QUARTO GIORNO DI SFILATE

Il desiderio di libertà sale in passerella e da Tod’s a Etro diventa il nuovo stile

Con le video sfilate cambia la scenografia: Marras in campagna, Marni a tavola – Per Act N.1, brand giovane e progressivo, l’equilibrio è tra caos e controllo

di Angelo Flaccavento

3' di lettura

Libertà: è la parola d’ordine del momento, l’aspirazione massima, qualsiasi cosa essa significhi. Le video-sfilate di questi giorni a Milano la celebrano in diverse forme, dallo stile en plein air al corpo glorificato nella sua sensuale fisicità. Walter Chiapponi, il direttore creativo di Tod’s, parla di “femmine”. Un termine desueto e liberatorio, oggi che si discute di androginia come condizione permanente, di fluidità assoluta tra maschile e femminile. Non che in collezione manchino i capi rubati al guardaroba di lui, dai bermuda di lana ai mocassini con le suole spesse, ma è l’approccio ad essere differente: compiaciutamente voluttuoso invece che secco; piacente pur nel pragmatismo di fondo. Qui si magnificano le curve, si riscoprono gesti antichi come legare un fiocco o indossare un cappello: azioni da femmina, appunto, espresse con una capacità di sintesi e una linearità, invece, contemporanei, perché di nostalgia non c’è traccia. L’esperimento è azzardato, ma riesce: unire i codici della couture dei tempi d’oro alla praticità dello sportswear. I trench bordati di pelle, allora, si annodano sul davanti, i piumini sinuosi all’occorrenza diventano robe manteau, le scarpette perbene guadagnano un disegno spigoloso. L’omaggio al gigantismo brutalista che per ora va per la maggiore è palpabile, ma la misura è armonica: un giusto equilibrio di idea e attenzione al prodotto, nella migliore tradizione del prêt-à-porter italiano.

(Nelle foto in alto, da sinistra, Tod’s, Etro e Antonio Marras)

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Tod’s, l’eleganza della versatilità

Veronica Etro guarda indietro, anche lei senza nostalgie. Punta gli occhi sul 1968: anno mitico e fors’anche mitologico per le magnifiche sorti e progressive dell’umanità, nonché momento fondativo del marchio di famiglia. Di quel periodo irripetibile carpisce il desiderio di libertà, appunto, invero lo spirito libertario, lasciando nell’armadio il patchouli, le zampe d’elefante, i velluti pannè, ma non le frange. Di due icone dell’epoca, maschi liberati e sregolati - Rudolf Nureyev e Jimi Hendrix - cita la spontaneità nel mescolare alto e basso, l’irriverenza verso i capi militari, l’energia e pure la sensualità, rilette in chiave femminile. La prova è fresca: ha l’immediatezza del vestirsi con istinto, senza troppo pensare, abbinare, coordinare.

Etro, spiriti nomadi e ribelli

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Antonio Marras, il designer che ha fatto della sua Alghero, della dislocazione sarda, motivo di orgoglio e programma estetico, approfitta dell’isolamento pandemico e organizza la sfilata all’aria aperta, negli scenari mozzafiato che solo l’isola profumata di mirto può offrire. Il fashion film, quindici mastodontici minuti che la proloco locale dovrebbe usare davvero a scopi di promozione turistitca, è magnifico quanto sfinente: un’ode al genius loci negli scenari e nell’artigianalità, nelle forme romantiche e in una certa asprezza. Marras cambia poco da una stagione all’altra, e questa è insieme la sua forza e la sua debolezza. Però è sempre autentico, toccante.

Antonio Marras, moda e leggende di Sardegna

Da Marni, Francesco Risso si produce non in uno, ma in ben tre momenti di presentazione, attraverso Zoom, la app per video chiamate e webinar che è diventata croce e delizia di questo ultimo anno. Sceglie la dimensione intima di casa propria e invita gli ospiti, virtualmente, a colazione pranzo e cena, mostrando i suoi amici, beautiful freaks di ogni sorta, intenti a cucinare, parlare, rilassarsi. È un magnifico caos: lo stesso che emana da abiti dalle proporzioni bizzarre, dai tagli sbilenchi e le superfici solarizzate. Risso insegue l’idea di un romanticismo contemporaneo, ma quel che sembra suggerire è più che altro una fuga via dalla realtà, un movimento oppositivo al presente cui viene proprio voglia di aderire senza indugio.

Marni, il romanticismo torna rivoluzionario

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Ci sono caos e controllo, in equilibrio, da Act N.1, in un ibridarsi di forme, un collassare strutture che affascina perché espresso con sicurezza e passione, segni distintivi di un marchio giovane, autoriale e autenticamente progressivo.

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