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Il deepfake è pronto per il cinema. Adesso i video sono davvero realistici

Una demo della Disney presentata a una conferenza di computer grafica mostra i passi in aventi di questa tecnologia. Ora è davvero uno strumento di manipolazione di massa.

di L.Tre.

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Una demo della Disney presentata a una conferenza di computer grafica mostra i passi in aventi di questa tecnologia. Ora è davvero uno strumento di manipolazione di massa.


1' di lettura


Una demo della Disney presentata a una conferenza di computer grafica mostra i passi in aventi di questa tecnologia. Ora è davvero uno strumento di manipolazione di massa.
La tecnologia per la manipolazione dei volti nei video che comunemente indicamo con deepfake finora aveva il limite delle dimensioni. Su un piccolo display, telefonino o tablet, poteva anche funzionare ma su grande schermo mostrava imperfezioni nell'immagine visibili a occhio nudo. I video realizzati con il frame open source DeepfakeLab funziona con una risoluzione 256x256 pixel, quindi giusta per un dispositivo mobile. I ricercatori della Disney hanno presentato alla conferenza di computer grafica Eurographics un deepfake con resa grafica di1024 x 1024.

Il Deepfake ad alta risoluzione

Il salto alla dimensione del megapixel è considerevole, ci stiamo avvicinando a un livello di fotorealismo che può preoccupare. Per Disney, naturalmente l'opportunità è squisitamente commerciale. Ma a quanto pare la tecnologia è ancora immatura per il cinema, quantomeno da un punto di vista dei costi commerciali. “Sebbene questi risultati siano impressionanti, sono costosi da produrre e in genere impiegano molti mesi di lavoro per ottenere pochi secondi di riprese”, scrivono i ricercatori. Oggi nel cinema per modificare il volto vengono utilizzati tecniche di computer grafica tradizionali. Come nel caso della creazione dei modelli virtuali usati per gli attori deceduti, ad esempio Carrie Fisher (la principessa Leia) Cushing nel film Star Wars Rogue One. Al di là dell'impiego nell'industria del cinema, questa demo dimostra come la ricerca sul deepfake non si è fermata. Neppure con il Covid-19.


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