MISURA IN VIGORE

Il «decreto dignità» è legge. Via libera definitivo del Senato: tutte le novità

di Nicola Barone


Decreto dignità: le novità sul lavoro dal bonus assunzioni stabili al ritorno dei voucher

3' di lettura

Con 155 voti favorevoli e 125 contrari (un solo astenuto) l'Aula del Senato ha definitivamente approvato il decreto «Dignità» di marca giallo-verde. Senza fiducia, come ribadito di nuovo stamani di primo mattino dal vicepremier Luigi Di Maio con l’impegno che il taglio del cuneo fiscale verrà inserito nella legge di Bilancio su cui si sono avviati la scorsa settimana i primi ragionamenti nell’esecutivo.

Dalla stretta sui contratti a termine e le delocalizzazioni al divieto per la pubblicità del gioco d'azzardo diverse le novità introdotte. A Palazzo Madama il testo non ha subito correzioni in commissione rispetto a quello licenziato da Montecitorio ed è arrivato in Aula senza mandato al relatore. Terminate le votazioni sugli emendamenti, tutti non approvati, la seduta è ripresa nel primo pomeriggio con anche il premier Giuseppe Conte presente per il via libera definitivo al decreto, di ritorno dal sopralluogo nei luoghi degli incidenti di Bologna e Foggia.

Confermati gli sgravi agli under-35
Palazzo Madama ha confermato le modifiche al capitolo lavoro, come la prosecuzione degli incentivi alle assunzioni “under 35” fino al 2020: le imprese che effettueranno nuove assunzioni stabili con contratto a tutele crescenti continueranno a beneficiare dello sgravio contributivo pari al 50% introdotto dalla legge di Bilancio 2018. Prevista anche una più estesa applicazione dei voucher nelle attività ricettive e una ‘fase transitoria' che esclude fino al 31 ottobre prossimo le proroghe e ai rinnovi dei contratti a termine in essere al 14 luglio scorso.

La stretta sui giochi
Novità anche per i sistema giochi: dal 2020 'lettori' obbligatori di tessera sanitaria su “slot” e “vlt” per tenerne lontani i minori (con 10mila euro di multa ad apparecchiatura non in regola) e logo “no slot” su pubblici esercizi e circoli privati che rinunciano a ospitare tali attività. Il Dl ha poi fatto proprio il rinvio al gennaio 2019 dell'obbligo di fatturazione elettronica per i distributori di carburanti previsto da un precedente provvedimento d'urgenza e indica una soluzione-ponte per i maestri e le maestre diplomate a seguito della recente sentenza sui titoli di studio necessari per l'insegnamento.

La stretta sui contratti a termine
Il provvedimento varato da Palazzo Chigi restringe le finestre per il ricorso al tempo determinato (causali già dopo 12 mesi e contratti per non più di 24 mesi in tutto, dai precedenti 36, e più 0,5% contributivo a ogni rinnovo) e aumenta le indennità previsti dai contratti a tutele crescenti (si passa da 4 a 6 mensilità come minimo e da 24 a 36 come massimo). E si punta e a colpire le cosiddette delocalizzazioni selvagge con sanzioni e restituzioni “onerose” di quanto incassato dallo Stato, e il gioco d'azzardo attraverso lo stop alla pubblicità, anche sotto forma di sponsorizzazione, (un emendamento dell'opposizione che ha ottenuto con il parere favorevole del vicepremier Luigi Di Maio, innalza le relative sanzioni dal 5 al 20% del valore della promozione). Arrivano peraltro soprattutto da questo settore le risorse necessarie per aumentare gli indennizzi, grazie a una manovra sul Preu (Prelievo unico sui giochi). Non mancano misure di semplificazioni fiscali come l'addio allo split payment per i professionisti, lo stop al redditometro per gli accertamenti 2016 e lo spostamento a febbraio 2019 del prossimo appuntamento con lo spesometro.

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Le reazioni
«Ad una disciplina complessa» quale quella delle imprese «si è risposto con norme improvvisate che non necessitavano di alcuna urgenza», ha puntato il dito Gilberto Pichetto Fratin (Fi) in sede di dichiarazione di voto con parere negativo. Per i senatori di Forza Italia l'impianto è «fortemente punitivo e illiberale e le premesse stesse del decreto «sono smentite dai numeri: le cifre non fotografano e non fotografavano l'emergenza sul lavoro a termine» e quindi non giustificano «alcuna impellenza per il decreto». Dissenso radicale anche dal resto delle opposizioni. «Avete fatto peggio che mettere la fiducia, avete messo il bavaglio alle opposizioni» è stata l’accusa del capogruppo dem Andrea Marcucci nel denunciare «l'umiliazione che ha subito il Senato in queste ore: il nuovo regolamento consente di procedere velocemente in Aula, con il presupposto che i provvedimenti possano essere analizzati in modo serio e produttivo in commissione e voi lo avete impedito, per non fare tardi stasera? Per anticipare le vacanze dei colleghi? Per non ascoltare proposte delle opposizioni». A difendere le misure i senatori del Movimento 5 Stelle in Commissione Lavoro per i quali ora «arriva una prima, forte spallata a quella piaga sociale che risponde al nome di precariato. Una rivoluzione culturale con la quale, da oggi, questo governo
inizia a rimettere al centro i lavoratori e i loro diritti, cancellati dalle scellerate leggi perpetrate dagli ultimi governi che hanno avuto come unico effetto quello di rendere ancora più incerta la vita dei cittadini».

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