ristorazione specializzata

Il delivery cambia pelle al distributore Cattel che punta sul pesce semilavorato per rifornire catene di sushi e poke

La realtà da 115 milioni di fatturato (nel 2019) focalizzata sulla distribuzione di prodotti food e no-food per bar e ristoranti ha ampliato l’offerta di prodotti per catene di franchising e pescherie

di Giambattista Marchetto

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2' di lettura

Ristorazione specializzata, pescherie e catene in franchising. Punta tutto sull'estensione della gamma di canali di sbocco Cattel Spa, realtà da 115 milioni di fatturato nel 2019 che finora era focalizzata sulla distribuzione di prodotti food e no-food nell'horeca (bar e ristoranti). L’azienda veneziana ha infatti deciso di fronteggiare la crisi generata da Covid e lockdown cambiando pelle, pur senza snaturarsi e perdere la concentrazione su portafoglio e prodotti di eccellenza.

Cogliendo ampi margini di crescita nell'area delle catene ristorative, decisamente meno sviluppate e diffuse in Italia rispetto ad altri paesi occidentali, in questi mesi di rallentamenti e instabilità Cattel si è attivata per raggiungere e rifornire anche i franchisee. Si è così sviluppata un'area di distribuzione parallela.

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Focus sul semilavorato (e porzionato)

«Le prime a cogliere l'opportunità di affidarsi ad un fornitore unico, trasversale, ma soprattutto competente sono state alcune catene di sushi e di poke in grande espansione – riferisce l'azienda – Cattel ha messo in campo le sue 7mila voci a catalogo e, in primis, il pesce fresco (private label) Jesolpesca che garantisce qualità eccellente e totale controllo della filiera». Il punto di forza che ha reso Cattel il fornitore favorito è stata però la capacità di fornire alle catene un semilavorato dal peso standardizzato, perfettamente porzionabile e rispondente a tutte le norme igieniche di lavorazione, conservazione e trasporto. Nei mesi di chiusure e riaperture, infatti, Cattel si è concentrata sull'ampliamento della proposta di semilavorato, pronto per essere personalizzato dall'impronta dello chef o della catena. Un prodotto ad alto valore aggiunto, nel momento in cui il delivery rende essenziale la velocità.

Muove dalla volontà di estendere il business in contesti in linea con le attività aziendali anche la scelta di rifornire le pescherie. «Si tratta infatti di negozi altamente specializzati, dalla forte connotazione rionale, che vivono sulla fidelizzazione della cliente e sull'alto valore del prodotto offerto», rimarcano in Cattel, dove si è cercato di rispondere alle esigenze dei retailer con qualità e freschezza del prodotto.

Un 2020 difficile, rimbalzo nel 2021

«Il 2020 purtroppo come per tutti non è stato felicissimo – riferisce il direttore commerciale Giandomenico Baita –. Nei primi mesi del lockdown siamo stati fermi per il blocco dell'horeca, ma dopo la riapertura a fine maggio tutto è ripartito e nelle ultime settimane ci avvicinavamo alle performance 2019 (mese su mese). Poi il nuovo Dpcm di fine ottobre ci ha riportati a lavorare al 50 per cento. E ci aspettiamo una ulteriore frenata».

Presente in quattro regioni del nordest, Cattel ha infatti come mercato principale il Veneto e con le chiusure previste «chiuderemo l'anno sicuramente in perdita, difficile da quantificare ma sicuramente in doppia cifra», rimarca Baita.Le prospettive sul 2021 sono moderatamente ottimistiche.
«Gli osservatori specializzati ci dicono che, anche con i vaccini, la ripartenza sarà a rilento e spostata su maggio – chiarisce il manager – Io spero possa esserci già da Pasqua. In ogni caso tutti sono d'accordo sul fatto che ci sarà un rimbalzo, ma prima del 2022 non raggiungeremo una normalizzazione con dati simili a quelli pre-Covid. Spero di esser smentito in questo, ne sarei felice».


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