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Il debito di Roma va (in parte) allo Stato. Stop alla super-addizionale

di Gianni Trovati


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2' di lettura

La gestione commissariale del debito di Roma si avvia alla chiusura. E la super-addizionale Irpef che l’accompagna, insieme alla sovrattassa da un euro chiesta a chi si imbarca su un aereo a Fiumicino e Ciampino, arriveranno con lei al traguardo. Senza pesare su cittadini e turisti romani fino al 2048 come da programmi attuali. A permettere l’addio entro il 2021 del doppio binario dei conti della Capitale avviato dieci anni fa sarà lo Stato, che si accollerà parte del debito finanziario ma si terrà una quota dei 300 milioni girati ogni anno dal bilancio pubblico al commissario per gestire i conti. Il resto tornerà al Comune, insieme al resto degli aiuti statali in un pacchetto che permetterà di abbandonare la super-addizionale.

Il ponte sarà costruito da una norma elaborata al ministero dell’Economia e pronta a entrare nel decreto crescita. Il decreto ha già un capitolo dedicato agli enti locali, quello che cancella i vincoli al turn over e li sostituisce con tetti alle assunzioni modulati sulle entrate. E tra gli obiettivi della nuova regola c’è anche quello di velocizzare i pagamenti dei debiti commerciali ancora fermi.

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Perché dopo dieci anni di vita non semplice il commissario al debito di Roma ha ancora in pancia 12 miliardi di debiti, divisi in due famiglie. La parte più consistente sono i 9 miliardi di debiti finanziari, fra i quali spicca il maxi-Boc (un bond comunale) emesso del 2004 che oggi pesa per 3,6 miliardi tra interessi (2,2 miliardi, con un tasso superiore al 5%) e capitale (1,4 miliardi da pagare in soluzione unica alla scadenza nel 2048 in base a un meccanismo che oggi le leggi di finanza pubblica non consentono nemmeno più). Gli altri 3 miliardi sono commerciali, ma molti sono destinati a rimanere sulla carta perché il debito c’è ma spesso manca il creditore.

È il caso degli espropri (un miliardo), che risalgono nel tempo fino agli anni 60-70 in una storia amministrativa caotica e impossibile da ricostruire, ma anche dei contenziosi (600 milioni). Il creditore è invece il Comune per 600 milioni girati al commissario nel cervellotico dare-avere del Salva-Roma del 2014: altri 300 milioni sono beni e servizi prestati al Comune fino al 2009 ma non ancora pagati, e c’è mezzo miliardo di debiti fuori bilancio. Perché a volte il creditore c’era, ma a mancare nei bilanci ufficiali era il debito.

IL DEBITO PREGRESSO DEL CAMPIDOGLIO
IL DEBITO PREGRESSO DEL CAMPIDOGLIO
IL DEBITO PREGRESSO DEL CAMPIDOGLIO

L’addio alla gestione commissariale chiuderà un unicum amministrativo che non si può certo definire fortunato. E permetterà di risolvere la crisi finanziaria che dal 2022 rischierebbe di creare un altro inedito: il fallimento del “curatore fallimentare”. Perché all’inizio della sua esistenza, il commissario si è fatto anticipare 4 miliardi di aiuto statale, concordando con l’Economia un piano di rientro che con gli interessi ne costa 6. La mossa ha prodotto un disallineamento fra le entrate e il calendario delle rate dei mutui, che sarà coperto con una rimodulazione dei fondi Mef in grado di tamponare il deficit di cassa senza aumentare la spesa totale nel tempo.

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