fino a 700mila vaccinazioni al giorno, oggi ammontano a 100-150mila, ma per arrivare alle cifre obiettivo ci vuole personale sanitario disponibile in numeri elevatissimi. Medici di famiglia in primis. Un nodo molto delicato. Non sarà facile risolverlo.

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