made in italy

Il design italiano alla conquista della Cina interna. Partendo da Shanghai

di Giovanna Mancini

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3' di lettura

«Abbiamo dovuto sgomitare un po’ per trovare uno spazio, ma ce l’abbiamo fatta. Era importante essere presenti in questa fiera con il marchio Zanotta, vista l’accelerazione della nostra strategia sul mercato cinese». Giuliano Mosconi, presidente e ad dell’azienda milanese (e del gruppo Tecno che l’ha acquisita a inizio 2017), spiega così la scelta di partecipare, per la prima volta, al Salone del Mobile Milano.Shanghai che dal 22 al 24 novembre tornerà negli spazi del Sec (Shanghai Exhibition Center) per la terza edizione. Un appuntamento a cui partecipano molti tra i marchi più noti del design made in Italy, selezionati tra gli espositori della fiera milanese che, ogni anno in aprile, rimane il punto di riferimento internazionale per il settore. «In quest’anno di lavoro, dopo l’acquisizione, abbiamo aperto otto punti vendita nel paese, due dei quali saranno inaugurati proprio in concomitanza con il Salone, uno a Shanghai e uno a Shenzen», aggiunge Mosconi.

Zanotta non è stata l’unica azienda a dover sgomitare per esserci: gli spazi del Sec – molto prestigiosi e centralissimi – sono orma diventati un po’ stretti, vista la rapidissima crescita che questa fiera (organizzata da FederlegnoArredo Eventi) ha visto dal suo lancio: 123 i brand italiani quest’anno, contro i 56 della prima edizione e una risposta inattesa da parte dei buyer cinesi. «C’è un clima di grande ottimismo, alimentato da un mercato in forte crescita, che guarda al made in Italy come ad un modello di qualità manifatturiera, creatività e innovazione – dice il presidente del Salone, Claudio Luti –. Siamo certi che questa terza edizione riuscirà a intensificare ulteriormente il dialogo tra i due Paesi, garantendo nuove opportunità di business alle aziende che hanno creduto nel nostro progetto espositivo».

Il successo del Salone di Shanghai – frutto anche di una formula espositiva azzeccata, che punta su una location esclusiva e una selezione di aziende espositrici di alta gamma – è specchio del resto della crescita del mercato cinese per i mobili italiani, le cui esportazioni sono aumentate del 36,5% nel 2017, raggiungendo un valore di 518 milioni di euro, secondo i dati elaborati dal Centro studi di Fla. Il nuovo anno si è aperto in modo meno brillante, ma comunque positivo, con vendite in aumento del 5,5% tra gennaio e luglio. «È chiaro che con il tempo il ritmo della crescita vada rallentando – spiega il presidente di FederlegnoArredo, Emanuele Orsini – ma questo è un mercato straordinario per le aziende dell’arredo, ormai il settimo per le nostre esportazioni, ed entro il 2017 prevediamo di raggiungere i 700 milioni di export». Tutt’altro che una chimera, se si considera che dal 2009 a oggi le vendite sono aumentate del 494% e che l’Italia è ormai il primo fornitore estero di mobili in Cina, con una quota di mercato del 22%, davanti alla Germania che si ferma al 15%. A favore delle aziende italiane giocano un mercato immobiliare in grande fermento anche nelle province interne e l’evoluzione del gusto dei consumatori cinesi benestanti, sempre più orientato verso il design e la ricerca di prodotti originali. La domanda – già sostenuta in città in cui le aziende sono abbastanza radicate, come Pechino, Shanghai o Shenzen – sta aumentando anche nelle province della cosiddetta seconda fascia, ad esempio Sichuan, Fujian, Shandong, Henan e Hubei. I buyer più attesi in fiera dalle aziende italiane sono proprio quelli in arrivo da queste regioni, più difficili da raggiungere.

«Il Salone di Shanghai è una vetrina importantissima – conferma Angelo Meroni, presidente di Lema e presente sin dalla prima edizione – perché, anche se ogni anno a Milano i cinesi sono il gruppo di visitatori più numeroso, qui troviamo molti nuovi contatti e rafforziamo quelli già avviati. Lavoriamo stabilmente in Cina da alcuni anni, ma adesso vogliamo incrementare il canale retail anche fuori dalle solite città».

Per la friulana Moroso, invece, l’obiettivo principale è espandere il canale contract: «Abbiamo cinque flagship store in Cina e altri tre ne apriremo entro maggio 2019 – spiega il ceo Damir Eskerica – e il retail rappresenta il 90% del nostro business in questo Paese. Ora abbiamo assunto una figura dedicata che da Shanghai seguirà il contract». Il contract sta diventando sempre più importante anche per Porro, presente in Cina da 20 anni e al Salone di Shanghai dalla prima edizione: «È un’occasione unica per creare nuovi contatti – spiega Maria Porro, direttore marketing dell’azienda –. Inoltre, possiamo presentarci ai buyer con un total look molto forte che è fondamentale per posizionare il brand sul mercato cinese».

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