super-sabato a londra

Il D-Day di Brexit, lotta in Parlamento fino all’ultimo voto

Deputati riuniti in via eccezionale di sabato per la giornata forse più importante nella lunga storia del distacco dalla Ue. Boris Johnson, freneticamente impegnato ad assicurarsi consensi, si è detto fiducioso di poter strappare un sì all’accordo di ritiro: a favore del premier il carisma, le divisioni nell’Unione Europea e la stanchezza generale

di Nicol Degli Innocenti


Brexit, cosa aspettarsi dal voto di oggi a Londra

3' di lettura

La giornata forse più importante nella lunga storia di Brexit si apre senza alcuna certezza su come si concluderà. L’accordo raggiunto da Boris Johnson con l’Unione Europea verrà votato dal Parlamento di Westminster nel pomeriggio, dopo che il premier avrà presentato i dettagli dell’intesa e i deputati avranno avuto qualche ora di tempo per il dibattito di rito.

Johnson e i suoi ministri, che hanno passato la giornata di ieri a cercare di convincere conservatori scettici e laburisti ribelli a sostenere l’accordo, si dichiarano ottimisti sull’esito del voto. Al summit Ue che si è concluso ieri, il premier ha detto ai leader europei di essere “molto fiducioso” di avere i numeri per far passare l’accordo.

BREXIT, I VOTI PRO E CONTRO BORIS JOHNSON

Schieramenti previsti al Parlamento britannico sull'accordo di ritiro dalla Ue, stime Financial Times (sono esclusi lo speaker e i suoi tre vice, e i sette deputati nordirlandesi del Sinn Fein che non votano) Fonte: FT Research

BREXIT, I VOTI PRO E CONTRO BORIS JOHNSON

Sulla carta i numeri non ci sono, dato che il premier ha bisogno di 320 voti favorevoli e i deputati conservatori sono solo 287. Johnson non ha la maggioranza in Parlamento ma ha due assi nella manica: in primo luogo gode della fiducia degli euroscettici e usando la sua popolarità, il suo carisma e una montagna di promesse può riuscire a convincerli ad accettare un accordo ben diverso da quello che avrebbero voluto.

In secondo luogo Johnson può contare sull’effetto stanchezza nel Paese, nel Parlamento e anche nella Ue. Le discussioni e divisioni su Brexit durano da oltre tre anni e c’è molta voglia di voltare pagina. Un sondaggio a caldo fatto ieri da YouGov rivela che il 41% degli interpellati vuole che il Parlamento oggi approvi l’accordo e solo il 21% è contrario.

Le divisioni all’interno della Ue fanno il gioco di Johnson, che intende presentare ai deputati il voto di oggi come una scelta binaria tra il suo accordo oppure “no deal” per l’impossibilità di un allungamento dei tempi. Il premier aggirerebbe così l’ostacolo posto dal Benn Act, la legge che in caso di bocciatura lo costringerebbe a rimangiarsi la parola data e chiedere un rinvio alla Ue.

«Non credo che concederemo un ulteriore rinvio», ha detto ieri il presidente francese Emmanuel Macron, allineandosi a quanto dichiarato dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. Anche il premier irlandese Leo Varadkar ha avvertito Westminster di non dare per scontato che la Ue conceda un rinvio, che dovrebbe essere autorizzato dai 27 all’unanimità. Sul fronte opposto invece il presidente del Consiglio Donald Tusk e la cancelliera tedesca Angela Merkel, secondo i quali un rinvio sarebbe «inevitabile» in caso di bocciatura dell’accordo da parte di Westminster.

Tornando alla conta dei voti a Westminster, i dieci deputati del Dup, il partito protestante nordirlandese, hanno confermato ieri che voteranno contro perché si sentono traditi dalle concessioni fatte da Johnson che mantengono l’Irlanda del Nord nell’orbita Ue.

Per limitare i danni, il Governo sperava di convincere il Dup ad astenersi, mentre i leader invece hanno incoraggiato i conservatori euroscettici a votare contro per solidarietà.

Gli alleati di Johnson hanno fatto una controproposta agli euroscettici titubanti: se l’accordo passa, il loro sogno di un “no deal” potrebbe diventare realtà. Se alla fine del periodo di transizione previsto non sarà stato negoziato il nuovo accordo commerciale con la Ue, allora la Gran Bretagna potrà uscire senza avere altri obblighi verso i 27.

Secondo il conservatore John Baron, uno dei 28 cosiddetti “spartani” che per tre volte aveva votato contro l’accordo May, questa è la “carota” offerta a lui e altri ieri dal ministro degli Esteri Dominic Raab.

Se le intense manovre dietro le quinte del Governo danno frutti, Johnson avrà i voti di quasi tutti gli spartani e di molti dei 21 conservatori che aveva espulso dal partito il mese scorso per essersi opposti a “no deal”.

I numeri però ancora non tornano: per la vittoria servono i voti di alcuni ribelli laburisti, che rappresentano circoscrizioni che avevano votato per Brexit. Il leader Jeremy Corbyn ha detto ieri che non intende punire i ribelli con l’espulsione perché crede «nella persuasione, non nelle minacce».

La grandissima maggioranza dei deputati laburisti però voterà contro l’accordo, così come i liberaldemocratici e gli indipendentisti scozzesi dell’Snp. Non solo: sono stati proposti tre emendamenti che, se saranno ammessi dallo speaker John Bercow, potrebbero portare comunque a un rinvio di Brexit.

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