24 FEBBRAIO 2013 - 4 MARZO 2018

Il derby di Milano, la neve e quel pareggio in campo (e alle urne)

di Maria Luisa Colledani

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Il goal di Schelotto durante il derby Milan-Inter del 24 febbraio 2013 (Afp)

2' di lettura

Si vota, nevica e c'è il derby. Così oggi, così anche alle Politiche del 2013. Non è un rewind, ma forse, in qualche microscopico comma delle leggi elettorali c'è scritto anche questo. Se si va alle urne, deve esserci un tempo da lupi (giusto per mettere alla prova, come se servisse, l'astensionismo…) e a San Siro devono giocare Milan e Inter.

Era il 24 febbraio 2013 (si votò anche il lunedì): nevicava fin dal mattino e Milan-Inter in campo alla sera. Terreno del Meazza perfetto, la neve s'era fermata per lasciare spazio ai 90mila sugli spalti con i loro inni alla gioia: «Mi fai tremare il cuore… mi fai smettere di respirare», scrivevano i nerazzurri in Curva Nord; «Casciavit, rossi come il fuoco, neri come la vostra paura», rispondevano i rossoneri nelle loro coreografie. Un mezzo esterno bellissimo di Stephan El Shaarawy e gol di testa di Ezequiel Schelotto per l'1-1 di quel derby. Era il Milan di Max Allegri, terzo a fine campionato dietro a Juventus e Napoli. Era l'Inter del Capitano Javier Zanetti, di Esteban Cambiasso e dell'enfant prodige Andrea Stramaccioni, nono a fine stagione, sotto il peso di un club incapace di rinascere dopo il Triplete del 2010.

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Silvio Berlusconi durante il derby Inter-Milan allo stadio Giuseppe Meazza di Milano, 24 febbraio 2013 (ANSA/MATTEO BAZZI)

Anche le Politiche furono pari e patta. Tre in campo: 29,55% al centro-sinistra di Pierluigi Bersani, 29,18% al Popolo delle Libertà di Berlusconi e 25,56% al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Tre fronti opposti e inconciliabili e un'Italia ingovernabile, spezzata in tre come mai si era visto: si sono succeduti governi di coalizione, premier mai usciti dalle urne, anche se poi l'economia dice che questi cinque anni così male non son stati.

Tempo da gelo anche per il derby 2018: il Cavaliere non è più il presidente rossonero ma in campo è sceso ovunque per la causa del centro-destra. Al derby il Milan arriva gasatissimo, ha appena conquistato la finale di Coppa Italia, Ringhio Gattuso gli ha infuso corsa e spirito da guerrieri e c'è il presidente-portafortuna Yonghong Li in tribuna; l'Inter, invece, boccheggia e spera sempre che Mauro Icardi torni spietato, come nel derby d'andata, tre gol, l'ultimo su rigore al 90' per un 3-2 da godere. Chissà se anche il derby 2018 porterà i segni presaghi dei risultati delle urne. Basta poco, e lo sapremo. Per ora, godiamoci la bellezza del calcio. Per la politica c'è tempo.

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