Consegne a domicilio

Il delivery non rallenta: con Just Eat +50% di ristoranti nell’ultimo anno

Bilancio della piattaforma a 10 anni dall’arrivo in Italia in un mercato che vale 1,5 miliardi di euro secondo l’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano

di Maria Teresa Manuelli

Il mercato del food delivery in Italia vale 1,5 miliardi

3' di lettura

Just Eat, la piattaforma del cibo a domicilio, festeggia i 10 anni di presenza in Italia e traccia un bilancio. In un mercato del food delivery che, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano ha raggiunto 1,5 miliardi di euro e una crescita del +59% sul 2020, la piattaforma oggi copre il 66% delle province italiane, con 24mila ristoranti partner in 1.300 comuni.

«Solo nell'ultimo anno i ristoranti che hanno scelto la nostra piattaforma per ampliare il proprio business e clientela sono stati il 50% in più. Inoltre, si è registrato un ulteriore 12% di espansione e rafforzamento della presenza territoriale», afferma Daniele Contini, country manager di Just Eat in Italia.

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Passata la pandemia molti ipotizzavano un rallentamento della tendenza al food delivery:  quali saranno le sfide da affrontare per il settore? «In realtà, tutto fa pensare che nel 2022 la tendenza non subirà una contrazione, anzi continuerà a crescere», dice Contini;  ma le caratteristiche del trend cambieranno: «Necessariamente tutto il settore dovrà strutturarsi diversamente – prosegue –. Questa crescita continua sta mettendo al centro del dibattito la maturità dell’ecosistema del food delivery, mentre si lavora per aumentare la sua sostenibilità dal punto di vista sociale, ambientale ed economico».

Aumenta, infatti, l’attenzione per le tutele dei lavoratori impiegati come rider. «A oggi Just Eat è l’unico dei maggiori player a considerare i rider come lavoratori subordinati. A giugno abbiamo contrattualizzato tutti i nostri seimila rider. Non è stato solo un investimento importante, ma per farlo abbiamo dovuto creare con i sindacati un apposito contratto nazionale che finora non esisteva», rivendica Contini.

Sul fronte ambientale, l’impennata dei consumi di cibo a domicilio ha poi condotto a una crescita dell’impiego dei contenitori monouso. Lo sforzo sarà di favorire prodotti 100% compostabili e biodegradabili. «Anche in questo caso, abbiamo in programma di mettere in evidenza sulla nostra piattaforma chi adotterà soluzioni più ecologiche per orientare le scelte dei consumatori»

Per quanto riguarda i ristoranti, secondo Just Eat, è probabile che vedremo subentrare una maggiore differenziazione tra locali che privilegiano l’esperienza tradizionale al tavolo e strutture che si concentrano sul delivery, come nel caso delle dark/ghost kitchen (ovvero ristoranti senza sala).
I clienti, inoltre, si aspettano sempre più qualità del cibo, precisione e velocità di consegna (entro i 30 minuti, da una ricerca della società di analisi McKinsey). Questo sarà possibile grazie a innovazioni tecnologiche che abiliteranno consegne gestite da veicoli a guida autonoma e ottimizzeranno i percorsi, incrementando l’efficienza e quindi la redditività.

«Su questo punto, stiamo facendo dei test – annuncia Contini –. Le scorse settimane ad Amsterdam abbiamo testato un drone. Ma appunto si parla ancora di test, non per la tecnologia, che è già disponibile, ma per i regolamenti che in Europa ancora non sono pronti. Quello che è possibile fare oggi è invece efficientare le consegne attraverso degli hub, cioè dei magazzini in cui i rider possono ritirare i mezzi elettrici, più sostenibili, per le consegne».

In Italia è prevista l’apertura di due hub di circa 500 mq, a Roma e a Milano, già nel primo trimestre del 2022 per poi proseguire con altre città entro l’anno.
Nel settore del food delivery potrebbero, infine, affermarsi servizi di “concierge virtuale”, dove per esempio il rider ritira i vestiti in tintoria o la spesa mentre consegna l’ordine della cena.
«Anche su questo punto ci stiamo organizzando. Noi siamo partiti dal food delivery, ma questo è solo una piccola parte delle occasioni di consumo e stiamo valutando come ampliarci, anche sulla base delle esperienze che abbiamo in altri Paesi. Una, per esempio, è quella del cosiddetto corporate ordering, ovvero servire le aziende con ordini ad hoc o servizi di catering o altro purché focalizzato sul consumo aziendale. Un’altra area è la spesa a domicilio, su cui già stiamo facendo delle iniziative a livello europeo. La cosa certa, però, è che resteremo comunque concentrati sul settore del cibo. Per tutto il resto ci sono già altri operatori attivi», conclude Contini.

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