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Plauso dei periti industriali per il varo del Ddl sulle lauree abilitanti

di Redazione Scuola

2' di lettura

«Finalmente un provvedimento che avvia il percorso di riforma richiesto da tempo dai periti industriali di allineare il sistema formativo con quello degli accessi agli albi», così Giovanni Esposito, presidente del Consiglio nazionale dei Periti industriali e dei Periti Industriali laureati, all'indomani dell'approvazione da parte della Camera del disegno di legge Manfredi che introduce nuove disposizioni in materia di titoli universitari abilitanti accogliendo parte delle richieste avanzate dalla categoria.

«Il via libera della Camera al Ddl rappresenta per noi un segnale importante per ridisegnare finalmente un quadro normativo più coerente tra il sistema formativo e quello delle professioni. Una necessità del sistema Paese nel suo complesso e non di una categoria professionale. Per questo ringrazio il relatore al Ddl Manuel Tuzi per il confronto e il dialogo costante che ci ha sempre assicurato», ha proseguito il presidente.

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«Rendere abilitanti le lauree professionalizzanti e, come prevede l'articolo 4 riformulato in Commissione, estendere questo principio anche a quelle professioni che ne faranno richiesta significa che la formazione maturata durante il corso di studi universitari diventerà più corrispondente alle conoscenze e alle abilità che dovrà possedere il professionista. Questo grazie al valore che la legge riconosce al tirocinio svolto durante - e non dopo - il corso di studi, previsione già contenuta nel nostro ordinamento professionale. Vale la pena ricordare ancora una volta», ha precisato Esposito, «che rendere abilitanti i percorsi formativi non vuol dire abolire l'esame di abilitazione, ma semplificarne le procedure, facendolo coincidere con quello di laurea».

L'altro principio fondamentale contenuto nel Ddl è poi per i Periti industriali, quello previsto da un emendamento all'articolo 4 voluto dalla categoria, secondo il quale con successivi provvedimenti si potranno determinare gli ambiti delle attività professionali in relazione alle rispettive classi di laurea e, sempre per lo stesso principio, si possa prevedere l'eventuale soppressione di apposite sezioni degli albi.

«Questo passaggio - ha concluso Esposito - rappresenta lo strumento per completare e attuare, in sinergia con le altre categorie aderenti alla Rtp, la riforma delle professioni tecniche, eliminando le sovrapposizioni di competenze e di ambiti professionali simili. Per la nostra categoria, inoltre, determinare gli ambiti delle attività professionali in relazione alla formazione significa prevedere l'accorpamento delle ventisei specializzazioni in otto aree per assicurare l'immediata identificazione dei profili professionali e il riconoscimento delle competenze a cui si riferisce il mercato della professione tecnica».

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