INTERVISTA

Il decalogo per accedere ai rifugi fra termoscanner e ricettività ridotta

Il presidente del gruppo regionale Cai Lombardia, Renato Aggio, fotografa la realtà dei rifugi che sono pronti ad accogliere gli escursionisti ma con maggiori vincoli per rispettare le linee guida previste dal decreto governativo e dalle ordinanze regionali

di Gianni Rusconi

Lagazuoi Dolomiti

3' di lettura

Era il 2 marzo quando il presidente del gruppo regionale Club Alpino Italiano Lombardia, Renato Aggio, invitava formalmente i responsabili delle sessioni e delle sottosezioni ad osservare il Dpcm emesso il giorno prima dal Presidente del Consiglio, contenente le misure per evitare assembramenti e spostamenti sul territorio a rischio contagio. E non aveva ovviamente idea di quanto sarebbe potuto succedere nei tre mesi successivi, dalla chiusura totale dell'Italia fino alla riapertura di maggio. Che ne è stato degli oltre 150 fra rifugi, bivacchi e ricoveri del Cai presenti sulle montagne lombarde? Come hanno reagito al lockdown, e come si stanno preparando alla riapertura, i gestori di strutture in grado di ospitare centinaia di persone e quelli con pochissimi posti letto? Com'è la situazione attuale? Quanti rifugi hanno già aperto o stanno per riaprire a breve?


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La riapertura

In genere, per la stagione estiva, i rifugi alpini aprono tra il 1° e il 15 giugno, solo quelli a quota più bassa e quelli escursionistici aprono prima. A causa delle misure decise per affrontare la pandemia Covid 19, sono praticamente ancora tutti chiusi perché si aspettava il protocollo sanitario, che per la Lombardia è giunto con l'Ordinanza 547 del 17 maggio e mostrava alcune criticità. È stato quindi rivisto grazie all'intervento dell'Assessorato alla montagna in collaborazione con la Commissione rifugi, Cai Lombardia e Assorifugi e grazie a questo aggiornamento, che fa parte dell'allegato 1 dell'Ordinanza regionale n. 555 del 29 maggio, ora i rifugi possono riaprire, senza troppi ritardi e nell'osservanza di quanto previsto, ma con tutti i limiti ricettivi del caso.


Presidente Aggio come verrà gestito il distanziamento fisico
delle persone?

«È una delle misure che impatteranno maggiormente, perché ridurrà inevitabilmente la capacità ricettiva, sia per il pernottamento che per la ristorazione. Per questo molte sezioni stanno raggiungendo accordi con i gestori sul canone di affitto, consapevoli che questa situazione pesa comunque anche sui loro bilanci e soprattutto sugli interventi di manutenzione di loro competenza».


La difficoltà più grande per i gestori è di tipo economico o
nel mettere a “norma” le strutture per rispettare
le prescrizioni sanitarie?

«Entrambe. Bisogna considerare che molti rifugi, a causa del lockdown, hanno perso l'attività scialpinistica ed escursionistica invernale e ora si trovano ad affrontare costi aggiuntivi per rispettare tutte le prescrizioni relative a sanificazione e utilizzo dei dispositivi di sicurezza. A livello nazionale il Cai fornirà ai 327 rifugi di proprietà delle sezioni un kit composto da ozonizzatore, termoscanner, saturimetro e mascherine per gestire sanificazione e accoglienza».


Sono più penalizzate le piccole strutture o i grandi rifugi,
le località meno battute o quelle che attirano
solitamente molti appassionati?

«Le piccole strutture sono penalizzate proprio per il fatto di essere piccole e a causa della diminuita capacità ricettiva potrebbero andar incontro a una situazione economica ingestibile. Quelle grandi e quelle poste in località più frequentate soffriranno forse meno, pur vedendo i loro costi gestionali aumentare. Come Cai, in generale, consigliamo caldamente a chi va in montagna una fruizione più consapevole e responsabile dell'ambiente, andando alla scoperta di itinerari meno classici e battuti, anche per evitare un affollamento indesiderato».


Come si garantisce una buona ospitalità in una situazione
del genere?

«Come per ogni attività produttiva, la ripartenza rappresenta una novità alla quale i gestori dei rifugi sapranno sicuramente far fronte con la loro esperienza, rispettando le linee guida previste dal decreto governativo e dalle ordinanze regionali. Come Club Alpino Italiano abbiamo predisposto un decalogo per la frequentazione dei rifugi che andrebbe seguito non solo dai suoi soci ma da tutti, come atto minimo di responsabilità personale che prevede: l’obbligo della prenotazione, di consumare all’esterno dove possibile il cibo, osservare le indicazione del gestore su dove riporre zaino e materiale tecnico, di portare con sé mascherina, guanti e igienizzante, sacco lenzuolo, sacco a pelo e asciugamani personali, e di sottoporsi alla misurazione della temperatura».


Le regole sui rifugi delle Dolomiti

Anche la Fondazione Dolomiti UNESCO, insieme a AVS – Alpenverein Südtirol, CAI Alto Adige, CAI Friuli-Venezia Giulia, CAI Veneto, SAT – Società Alpinisti Tridentini, Schutzhütten/Rifugi Alpini Südtirol, Associazione Rifugi del Trentino e AGRAV – Associazione Gestori Rifugi Alpini Veneto, ha stilato le 5 regole per la sicurezza dei rifugi delle Dolomiti che prevedono che il turista debba obbligatoriamente informarsi prima di partire. Lo si faceva prima ma, in tempi di COVID-19, è ancora più importante. Prima di iniziare la scalata è bene dunque ricordare di prenotare la struttura e portare con sé il necessario (gel e mascherine compresi).

1 La prenotazione è obbligatoria per il pernottamento e consigliata per il pranzo;

2 Usare la mascherina e gel disinfettante nelle aree comuni;

3 Mantenere la distanza in base alle disposizioni:

4 Chiedere al gestore del rifugio cosa serve per il pernottamento. È comunque consigliato portare il sacco a pelo:

5 Portare con sé ciabatte e asciugamano.

Riproduzione riservata ©

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