I RAPPORTI CON BRUXELLES

In arrivo la lettera Ue con il richiamo all’Italia sul debito pubblico

di Beda Romano


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3' di lettura

Nell’imminenza del ricambio che la attende dopo questa tornata elettorale, la Commissione europea - come in altre circostanze in questi anni - è combattuta su come affrontare la deriva italiana. Il nostro Paese riesce a provocare nei suoi partner e a Bruxelles sentimenti contrastanti: preoccupazione, cautela, risentimento, fastidio, frustrazione, strappando talvolta anche un’alzata di spalla, come se la sua immancabile inaffidabilità politica fosse l’ennesima conferma di una inguaribile tendenza alla commedia dell’arte.

Lettera in arrivo
La Commissione europea dovrebbe inviare a breve al governo Conte una lettera in cui chiederà chiarimenti sulle ragioni che hanno contribuito a un nuovo aumento del debito pubblico, tra il 2017 e il 2018, dal 131,4 al 132,2% del Pil. La tendenza vìola le regole del Patto, nate per assicurare stabilità di bilancio nei Paesi che condividono la moneta unica: Bruxelles chiederà quindi al ministero del Tesoro di chiarire se vi sono «fattori rilevanti» che spiegano l’incremento del debito.

La lettera è propedeutica all’elaborazione di un nuovo rapporto sull’andamento del debito pubblico, ex articolo 126/3 dei Trattati, che dovrebbe essere pubblicato il 5 giugno quando l’esecutivo comunitario presenterà nuove e attese raccomandazioni-Paese. In quella occasione, la Commissione dovrà decidere se proporre al Consiglio l’apertura di una procedura per debito eccessivo (si veda Il Sole/24 Ore del 18 maggio scorso). Una scelta potrebbe essere presa dai ministri delle Finanze in luglio.

Ben oltre il «borderline»
«La situazione dei conti pubblici italiani non è borderline, è ben oltre il borderline», spiegava sconsolato nei giorni scorsi un esponente di primo piano dell’esecutivo comunitario. Le più recenti previsioni economiche pubblicate da Bruxelles hanno tratteggiato il quadro preoccupante di una Italia oberata da un debito pubblico oltre-misura. Il Paese è a rischio anche di una procedura per squilibrio macroeconomico per via di una bassa competitività.

In pillole, la Commissione prevede una crescita per quest’anno dello 0,1% (in calo dallo 0,2% previsto in febbraio). Bruxelles stima una «ripresa lenta» che dovrebbe portare la congiuntura a crescere dello 0,7% nel 2020. Come succede ormai da anni, il Paese è in fondo alla classifica europea in termini di crescita. Il deficit pubblico è previsto al 2,5% nel 2019 e al 3,5% del Pil nel 2020. Anche il debito rischia di aumentare nuovamente, toccando nuovi record, al 133,7% del Pil nel 2019 fino al 135,2% nel 2020.

TERMOMETRO ITALIA
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Un accordo raggiunto in dicembre tra Roma e Bruxelles prevedeva in dicembre un saldo strutturale uguale a zero nel 2019. La Commissione invece prevede in questo momento un deterioramento di 0,2 punti percentuali, a conferma che Bruxelles potrebbe quest’anno chiedere al governo Conte ulteriori sforzi di finanza pubblica.

Verso una procedura per debito?
Non è ancora chiaro se la Commissione europea vorrà proporre al Consiglio l’apertura di una procedura per debito eccessivo, mai utilizzata finora contro un Paese membro. Da un lato, i dati dovrebbero indurre a compiere questo passo, così come il desiderio di difendere le regole europee e rispondere alle preoccupazioni dei molti partner che temono per la stabilità della moneta unica. Da troppo tempo, agli occhi di molti governi, l’Europa deve fare i conti con la minaccia del debito italiano. Dall’altro, il collegio dei commissari dovrà soppesare altre considerazioni: il difficile rapporto con il governo italiano e la paura di creare ulteriore nervosismo sui mercati.

A Roma domina la sensazione che Bruxelles non vorrà usare maniere forti con il Paese per paura di mettere a repentaglio la zona euro. È possibile.

Ciò detto, oltre a provocare incertezza economica, l’Italia oggi è anche una incognita politica. È, infatti, isolata rispetto al cuore dell’Europa: più vicina alla Polonia e all’Ungheria che alla Germania e alla Francia. Oberata da un minaccioso debito pubblico oltre che politicamente imprevedibile, il paese potrebbe anche correre il rischio di essere al proprio destino.

Sulla prossima partita di finanza pubblica peserà anche il cambio di Commissione: l’esecutivo comunitario guidato da Jean-Claude Juncker scadrà il 31 ottobre. A buon senso, è prevedibile che Bruxelles invierà a breve una richiesta di chiarimenti per capire il recente aumento del debito. Potrebbe inoltre chiedere nuovi sforzi di bilancio, possibilmente per far quadrare i conti del 2019, mentre l’eventuale apertura di una procedura per debito eccessivo dipenderà dalle risposte di Roma.

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