CRISI DI SISTEMA E di VISIONE

Il destino comune di Europa e Italia

di Laurence Daziano


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2' di lettura


Mentre l’economia mondiale sprofonda in una guerra commerciale, e ora monetaria, tra gli Stati Uniti e la Cina e mentre l’Europa deve affrontare la sfida della Brexit, l’Italia affronta una crisi politica, economica e sociale senza precedenti.
Per un anno, il Paese ha sperimentato un governo che unisce il populismo di destra e di sinistra, rompendo tutti i principi fondanti della Repubblica italiana a partire dal Dopoguerra, nella politica interna ed estera: un’economia di mercato, con forte sostegno alle Pmi esportatrici e attenzione allo sviluppo del Meridione, con una politica filo-europea e filo-Nato.
Ora, l’allontanamento dell’Italia dai suoi principi fondanti, provocato dal governo populista, ha tre conseguenze.
L’Italia è tornata alla recessione per la prima volta nel 2019, senza essere riuscita a tornare al livello di ricchezza raggiunto prima della crisi del 2008. La disoccupazione non è mai realmente diminuita. Inoltre, l’Italia è seduta su un detonatore finanziario. Il costo dei programmi della Lega e del M5S è stato stimato in oltre 100 miliardi di euro, compresi 50 miliardi per la sostituzione dell’imposta sul reddito con un’imposta fissa del 15% e 20% e 17 miliardi per l’istituzione di un reddito universale. Per ora, la pressione dei mercati finanziari ha impedito l’attuazione di queste misure.
L’Italia non è riuscita a fermare il flusso di migranti verso l’Europa. La linea dura voluta da Matteo Salvini in materia di immigrazione, esemplificata dal divieto di sbarco di rifugiati raccolti in mare, gode di un grande sostegno da parte di tanti cittadini esasperati dalla presenza dei migranti. Le mosse del ministro hanno creato uno shock nell’Unione europea ma non è stata data alcuna risposta operativa seria all’accoglienza dei disperati che affrontano la pericolosa traversata del Mediterraneo o al ritorno dei migranti nel loro Paese di origine o al controllo delle frontiere esterne.
Infine, l’Italia non è riuscita a creare un’ondata populista alle elezioni europee dello scorso maggio. Roma non ha creato una coalizione populista al Parlamento europeo.
Ora è importante cambiare la politica italiana per se stessa e per l’Europa. Il governo di Giuseppe Conte non si è arreso alla prova di forza con la Commissione europea e i mercati finanziari sulla questione del bilancio. Tuttavia, l’abbassamento del rating all’Italia da parte delle agenzie competenti accelererà i crescenti premi di rischio e si diffonderanno i rischi di una crisi bancaria. Le iniziative solitarie dell’Italia in Libia o in Russia non possono prosperare. Tuttavia, nel rispetto della scelta degli elettori italiani, l’Europa deve anche fornire soluzioni concrete alla disoccupazione giovanile o alla lotta contro l’immigrazione irregolare.
L’Italia ha bisogno di riforme piuttosto che di slogan demagogici. L’Europa, nel frattempo, deve rispondere al disagio delle classi medie e alla necessità di autorità espressa nelle nostre società. Da questo punto di vista, Europa e Italia hanno lo stesso obiettivo: non difendere lo status quo e proporre soluzioni concrete e operative. D’ora in poi, Bruxelles e Roma devono riconnettersi con la definizione di matrimonio, come ha scritto Antoine de Saint-Exupéry: “Non si tratta più di guardarsi in faccia, ma di guardare nella stessa direzione”.

Professore di Economia a Sciences Po, Parigi

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