Interventi

Il decreto liquidità è positivo ma richiede integrazioni per garantire flussi rapidi

di Roberto Nicastro*

(Mimmo Chianura / AGF)

4' di lettura

Nessuno può invidiare i tecnici governativi che in queste settimane e ultime ore hanno redatto i testi dei DL “Cura Italia” e “Liquidità”. Il loro lavoro si compie sotto un'urgenza mai così impellente, con grandi attese di tutti, anche stimolate dal confronto con i “bazooka” schierati dai paesi senza vincolo esterno, e peraltro con spazi di manovra compressi invece dal superdebito e dalle solite complicate dialettiche europee e di politica interna. Ne è uscito in realtà un lavoro molto importante e prezioso, per quanto come sempre suscettibile di miglioramenti, almeno un paio di essi cruciali.

Partiamo dal riconoscere che cospicui contributi a fondo perduto in Italia non se ne possono dare, inutile girarci attorno; siamo troppo indebitati. E allora, anche in linea con i suggerimenti del Progetto Bridge concepito da MM (Minima&Moralia), il DL vara un uso massiccio della leva associabile alle garanzie pubbliche. In passato, gli stanziamenti al Fondo MCC erano sempre stati un po' centellinati a causa dei vincoli di deficit pubblico, malgrado la sua comprovata efficacia, e potevamo solo invidiare l'amplissimo uso di garanzie (decine di punti di PIL) fatto dalla Germania con KfW, dagli Stati Uniti con la SBA e Fannie Mae, etc, dalla stessa Olanda con i suoi supporti a tappeto dei mutui casa. La garanzia pubblica - che genera anche futuro debito e quindi pesa sul contribuente - viene ora stanziata in misura più ampia a fronte della tutela dei livelli occupazionali e si propone, semplificando molto, di compensare (se pur in forma di credito) il “buco” di introiti da Covid-19 attendibile per il 2020 dalle imprese: stimato in 25%, 3 mesi di fatturato zero insomma. Il credito per 6 anni con 2 di preammortamento viene erogato dalle banche e dalle finanziarie ex-106, quindi dà spazio di supporto anche alle Fintech, e trova nella BCE il fornitore di liquidità di ultima istanza.

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È evidente che una misura di questo tipo aiuta le imprese a non “mollare” rispetto all'enorme shock Covid-19, aiuta a evitare terremoti sulla occupazione, prevede anche qualche prima attenzione - ma ce ne vorranno altre - ai settori più violentemente falcidiati dall'emergenza, come il turismo o la ristorazione. Vi sono adeguati collegamenti con le moratorie già avviate. C'è anche una attenzione specifica alle start-up. In un passaggio molto interessante, già presente nel “Cura Italia” e mirato alla fascia oggi altamente vulnerabile delle imprese a rating basso si permette di garantire il 90% dei debiti preesistenti quindi di scongiurare possibili fallimenti, purché la banca eroghi un 10% di nuovo credito. Questo tassello va però ben coordinato con gli altri elementi affinché sia aggiuntivo e non li “cannibalizzi”.

Il decreto differenzia per dimensione di impresa e può consentire anche 100% di garanzia pubblica su crediti sino a 800.000 di euro per imprese che fatturano meno di €3,2m, e che sono circa 5 milioni di soggetti, con l'intervento dei Confidi. In questi casi, ipotizzando procedure ben congegnate e snella interfaccia tra banche e confidi, la delibera potrebbe in teoria essere quasi automatica e rapidissima. Vi saranno invece garanzie pubbliche tra il 70% e il 90%, e quindi un minimo di istruttoria, per le circa 150.000 imprese più grandi, numero compatibile con le strutture creditizie del sistema finanziario italiano, che in molti casi potranno essere rapide se usano processi di pre-delibera per molti clienti già affidati.

Alcuni punti di attenzione. Velocità e automatismo di delibera cozzano con la disciplina e ancor più con la prassi giudiziaria rispetto a varie fattispecie penali, amministrative, civili. Ad esempio, se un funzionario di banca delibera velocemente e senza approfondita e documentata istruttoria (ancor più faticosa nello scenario Covid-19) corre seri rischi penali futuri in ipotesi di insolvenza del debitore (eg “abuso del credito”). Senza una manleva generalizzata rispetto agli elementi soggettivi di reato ogni istruttoria dovrà essere accurata e quindi più lenta, ma questo stravolgerebbe l'interesse generale a far affluire veloce liquidità al sistema imprese e quindi tutto lo stesso DL. La durata di 6 anni poi è subottimale, a causa di vincoli europei. Stante la causa eccezionale dell'intervento, e il fatto che i quattrini vengono prestati non regalati agli imprenditori almeno un paio di anni in più sono del tutto auspicabili. Non è chiaro poi se il decreto includa anche le PMI controllate da private equity che ormai sono tantissime, esse e le centinaia di migliaia di loro addetti rischiano di venire discriminati. In un passaggio successivo sarebbe poi molto sensato agevolare fiscalmente gli apporti di nuovo capitale di rischio in questi mesi da parte degli imprenditori. Rimangono scoperti i c.d. UTP che una volta chiamavamo “incagli”, ampia categoria di imprese (100 miliardi di euro di crediti), fragilissima nello scenario post-Covid-19. Qui, una misura ad hoc per cui, per ogni euro di nuova cassa in prededuzione erogata dalle banche si possano accordare due-tre euro di garanzia pubblica, potrebbe essere un modo efficace di limitare il moral hazard e salvare invece le aziende che più lo meritano.

A proposito di moral hazard, il trade-off tra questo e la fretta di intervenire è la grande scelta implicita in questo decreto. Tutti propendono che l'urgenza debba prevalere su ogni altra cosa per evitare che le imprese chiudano per mancanza di cassa. Occorre pertanto garantire estrema rapidità, anche accettando di dare credito a basso costo a chi non ne ha bisogno lasciando magari indietro qualcuno che invece ha occorrenza. Potrebbero anche crearsi potenziali incentivi a non restituire questo debito garantito dallo Stato e quindi dai contribuenti, in assenza di un forte monitoraggio dei rimborsi. Da questo punto di vista un rafforzamento della riconoscibilità via Centrale Rischi del mancato servizio di questi debiti speciali garantiti dallo stato potrebbe limitare i comportamenti opportunistici di chi, pur potendo rimborsare, cerca di non farlo. Nel nostro paese pagare tardivamente o non pagare i debiti alle imprese creditrici, allo Stato e alle banche era abbastanza frequente. Le misure emergenziali di questi giorni correttamente rinviano tutte le scadenze, dobbiamo solo stare molto attenti che poi a riprendere le giuste abitudini non si finisca per metterci troppo tempo, a scapito di tutti e soprattutto degli imprenditori più virtuosi.

*Senior Advisor Fondo Cerberus

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