L’ANALISI

Il debole premio concesso ai contribuenti onesti

di Salvatore Padula


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(Adobe Stock)

3' di lettura

Per un sistema fiscale che soffre (anche) di troppa burocrazia, la possibilità di ottenere un alleggerimento di obblighi e oneri in cambio di una maggiore trasparenza e lealtà tributaria, è una prospettiva di sicuro interesse. È un’idea che viene da lontano e sulla quale l’Ocse insiste da molto tempo, nella convinzione che la deterrenza e la minaccia di sanzioni, superati determinati livelli, non producano effetti apprezzabili sull’onestà fiscale ma finiscano per accrescere disaffezione e irritazione anche da parte di chi disonesto non è.

Con l'arrivo degli Isa, gli indici sintetici di affidabilità fiscale, questo approccio trova per la prima volta, per così dire, un'applicazione diffusa. In effetti, un sistema analogo si stava sperimentando da alcuni anni già con gli studi di settore, pur in modo più blando, più macchinoso e forse senza neppure la necessaria convinzione.Ora l'impianto dei meccanismi della premialità fa un importante salto di qualità. O almeno così promette, non foss'altro perché i benefici per chi ottiene elevati punteggi di affidabilità fiscale - da 8 in su - diventano una specie di architrave del sistema degli Isa.

Più sei affidabile, più il fisco ti premia; se non lo sei, niente vantaggi e finisci dritto nelle liste dei cattivi che rischiano di essere controllati.La domanda, allora, diventa scontata: sarà efficace il nuovo e rafforzato regime premiale degli Isa? I premi sono così appetibili da diventare uno stimolo per i contribuenti per migliorare la loro posizione Isa? E ancora: il regime premiale aiuterà a rendere più sopportabili i disagi, le complicazioni, le apprensioni che l'introduzione degli indici si sta portando dietro con sempre maggiore evidenza? Il primo aspetto riguarda la tipologia dei benefici che, come sappiamo, sono fissati dalla legge. La legge stessa ha affidato alle Entrate il compito di “graduare” i vantaggi del regime premiale in relazione al punteggio ottenuto. Cosa che l'Agenzia ha fatto con il provvedimento del 10 maggio scorso.

Diciamolo: senza il minimo slancio di generosità. I “premi” partono dal voto 8, con due step successivi a 8,5 e a 9. L'Agenzia aveva la possibilità, ad esempio, di anticipare i termini di decadenza per l'attività di accertamento di “almeno” un anno, potendo anche graduare questo periodo in funzione del livello di affidabilità, ma ha invece scelto di fermarsi lì: un solo anno di anticipo per chi ha almeno 8. Forse si poteva fare di più. Qualche tentativo per una maggiore apertura si intravede in alcune successive interpretazioni, come quando l'amministrazione precisa che il limite di 20mila euro per la compensazione di crediti relativi alle dirette e all'Irap, con esonero dall'apposizione del visto di conformità, si applica distintamente per le due imposte e non cumulativamente. Ma l'umore di fondo resta quello della cautela: chiusura totale (pure tecnicamente comprensibile) sulla possibilità di usare i benefici premiali per le compensazioni e rimborsi Iva del 2019, ma solo per il 2020.

O ancora: rischio di autogol quando l'Agenzia afferma “ufficiosamente” che nel caso in cui, in sede di controllo, venisse modificato il punteggio ottenuto, i benefici del regime premiale andrebbero persi. Chi mai si fiderà di un premio “eventuale”, incerto? E qui veniamo al secondo aspetto. Dalle stime riferite al 2017 ed elaborate da Sose, la società pubblica che ha realizzato gli indici, si possono identificare tre macro gruppi di contribuenti:quelli con voto 8 e superiore con accesso diretto al regime premiale (circa il 30% del totale, in linea con quanto accadeva con il premiale degli studi di settore); quelli che si collocano nella forchetta di affidabilità tra il voto 6 e un voto minore di 8, una sorta di zona cuscinetto, senza premi e senza rischi di subire controlli (circa il 30% del totale); quelli che non raggiungono il livello 6 e che rischiano di subire controlli (il restante 40%).

Questo per dire che chi risulta virtuoso senza necessità di adeguamento potrà effettivamente considerare i benefici come premi ottenuti - diciamo così - in modo naturale, magari li potrà giudicare poco utili, poco generosi, ma li ha conquistati “a monte”, senza pagare alcun ticket aggiuntivo. Più complessa appare la valutazione per chi sarà chiamato a scegliere se migliorare il proprio livello di affidabilità, dichiarando ulteriori componenti positivi o modificando i dati contabili e strutturali della dichiarazione Isa. Chi sta nella parte molto bassa della pagella potrà probabilmente fare qualcosa per raggiungere la zona intermedia, che limita almeno la possibilità di finire nelle liste dei soggetti a rischio. Per gli altri, quelli con voto tra 6 e 7, i vantaggi reali dei premi non sembrano tali da invogliare a migliorare (a pagamento) la propria posizione fiscale. Chi non arriva al premio difficilmente farà qualcosa per aggiudicarselo.

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