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Il Ddl sull’equo compenso pronto per l’ultimo sì

Dopo la commissione Giustizia manca solo il voto dell’Aula del Senato. Centrodestra soddisfatto. Per Pd e M5S la norma trascura i non ordinistici

di Federica Micardi

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3' di lettura

L’equo compenso ottiene il via libera della commissione Giustizia del Senato. Il testo del Ddl votato il 29 giugno all’unanimità (AS 2419) è lo stesso approvato dalla Camera il 13 ottobre 2021. Ora la parola passa all’Aula del Senato. Il Ddl è stato presentato dalla leader di FdI, Giorgia Meloni, e integrato con le proposte di legge di Lega, Fi e M5S. Soddisfatto il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto: «È un passo in avanti verso il raggiungimento di un obiettivo importante per i professionisti italiani, lasciati per troppo tempo ai margini dell'attenzione della politica».

Il presidente della commissione Giustizia Andrea Ostellari (Lega) sottolinea che grazie a questa norma i professionisti avranno «più tutele, maggiore qualità del lavoro e migliori possibilità di contrattazione con i grandi gruppi che fino a oggi dettavano le regole del mercato». Opinione condivisa dai colleghi di partito e di commissione Francesco Urraro ed Emanuele Pellegrini. Il Ddl infatti impegna i cosiddetti contraenti “forti” e quindi banche, assicurazioni, pubblica amministrazione - con l’esclusione di partecipate, cartolarizzate e agenti della riscossione - e imprese con più di 50 dipendenti o un fatturato superiore a 10 milioni di euro a rispettare dei parametri nei compensi.

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Iter normativo travagliato

La norma approvata - che attende ora l'ultimo passaggio per diventare legge dello Stato - è stata al centro di un'accesa contrapposizione tra chi, appoggiato dalle forze politiche del centrodestra, ne chiedeva l'approvazione in tempi brevi per scongiurare il rischio che, con la fine della legislatura, si dovesse ricominciare da zero e chi, invece, chiedeva che venisse modificata prima della sua definitiva approvazione, posizione abbracciata da Pd e M5S. Alla fine ha prevalso la linea del centrodestra che, da una parte ha ritirato i propri emendamenti e dall'altra, grazie all'astensione dei senatori Unterberger e Grasso, ha ottenuto la bocciatura degli emendamenti rimasti. Una strategia che il senatore Ostellari commenta così: «Quando il centrodestra marcia unito riesce ad ottenere ottimi risultati».

Esclusi i professionisti senza albo

La norma è migliorabile, perplessità sono state sollevate sulla platea interessata che per molti andrebbe allargata, e sul fronte sanzionatorio che colpisce in particolare i professionisti iscritti agli Ordini. Un'altro aspetto “critico”, sottolineato dai senatori Pd Franco Mirabelli e Anna Rossomando, riguarda le professioni senza albo: «L'atteggiamento del centrodestra - scrivono in una nota - ha impedito di andare oltre le professioni ordinistiche coinvolgendo le associazioni delle professioni non ordinistiche e quindi allargando la portata della norma».

Un tema sollevato anche dai senatori M5S presenti nella commissione Giustizia che, pur riconoscendo la bontà del principio, parlano di un compromesso al ribasso. Amareggiato il commento della presidente del Colap Emiliana Alessandrucci: «Evidentemente non interessa lavorare per il bene di tutte le professioni» .

Spazio per interventi migliorativi

Un’apertura per possibili futuri interventi migliorativi arriva dal senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, che ha dichiarato la disponibilità del suo partito ad accogliere la proposta di un tavolo per successivi miglioramenti nei prossimi provvedimenti come proposto da Adepp, Professioni Italiane e Confprofessioni in un comunicato congiunto seguito al via libera della II commissione. Anche il senatore FdI Alberto Balboni riconosce la necessità di intervenire su alcuni aspetti, resta comunque la soddisfazione di aver portato a caso un risultato per nulla scontato.

Come ricordano presidente e vicepresidente di Professioni Italiane, Armando Zambrano e Marina Calderone, manca un ultimo step per arrivare al traguardo, chiedono quindi che il Ddl sia calendarizzato al più presto in Aula «in modo da chiudere il cerchio prima della fine della legislatura».

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