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Il debutto di Donohoe all’Eurogruppo, così Dublino rimette al centro l’Unione

Il ministro irlandese era stato eletto a luglio, tra le priorità il completamento dell’unione bancaria: «Il sistema deve poter sostenere la ripresa»

dal corrispondente Beda Romano

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Paschal Donohoe (Reuters)

Il ministro irlandese era stato eletto a luglio, tra le priorità il completamento dell’unione bancaria: «Il sistema deve poter sostenere la ripresa»


3' di lettura

BRUXELLES - È un avvicendamento significativo quello che avverrà domani alla guida dell’Eurogruppo. L’irlandese Paschal Donohoe presiederà per la prima volta il consesso che raggruppa i ministri delle Finanze della zona euro, prendendo il posto del portoghese Mário Centeno. Il cambio della guardia avviene mentre l’Irlanda esprime nuove forme di europeismo, complice anche Brexit, e la stessa crisi sanitaria ed economica ridà slancio al progetto europeo.

Ministro delle Finanze nel suo Paese dal 2017, Paschal Donohoe è un uomo di 45 anni, dallo sguardo vivace e dal sorriso disponibile, come molti suoi connazionali. È stato eletto alla guida dell’Eurogruppo per il rotto della cuffia in luglio, battendo la candidata socialista spagnola, Nadia Calviño. Il suffragio è segreto, ma corre voce che l’uomo politico del Fine Gael (associato al Partito popolare europeo) avrebbe ottenuto 10 voti su 19.

L’arrivo di un irlandese alla guida dell’Eurogruppo non è un fatto banale. Il suo Paese si è lasciato alle spalle la drammatica crisi finanziaria del 2008 e soprattutto due scelte referendarie che hanno fatto dubitare del suo europeismo. Nel 2001 e nel 2008 l’Irlanda bocciò prima il Trattato di Nizza e poi il Trattato di Lisbona. Entrambi furono successivamente approvati anche da Dublino, il primo dopo che fu preparata una dichiarazione in cui si ricordava la storica neutralità del Paese.

Commenta Brigid Laffan, professoressa all’Istituto universitario europeo di Firenze: «Pur consapevole dell’importanza del denaro comunitario, l’Irlanda ha coltivato per decenni rapporti privilegiati con gli Stati Uniti e con la Gran Bretagna. Vent’anni fa c’è chi diceva che Dublino fosse più vicina a Boston che a Berlino. Con l’uscita del Regno Unito dalla costruzione comunitaria, l’Irlanda ha fatto dell’Unione la propria àncora geo-politica e geo-economica. Non una àncora tra tante, ma l’àncora».

Un momento topico ha avuto luogo in marzo quando nove Paesi hanno chiesto ai partner l’emissione di debito comune per risollevare le sorti del continente dopo lo shock provocato dall’epidemia influenzale. Tra i governi firmatari anche quello irlandese (oltre all’Italia, alla Francia e alla Spagna). Fu una sorpresa. Fino ad allora, Dublino si era allineata ai Paesi della Lega anseatica capeggiata dall’Olanda, contrari a una mutualizzazione dei debiti. «Fu una scelta ragionata e consapevole», dice la signora Laffan.

Concretamente, sul tavolo del presidente Donohoe c’è il futuro dell’integrazione europea. «Sono un forte sostenitore dell’unione bancaria – ha detto in una dichiarazione al Sole/24 Ore -. È essenziale garantire che il sistema bancario sia in grado di sostenere la ripresa economica dopo l’epidemia influenzale da Covid-19. L’unione bancaria coinvolge una serie di questioni tecnicamente complesse e politicamente delicate, ma ho la sensazione che i miei colleghi dell’Eurogruppo vogliano fare progressi».

All’appello mancano l’assicurazione in solido dei depositi e l’uso del Meccanismo europeo di Stabilità in quanto paracadute del Fondo di risoluzione bancaria (da mesi ormai l’Italia blocca la ratifica di quest’ultimo tassello perché prevede una riforma del MES che a molti non piace). Chiudere il cerchio non sarà facile, anche se la crisi economica sta creando nuova incertezza sulla stabilità del credito, rendendo l’unione bancaria ancor più urgente, notava questa settimana un esponente europeo.

Il nuovo presidente dell’Eurogruppo può contare sull’appoggio della Germania, convinta dallo shock economico provocato dall’epidemia coronavirus così come dalla crescente incertezza internazionale a perseguire maggiore integrazione europea. Durante una recente audizione dinanzi al Parlamento europeo, il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha spiegato che «il completamento dell’unione bancaria e dell’unione dei mercati dei capitali è più importante di prima».

Tornando all’Irlanda, la stessa sopravvivenza dell’Unione Europea è diventata un interesse nazionale. D’altro canto, il sofferto negoziato di divorzio tra Londra e Bruxelles, tra il 2017 e il 2019 ha trasformato la delicata frontiera tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda in un problema realmente comunitario. È probabile poi che anche la movimentata e destabilizzante presidenza Trump negli Stati Uniti abbia indotto l’Irlanda a rivedere le sue priorità politiche, anche se nel contempo da qui al 2025 il Paese vuole rafforzare grandemente la sua presenza nel mondo aprendo almeno 26 nuove sedi diplomatiche.

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